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Donna colta e aggiornata sugli indirizzi della cultura contemporanea, componeva poesie e racconti era in contatto con itelletuali e scrittori come Giovanno Pascoli col quale intratteneva una fitta corrispondenza a partire dal giugno 1897, in cui il poeta la chiamava -donna gentile- o -gentile ignota-

 

 

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Con il suo autoritratto espressamente richiesto nel 1912 dalla Galleria degli Uffizi Corcos consegna ai posteri un'immagine di sè severa e nello stesso tempo quatidiana .

Vittorio Corcos nasce a Livorno nel 1859 e morirà a Firenze nel 1933. Considerato un riformista nell’ambito del ritratto realistico, allievo di Domenico Morelli e amico di De Nittis, del cui salotto parigino fu assiduo frequentatore, Corcos è uno degli interpreti più stimati della Belle Époque. Le donne rappresentate dall’artista furono definite “creature che hanno in sé qualche cosa del fantasma e del fiore”. L’universo femminile sembra prendere vita nelle opere di Corcos, grazie alla profondità psicologica degli sguardi che conferisce ai soggetti un misterioso magnetismo. Donne che, attraverso un gesto delle mani, degli occhi parlano di se stesse, della loro estasi, della loro complessità, del loro essere donne.

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Torre degli Asinelli e Garisenda.

 

 

 Le due torri (simbolo della città), entrambe pendenti, sono situate all'incrocio tra le vie che portavano alle cinque porte dell'antica cerchia di mura "dei torresotti".

Le torri di Bologna nella letteratura

La più pendente delle due torri, la Garisenda, fu citata più volte da Dante, nella Divina Commedia e nelle Rime, a riprova del suo soggiorno a Bologna.

Qual pare a riguardar la Garisenda
sotto 'l chinato, quando un nuvol vada
sovr'essa sì, che ella incontro penda;
tal parve Anteo a me che stava a bada
di vederlo chinare ...
(Dante AlighieriDivina Commedia, Inferno, XXXI, 136-140)
Non mi poriano già mai fare ammenda
del lor gran fallo gli occhi miei, sed elli
non s'accecasser, poi la Garisenda
torre miraro cò risguardi belli,
e non conobber quella (mal lor prenda)
ch'è la maggior de la qual si favelli...
(Dante Alighieri, Rime, VIII)


Le due torri furono anche oggetto della omonima poesia di Giosuè Carducci contenuta nelle Odi barbare.

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Ciborio di Vignola  1547

 

 

 

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Probabilmente la cappella più famosa della Cattedrale bolognese di S. Petronio, la Cappella Bolognini (dal nome del committente degli affreschi) o anche "Cappella dei Re Magi" contiene un importante ciclo di affreschi di stile tardomedievale, realizzati fra il 1410 e il 1415, probabilmente dal pittore bolognese Iacopo di Paolo, attivo fra l'ultimo ventennio del '300 e i primi anni del secolo successivo.

immagine 1: i re Magi e la cometa
La cappella Bolognini è divisa in tre parti: sulla parete centrale sono raffigurate le Storie di S. Petronio in otto riquadri (dall'alto verso il basso, i primi quattro da sinistra poi a destra); sulla stessa parete si trova una pala d'altare con figure di santi e storie dei re Magi sulla predella, di stile gotico. Sulla parete di destra sono invece raffigurate le Storie dei Re Magi, anch'esse in otto riquadri a coppie (da sinistra a destra e viceversa) e su quella di sinistra -certamente la più famosa- scene del Paradiso e dell'Inferno, di ispirazione (così viene comunemente affermato) dantesca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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