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Secondo gli storici dell'arte il ritratto originale mostrava una giovane donna con la quale si ritiene che Klimt abbia avuto una storia d'amore. Dopo la morte improvvisa della donna l'artista dipinse quindi sopra l'opera, coprendo il cappello e la sciarpa, ma lasciando pressoché invariato il volto.
Ricostruzione del dipinto originale del 1912.
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Dario Franceschini: “Quest’opera viene finalmente restituita alla sua comunità e all’Italia intera dopo ventitré anni. Ciò avviene purtroppo in un momento in cui le misure adottate per il contenimento della pandemia non permettono l’apertura dei luoghi della cultura”, ha dichiarato Franceschini, “ma ciò è tanto più simbolico in quanto il dipinto, a lungo sottratto dallo sguardo del pubblico, ritrova il suo contesto in un museo che dimostra così di essere più vivo che mai, nonostante la chiusura. In tutta Italia – ha scritto ancora il Ministro – sono tante le attività nei musei, interessati da lavori di ristrutturazione, restauri, arricchimento delle collezioni e ripensamento degli allestimenti in vista della prossima riapertura. Quando le cittadine e i cittadini di Piacenza potranno tornare a visitare la Galleria, la ritroveranno arricchita dalla ricomparsa di un’opera straordinaria: il segno di una rinascita che avrà qui, come in molti altri musei, anche un aspetto fisico e concreto, la piena riappropriazione di un capolavoro”.
L’opera era stata rubata nel febbraio 1997, per poi “riapparire” misteriosamente nel dicembre 2019 in un vano esterno del museo, dove è stata ritrovata.
Ritratto di signora di Gustav Klimt, realizzato tra il 1916 e il 1917 e arrivato nel 1931 alla Galleria d'arte moderna Ricci Oddi di Piacenza, sei anni dopo che il collezionista Giuseppe Ricci Oddi lo ebbe acquisito da Luigi Scopinich (che lo aveva a sua volta comprato a Vienna da Gustav Nebehay) tramite l’architetto Giulio Ulisse Arata.
Il dipinto - che ritrae una giovane donna dai capelli nerissimi, le gote rosse, un neo sulla guancia sinistra - venne trafugato il 22 febbraio 1997 per essere ritrovato da un giardiniere 22 anni più tardi, il 10 dicembre 2019, a pochi passi dal luogo in cui venne rubato, avvolto in un sacco della spazzatura e posto in un'intercapedine della parete esterna della Galleria.
Un anno prima del furto, nel 1996, la studentessa Claudia Maga aveva avuto una felice intuizione mettendo in relazione, per la prima volta, il Ritratto di signora con il perduto Ritratto di ragazza, sempre di Klimt, “nascosto”, secondo l’allora diciannovenne, alunna dell’ultimo anno di Liceo Artistico, proprio sotto il Ritratto di signora. Le ipotesi hanno trovato conferma grazie all’analisi a raggi X. Sotto il ritratto della donna adulta, dalla sensualità raccolta e discreta, si nascondeva l’immagine di una ragazza, sorpresa in tutta la sua freschezza. Rispetto all’opera del 1912, in quella esposta alla Galleria Ricci Oddi mancano il cappello a larghe tese, la vaporosa sciarpa che avvolge l’esile collo e il tenero décolleté, ma molti indizi fanno ritenere che, sotto le apparenze visibili, si celi quel segreto pittorico e coloristico mai carpito dagli esperti del massimo interprete della Secessione viennese. Per il quale era “Nei colori, e non nelle forme, che stava davvero l’essere pittore”.
Ma chi è la donna ritratta in due momenti diversi da Klimt? Perché l’artista avrebbe cancellato il primo ritratto per realizzarne un altro sopra? Da chi è stato rubato il quadro, chi è stato ad averlo restituito e perché









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