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franco.cerimele

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ultimo accesso: 08 giugno

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Eccola qua la mia gatta gli piacciono i fichi :) hahahahahaha :) ha preso del suo padron cacciatrice È ehehehehehehe :) 

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( ABBRACCIO) 
Che tristezza vederti così!
Ma l’estate ci ha lasciati
e tu tornerai ad esser sola!
Sola con i tuoi silenzi
e con la tua solitudine!
Sola, con il sole
che dall’alba al tramonto
è l’unico tuo compagno
che ti abbraccia
con amore!
Ed io sono qui con te
per l’ultimo saluto!
L'ultimo tuo abbraccio!
E ammirando
la tua bellezza
mi lascerò amare...
Accarezzare
per l’ultima volta
dalle tue amate onde
prima di lasciarti
con i tuoi silenzi.
Ecco.. Finalmente
ora puoi riposare! 
Ma io ritornerò…
E ancora una volta
da te mi farò
riabbracciare.  
FrancoC 27 09 2021 :) 

 

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SIAMO NOI QUEL GHIGNO.. 

Tu mi stai vicina,unica che vive,fanciulla d’amate letizie,
freschi tremiti fra nebbie tu sei l’imago felice?Trasportaci, 
lontana dai fumi delle equazioni ,dei numeri primi,e delle cause.
Velo d’aria, tu ,con una finestra sull’oceano, una sulla Terra,e l’altra 
Sulle gelide  Lune subacquee.Segni tutt’ora i giorni vizzi
su un calendario gramo d’amori e deserti avveniri.
Cosa fare per colmare gli spazi svuotati dove ruggiscono
Ondate epidemiche letali ?Nomi come fulminate lampadine.
E’ pauroso ,mai sei uscita, disobbedienza ti furon le porte, 
sposata alle amnesie,supina sorridi. Le nuvole sono un fiume, 
quel fiume io sono, spersonalizzato,viola fede nella tasca, 
anima di cerchi svaniti sull’acqua, spaccata roccia su 
cui si adagia furente la ghiacciata . 

Mi guardi, quegli occhi di penitenziario, sbarre di afasia,
percorse slavine sulle mie gobbe spettrali, stanze di neri 
intonaci e scarabocchiate scritte, firme esauste, segni in temporali,
reminiscenze consunte evaporano.  Corpi che abitano
il nulla, una tazza di the sul tavolo insapore, fantasma dei
presenti invisibili di citta’ ingiallite,i cui sussurri fanno male,
Natura emette un ghigno , paura incute alle viscere,
siamo noi quel ghigno,cuori d’affollate follie. Sono l’uomo che
il fato trasfiguro’ in mostro,abulico, amorfo.Cupo pozzo.      
 
Siamo fantocci disossati, senza faccia,senza piedi,
senza  testa, senza pensieri, con la fronte storta appena visibile,
sformata,  tracimando ogni passato che conosci.
Mi guardi tenera il vuoto, bianco spazio, sono io il
vuoto delle ore corrusche, dei futuri impossibili, e so
dove pensi d’essere stata, dove credi di andare,e dove 
non sarai mai, con una bottiglia di vodka in mano, un decollète’
di calunnie che spalanca vani tatuaggi sulle spalle, so che
fumerai alle 17:30 sboccando prose ,mostrando invano le cosce,
fra bocche cucite di pupi umani di pezza che non parlano,
non guardano, sprecate inette pupille  dove si sdraia la polvere,
disabitati cappotti d’inverni zoppi incerti vagando,   
alberi infecondi che non danno frutto,senza ganci di passione.

Ho strade che il senso deforma al tenue soffio di vento, spiffero 
che non sa acciuffare le settimane, scolorite insignificanze,
che affossa nel nulla imperlato di un’amaca orfana di palpebre.  
Hai poggiato le orecchie su una foglia,su una pietra, sul metallo,
o sulle gocce piovute?Cosa hai sentito un dislessico bisbiglio di vita, o il silenzio che ruzzola all’estinzione ?L’oggi tutto imbalsama , 
deturpa il mento ferito, fottuto dilegio che non grida. 
 
Siamo quei binari,d’avvinghiati  papaveri, dove l’aria non osa passare, senza specchi,fugando l’immagine che non siamo,schizzi di forme abbiette,andate altrove oramai, senza ciarlare,formiche senza un limite, distolte ai presagi, a cui non importa piangere l’angustia delle briciole trovate.Coprite gli specchi, e le melanconie dei cuprei mari .
Siamo teste stracolme di ferrame, travestite costole di paglia nella terra arida,ciechi vedenti la crepa deglutire il mondo,il sentiero, il crinale,senza scricchiare, taciti come gufi,del sole morente la demenza fissare l’ultimo sfavillo finale.

Dell’amore non so che poco o niente, è per gli infelici forse? 
Che m’importa della vita, sono gia’ folle e bandito trito,
dissolto sugli spalti degli invertebrati poemi esangui 
gettati nel cestino.Tu mi sei vicina, non guardarmi
la faccia di scarafaggio, sono l’uomo senza sonno, IMMAGINE DI UN RIFLESSO 
assente, mutilata, frantumazione dell’Io,voltati alle 
foglie verdi dei platani,al vespro ambrato di velati ricordi,
rabbrividendo ai fastigi di pirici odori,odi il magico incantesimo
contemplando grappoli stellari,fragile meraviglia culla il sonno
con piume d’oca nell’eterne estati, va non guardarmi, vedresti 
l’ingranaggio del vivere corrosione della integrita’, monco cuore 
sgombrato di emozioni. Va,desisti,vedresti  le ossa 
asciutte scheletro del mondo,l’estinta promessa,                                                                                                                                                                                                                                       
l’enigma della corsa all’oro,all’opulenza, trasformare l’avido,
e la psiche umana in distorta informe materia.Ti diranno
“ Benvenuta Signora alla Macchina”,fuggi scalza su la brezza
indistinta, udrai la campana divisa, poi le labbra ammiccare 
ventura dun SORRISO. FRANCOC 26 09 2021 

 

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