Quando si è scoperto che su un paio di canali Telegram migliaia di utenti si scambiavano le copie digitali dei quotidiani del giorno che quindi potevano leggere senza pagare, abbiamo gridato alla fine dell’informazione, asserito, addirittura, che da quel furto passava il futuro del giornalismo e ottenuto la chiusura dei canali suddetti. Quando sempre su Telegram un gruppo di esaltati No Vax ha aperto il canale Basta Dittatura per organizzare la resistenza al Green Pass abbiamo temuto nientemeno l’insurrezione e il canale è stato chiuso direttamente dal fondatore di Telegram, Pavel Durov. Ma se così facendo abbiamo “salvato” il giornalismo e le istituzioni democratiche, mi chiedo perché non accada nulla sul fronte della pornografia, del ricatto alle donne, delle violenze sessuali anche a minori. Da qualche tempo infatti una organizzazione di esperti che si fa chiamare PermessoNegato scandaglia periodicamente i canali Telegram per monitorare il fenomeno. Due numeri dall’ultimo report. Il primo: sono 190 i gruppi/canali Telegram attivi nella condivisione di materiale pornografico non consensuale destinati ad un pubblico italiano. Il secondo: sono quasi 9 milioni gli utenti non unici registrati che li frequentano. Considerando i doppioni si arriva ad una stima di sei milioni. Sei milioni di persone che si scambiano video a sfondo sessuale di donne anche giovanissime senza il loro consenso. Sono video di ex partner che vogliono vendicarsi o rubati illecitamente su piattaforme come OnlyFans. Non sono innocui. Le chat pubblicate nel report mostrano chiaramente gli utenti chiedere video con bambine” o comunque violenti. Questa cosa non la scopriamo oggi. Sono due anni che vengono diramati rapporti: con l’unico risultato che i gruppi e gli utenti crescono. Sono raddoppiati in un anno. Perché nessuno fa nulla? Perché tolleriamo questo mercato degli orrori contro le donne? Perché non interviene la polizia postale o il fondatore Pavel Durov che si professa paladino delle libertà e dei diritti civili?
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Il primo giorno
di Gabriele Romagnoli
La prima cosa bella di venerdì 1 aprile 2022 è che si tratti del primo giorno della vita che ti resta. Ogni giorno lo è. Quante volte avete sentito questa frase, ma di chi è? Era sul cartellone del film American Beauty. La si trova citata spesso, attribuita a una fonte anonima. Forse, e per caso, ho scoperto l'autore, ma vale ancor più il contesto.
Don Robertson è un notevole scrittore americano, adorato da Stephen King. In Italia una nicchia lo ha conosciuto per L'ultima stagione. Poi, sempre per merito dell'editore Nutrimenti, è arrivato il doppio Paradise Falls. Ma ieri ho finito di leggere lo strano romanzo fin qui inedito, Julie. E ho continuato con la postfazione di Nicola Manuppelli. Dove è ripubblicato un articolo che Robertson scrisse quando compì 45 anni, nel '74.
Passi salienti: "Ho imparato alcune cose. Una di queste è che ho ancora molto da imparare. Un'altra è che vecchio è uno stato mentale. Le persone resistono e vanno avanti e io resisterò e andrò avanti. E ogni tanto il mondo mi fa venire il vomito, eppure ha dei tesori e ci sono un sacco di persone che vale la pena salvare. Il mio passato abbonda di catastrofi e aspettative mancate o deluse. La mia vita è stata provata, come minimo, ma il ragazzo di 18 anni in me vive ancora il futuro come una grande, felice possibilità. E ogni giorno è il primo giorno della vita che ti resta". Cominciando dal primo aprile e non è uno scherzo.
(Leggo)
<<Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero>> (Gv 7,1-2.10.25-30)
Nonostante si stia avvicinando la sua ora, Gesù dà testimonianza al Padre.
(Prego)
Creatore d’ogni cosa buona
che chiami l’uomo all’esistenza
la tua memoria è nostra vita
e orienta noi al tuo Regno.
(Agisco)
Avere uno sguardo sincero quando esamino i miei sentimenti, le abitudini e le scelte di vita.
(Leggo)
"Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me." (Gv 5,39).
Donaci Signore di scoprire la tua presenza in ogni versetto che ascoltiamo!
(Prego)
Sapremo nel deserto
resistere al maligno
nell’ora della lotta
il Nome tuo invocare?
Estate '21
di Gabriele Romagnoli
La prima cosa bella di martedì 29 marzo 2022 è l'estate del '21. Come forse i più attenti hanno notato, è finita. Non si vince più. Però, che meraviglia averla avuta e ricordarla. Perché ve la ricordate, vero? Ah, che estate meravigliosa, seducente, miracolosa. Brillava lo stellone. Si vinceva per un centimetro, per un soffio di vento. Di rigore, al fotofinish. Per merito, per astuzia, per altrui supponenza. Correva Jacobs in 9,8. Lo inseguiva il pil in 2,7. Trascinava i compagni di staffetta, prediceva il boom Brunetta. Primi i Maneskin a Rotterdam, Sonny Colbrelli a Roubaix. Eravamo tutti più veloci, più alti, più potenti. Ammaliati dal cavaliere bianco e dall'uomo Fuortes.
