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Il gruppo scultoreo realizzato da Niccolo dell’Arca fra il 1463 e il 1490 è un unicum nel panorama italiano dell’epoca per la forza espressiva – raggiunta soprattutto grazie al linguaggio tridimensionale della scultura.L’opera è composta da sette figure a grandezza naturale in terracotta con ritrovamenti policromi e fu realizzata su commissione della Confraternita dei Battuti. Custodita nella Pinacoteca nazionale di Bologna, solo negli anni Novanta del secolo scorso ha ritrovato la sua collocazione originaria, ovvero nella chiesa di Santa Maria della Vita a Bologna. La disposizione delle figure resta tuttavia ancora incerta.               

 

Maria Maddalena si china sul corpo di Gesù in un movimento plastico audace, reso dal velo e dall’abito che seguono il movimento verso avanti e si dipanano nel vento. Al contrario l’altra pia donna, Maria Creola, si ritrae dal corpo di Cristo in una posa di rigetto, quasi di “presa di distanza” con i palmi delle mani rivolti verso il corpo del defunto e il busto gettato all’indietro. Nonostante le direzioni contrapposte dei corpi le due donne mostrano la stessa identica espressione facciale: due tensioni corporee diverse, ma lo stesso urlo di dolore.

Quell’urlo contemporaneamente corale e muto che ci sembra quasi di udire.  Nessun dipinto sarà in grado di mostrare in maniera così tattile il dolore della perdita del Cristo. Quali influenze abbiano portato lo scultore Niccolò dell’Arca (così chiamato per aver realizzato il coperchio dell’Arca di San Domenico ma firmatosi egli stesso Opus Nicolai de Apulia” sul cuscino sul quale posa il capo del Cristo) non è ancora stato appurato. Qualsiasi siano stati i modelli a cui si è riferito, lo scultore ci restituisce con il Compianto sul Cristo Morto un capolavoro di eterna umanità attraverso quell’urlo, definito da Gabriele d’Annunzio, pietrificato:

Non dimenticherò mai quel Cristo. Era di terra? Era di carne incorrotta? Non sapevo di che sostanza fosse. (…) Infuriate dal dolore, dementate dal dolore erano le Marie. (…) Ascoltami. Tu puoi immaginare cosa sia l’urlo pietrificato?

(Gabriele d’Annunzio, Il secondo amante di Lucrezia Buti, 1924)

 

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Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io. 
Vivi il mio dolore, i miei dubbi, le mie risate. 
Vivi gli anni che ho vissuto io e cadi là dove sono caduto io e rialzati come ho fatto io.
Ognuno ha la propria storia.
E solo allora mi potrai giudicare.      Pirandello.

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