Profilo BACHECA 52
Questa tecnica vale, penso, per tutti coloro che sono reduci da separazioni che hanno messo a dura prova le loro vite, nel mio caso è stata una separazione forzata, non voluta da nessuna delle due parti, ma da qualcosa di molto più grande e quando il "destino" ci mette il suo zampino è inutile opporsi.
"Dovremmo tutti usare la tecnica del Kintsugi! È un'antica tecnica giapponese di restauro di oggetti rotti, come vasi, ceramiche e altri manufatti. Il termine "Kintsugi" deriva dalle parole giapponesi "kin" (oro) e "tsugi" (giuntura).
La tecnica consiste nell'utilizzare una resina speciale per riparare le crepe e le fratture dell'oggetto, e poi coprire le linee di giuntura con oro o argento in polvere. In questo modo, le crepe e le fratture diventano parte integrante della storia e della bellezza dell'oggetto, anziché essere nascoste.
Il Kintsugi non è solo una tecnica di restauro, ma anche una filosofia che valorizza la storia e l'imperfezione degli oggetti. Invece di cercare di nascondere o di eliminare le imperfezioni, il Kintsugi le celebra come parte della storia e della bellezza dell'oggetto.
È un concetto molto interessante e profondo, che può essere applicato anche alla vita umana, valorizzando le nostre imperfezioni e le nostre cicatrici come parte della nostra storia e della nostra identità."
Non è semplice spiegare la sensazione che si prova quando si sta per salire sul palco, ti accoglie un senso di vuoto allo stomaco, il cuore accelera tanto da sembrare che possa esploderti in petto, una colomba che si dibatte all'interno di una gabbia troppo stretta perché lei possa dispiegare le sue ali, Ecco, è un mix tra emozione ed adrenalina, un'estasi feroce che ti piega le gambe e ti fa mancare il respiro ma, un attimo, e tutto il resto diventa melodia e amore.
Il palco non è un luogo fisico, è l’unico posto in cui la mia anima respira davvero.
Cantare per me non è mai stato solo emettere suoni; è un atto di spoglio. Quando le luci si abbassano e il silenzio si fa denso, sento il peso e la bellezza di ogni singola nota che sta per nascere. Penso spesso a “O mio babbino caro“: in quelle note di Puccini c’è una purezza che mi appartiene nel profondo, un misto di preghiera e speranza che porto sempre con me.
Mi manca quella vibrazione sottile, quel momento magico in cui la mia voce smette di appartenermi e diventa un filo invisibile che arriva dritto al cuore di chi ascolta. Non c’è emozione più grande del vedere una lacrima solcare il viso di uno sconosciuto: è il segno che sono riuscita ad accarezzargli l’anima, proprio come Lauretta fa con la sua dolcezza.
L’opera è vita amplificata. E non vedo l’ora di tornare a dare voce a quella vita, e al mio pubblico.
Repetita iuvant.
Lo dico da sempre, quando un uomo riesce a farmi ridere (magari con una battuta intelligente) ha già vinto.
❤️❤️❤️
Non mi interessa collezionare "figurine", cioè, per figurine intendo quelle persone che ti chiedono l'amicizia con secondi fini e ti tengono come un trofeo finché non ottengono un rifiuto alla loro richiesta di inviare foto osé.
Io vorrei essere solo una buona amica, punto, amicizia senza altri prefissi.




