Io non so che farmene delle scuse e per quanto ami visceralmente le parole e chi sa dosarle e maneggiarle con cura, non sanno disinfettare fin tanto in profondità lì dove sento ancora girarmi il coltello nel petto. Di tre cose sono fortemente gelosa, anche se non è l’aggettivo giusto. Lo sono del mio tempo e non riesco a concederlo facilmente se so che non ne vale la pena o quantomeno non debba pentirmene poi di averlo fatto. Delle mie parole , soprattutto di quelle che scrivo. Raramente le offro a qualcuno in maniera del tutto personale, ma quando accade sto davvero regalando la parte più intima e migliore di me, nell’impossibilità reale di saperlo fare (o meglio non aver mai imparato a farlo in verità) con la voce. E infine, sono gelosa di quegli sguardi che mi appartengono, che so per certo sono -o sono stati- riservati solo a me per quell’empatia che non si può mai ricreare in egual modo con altri se non in un sistema articolato fatto appunto di due persone, parole non dette e tempo per raggiungere questa magia. Ecco perché quando dico che non sono gelosa sono sincera: non lo sono mai di qualcuno, lo sono del “noi” che siamo e diventiamo.







