Nella casa dove sono nato, a notte alta, spesso riecheggiava il fischio del treno. Alle orecchie di un bambino che non riusciva a prendere sonno, spaventato dalle intricate venature delle assi del soffitto, quel fischio sembrava troppo debole per essere un rumore, risuonava piuttosto come una dolce e sconosciuta melodia. In lontananza le voci della capitale si levavano improvvise. La nebbia d’autunno passava attraverso il cancello posteriore simile ad un branco di bianchi animali. Come silenziosi fuochi d’artificio essa esplodeva e si espandeva in tutte le direzioni. Avvolta da quella nebbia sottile, la campanula s’imbiancava tristemente come il disegno di un futon di lino…
Il bambino, nel suo sonno solitario, cercava di penetrare con tutte le forze nella venatura del sogno. Lì i suoni della realtà si tramutavano in visioni oniriche. Così immaginava il fischio del treno come una tempesta d’autunno, che alla fine del giorno fuggiva dai campi col suono di un flauto. Mi veniva alla mente una piccola stazione delle regioni del Nord dove era iniziata a cadere la neve – il treno carico di casse di mele verdi e salmone, trasportato da un mare molto lontano, usciva dalla stazione; vicino a una stufa posta in mezzo ai sedili, si scaldavano una ragazza con la sciarpa e un vecchio con un berretto di lontra marina Immaginavo quel treno che correva senza volgere neanche uno sguardo alla tristezza, correva libero e indifferente attraverso il villaggio di camelie fiorite anzitempo, e attraverso le desolate fabbriche da cui raramente usciva il fumo. Al di là della nera palizzata di legno bruciato di quella piccola stazione, vedevo nella nebbia, sullo scintillio biancastro dei binari, la grande locomotiva che fra continui sbuffi di vapore si prepara a partite. Quella nebbia aveva l’odore dell’incenso…
Ogni volta che il padre portava il bambino in città, accontentava sempre la sua immancabile richiesta, e lo faceva stare per qualche attimo vicino allo steccato dei binari. Sullo sfondo scuro, oltre le rotaie, brillavano numerosi neon, alcuni sembravano la luce residua del tramonto, altri turbinavano come stelle capricciose.
Come le popolazioni dei paesi del Sud innalzano ovazioni al passaggio dell’elefante, così ogni volta che passava scontroso il treno, il bambino nelle braccia del padre rideva e batteva le mani eccitato…
Yukio Mishima - La foresta in fiore









