Ed ecco qua, signore e signori, il fatidico inverno del nostro scontento, il cameriere nerovestito che presenta il conto delle felicità passate. Esoso quello per la macedonia. Ma anche il resto non scherza. Sonny s'è giocato il cuore. Il pil l'hanno corretto al ribasso. La mano di Dio ha guidato un'auto rossa. Al cavaliere bianco si capisce che j'hanno già rotto e non vede l'ora di andarsene, l'uomo Fuortes qui n'honduras. Non viviamo di ricordi. Verrà un'altra estate, prima o poi. Alleniamoci.
Sentire il silenzio
Mai una gioia, diceva quello. Nelle ore del mattino dedicate ad approfondire le notizie del giorno prima stavo cercando di capire come e se Abramovich sia stato avvelenato, quando e perché il vicino di casa abbia fatto a pezzi (non si riesce neppure a immaginarlo) la giovane donna sua dirimpettaia, com’è che sempre “quando sei nel momento più alto il diavolo viene a prenderti” – questa era la pagina sugli Oscar. Mi sono imbattuta, a un certo punto, nel discorso di Pupi Avati ai funerali di Gianni Cavina, attore. Un’invettiva, dice il resoconto. Ho un debole per i funerali, e per le invettive. Mi piace stare fra le persone che ricordano qualcuno, ascoltarle.
Da sempre immagino che il morto possa dire la sua, a un certo punto. Sarebbe giusto. Mi piaceva molto anche Cavina, quella sua faccia indulgente, attenta. Pupi Avati, che di Cavina è stato prima amico e poi compagno di lavoro per la vita, si è trovato a Bologna in una chiesa semivuota. Pochi amici, la famiglia, banchi deserti. Si è addolorato, ha detto “provo odio per la mia città guardando questa chiesa. Immaginavo di trovare qui non dico le fanfare il sindaco le bande i cardinali” ma i cittadini, appunto, la gente.
Quello che Gianni ha fatto per Bologna, ha aggiunto, è evidente che non è stato capito. Poi si è rivolto a lui. “So che mi stai ascoltando e so che quando ti telefonavo fingevi di stare bene, lo hai fatto per molti anni, mentivi”. Qualcuno che finge di star bene per non farti dispiacere, non preoccuparti, può essere capito solo da chi ha cuore per farlo – in effetti. Come va? Bene grazie. Neanche un post sui social, Gianni Cavina: ciascuno ha il suo stile. Peccato per chi non sa sentire il silenzio, per chi non c’era.
(Leggo)
<<In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre>> Gv 5,17-30.
Operando a favore dell'uomo, Gesù ci rivela il volto del Padre, che è per noi insondabile potenza, ma anche tenerezza, provvidenza e vita.
(Prego)
Al sorgere del sole noi cantiamo
a te, Signore nostro, Dio fedele
sei fonte di bontà e di amore
e sei misericordia al peccatore.
(Leggo)
«Vuoi guarire?».(Gv 5,1-16).
Può sembrare strano ma a volte stare in situazioni di dolore ci piace pure (ricordi, relazioni, peccati, ambienti...che ci tolgono il sorriso), perché sono luoghi "che conosciamo" e almeno abbiamo piccole certezze. Ma lui quella proposta ce la farà sempre!
(Prego)
La luce ormai nel suo apparire
ridesta il cuore dei credenti
e il canto unanime del mondo
dà nuova forza a chi è in cammino.
Gli Anni Settanta di Licorice Pizza

Bravo Anderson a sviluppare la sceneggiatura in equilibrio su un filo di rasoio
Ispirato al nome di una catena di negozi di dischi della California Meridionale, “Licorice Pizza” è un film diretto da P.T. Anderson che prevede nel cast, seppur in ruoli marginali, nomi del calibro di Sean Penn e Bradley Cooper, oltre ad un cameo di George DiCaprio, papà del famoso Leonardo.
L’amicizia fra il quindicenne Gary Valentine (Cooper Hoffman, figlio del compianto Philip Seymour) e la venticinquenne Alana Kane (una straordinaria Alana Haim) scorre lungo un plot grottesco e divertente. E’ l’America degli Anni Settanta, l’America delle opportunità vestite da libertà, dell’imprenditoria giovanile che si scontra con la sfrontatezza adolescenziale, degli amori impossibili. Con inquadrature laterali ed ariose, l’incedere del lungometraggio viene catturato da una regia che si estende in uno spazio capace di esaudire i sogni.
Quello che può essere definito, a tutti gli effetti, un teen movie, è la rappresentazione dell’interiorità di una tipologia umana alienata e, forse, anacronistica, sicuramente attuale nel protagonismo problem solving dei personaggi, abili nel passare da un fallimento all’altro con entusiasmo ed incoscienza.
In “Licorice Pizza” la fotografia immortala scenari politici che innescano crisi energetiche, con scene di code interminabili alle pompe di benzina a noi oggi famigliari, il tutto allietato dalla potente musica rock dell’epoca, con “Life on Mars” di Bowie che fa da soundtrack al trasporto di materassi ad acqua, straordinaria innovazione hi-tech che fa il paio con flipper elettronici.
Anderson è bravo a sviluppare la sceneggiatura restando in equilibrio su un filo di rasoio, la cappa psicologica che si respira fa quasi da bolla alle mire belliche del law and order di Nixon. La fugace carcerazione di Gary funge da alleggerimento a paturnie che anche gli spettatori abbandoneranno nella visione della pellicola, lasciandosi andare a risate genuine e a ricordi nostalgici.
