





Viene chiamato ”vuoto” ma poi è come se dentro ci fosse racchiuso di tutto,
il nome di qualcuno che non c'è o che non esiste,
la rabbia per una sconfitta, la nostalgia di una mancanza,
tutto l'affetto che vorremmo dare, tutto quello di cui avremmo bisogno,
tutta la felicità dispersa nella tristezza,
quei mal di testa forti e anche quelle canzoni un po' tristi che in un modo o nell'altro ci tengono compagnia...
Sono pieni di così tante cose che, alla fine dei conti,
vengono chiamati vuoti ma sono fottutamente pieni...
(...)
La solitudine che tu mi hai regalato
Io la coltivo come un fiore
E tu, tu mi dirai
Che sei felice come non sei stata mai
E a un'altra io dirò
Le cose che dicevo a te
Ma oggi devo dire che
Ti voglio bene...
Io sono uno che parla troppo poco, questo è vero ma nel mondo c'è già tanta gente che parla, parla, parla sempre che pretende di farsi sentire e non ha niente da dire.



“Il tocco ha una memoria”

“Sai, a volte, mentre ti scrivo, provo una strana sensazione,
totalmente fisica,
come se prima di poterti parlare fossi costretto a vedere le parole che mi abbandonano in una lunga fila per giungere fino a te,
per consegnarsi nelle tue mani”.
“Che tu sia per me il coltello”


Cosa ricordo di lei? L’intelligenza brillante.
Le risate.
E poi l’intesa sessuale, non c’è dubbio.
C’era complicità totale.
Ma il momento che ricordo con più nostalgia è il momento in cui l’ho conosciuta.
E poi tutto il percorso intrigante che abbiamo fatto insieme,
prima di infilarci in quel letto di quell’albergo sul mare.
Perché è proprio vero: il viaggio è emozionante tanto quanto la meta...

"E mi chiesi se un ricordo è qualcosa che hai o qualcosa che hai perduto."

"E ora parliamo un po’ di te. Mi ami?"
