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trillyina 29 luglio

Pistoia0003.jpgOspedale del Ceppo Pistoia
Secondo la leggenda, il nome deriva da un ceppo miracolosamente fiorito durante l'inverno, che secondo le indicazioni date da un'apparizione della Madonna, avrebbe mostrato il luogo in cui fondare l'ospedale ai pii coniugi Antimo e Bendinella. In alternativa si è pensato ad una derivazione del nome dal "ceppo" di castagno cavo utilizzato per la raccolta delle offerte.

È stato l'ospedale cittadino fino al 21 luglio 2013, quando è stato sostituito dal nuovo Ospedale San Jacopo, posto nella zona sud della città.

Fu fondato secondo la tradizione nel 1277 dalla "compagnia di Santa Maria" o "del Ceppo dei poveri", come risulta da documenti datati a partire dal 1286

Già nel 1345 erano iniziati i lavori per l'edificazione di nuovi chiostro, oratorio e domus, o corsia per le donne.

L'Ospedale del Ceppo divenne l'ente ospedaliero prioritario della città durante l'epidemia di peste nera che colpì Pistoia nel 1348, per motivi ancora da chiarire dagli storici. Durante questo periodo molti dei ricoverati lasciarono per testamento i loro beni all'Ospedale, il quale si ritrovò al termine dell'epidemia un vasto patrimonio immobiliare,Nel 1784 il granduca Pietro Leopoldo di Lorena aggregò i due ospedali del Ceppo e di San Gregorio nel nuovo ente degli "Spedali Riuniti di Pistoia", restituendo ai pistoiesi l'ufficio di "spedalingo".

Descrizione dell’opera: Tra le opere d’arte più note ed ammirate della città di Pistoia c’ è senza dubbio il fregio robbiano in terracotta invetriata dell’Ospedale del Ceppo. La narrazione, caratterizzata da una mirabile espressività e plasticità figurativa, si sviluppa attraverso riquadri collocati lungo le pareti ovest e sud del loggiato; il tema trattato è quello delle Sette opere di misericordia. Le fonti riportano Benedetto Buglioni come l’autore iniziale di alcune delle decorazioni, si attribuisce a lui la lunetta sopra al portale laterale al loggiato ed il medaglione con lo stemma del Ceppo (1515). Fu
solo dopo la sua morte che Giovanni della Robbia eseguì i cinque medaglioni incorniciati da ghirlande di fiori e frutti (1525) e le splendide formelle con le opere di misericordia. Il primo dei sette riquadri è collocato sul lato ovest (vestire gli ignudi e assistere le vedove e gli orfani), gli altri si trovano
tutti sulla facciata (dare alloggio ai pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti, dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati). L’ultimo riquadro è opera di Filippo di Lorenzo Paladini. Le formelle sono separate da espressive figure di Virtù.

 

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trillyina 29 luglio

 

 

 

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trillyina 28 luglio

La Robbia e’ una pianta originaria dell’ Europa meridionale e dell’Asia molto diffusa in passato anche su nostro territorio in quanto utilizzata per ricavarne un particolare colorante naturale orami totalmente in disuso.

Nasce probabilmente dall’utilizzo di questa pianta in tintoria la attribuzione del cognome alla famiglia Della Robbia per la quale appunto si ipotizza un passato da appartenenti all’ Arte dei Tintori prima di diventare celebri con la tecnica della Terracotta Invetriata Policroma inventata, o forse sarebbe meglio dire concretizzata, da Luca della Robbia (1400-1482) nel corso del 1400 in una bottega Fiorentina.

Luca inizia la sua carriera nella bottega del Brunelleschi, nella quale lavora anche Donatello, dal quale sicuramente apprende i rudimenti per il perfezionamento della tecnica che poi svilupperà in proprio, lo stesso Donatello ed altri come il Sansovino e Baccio da Montelupo utilizzeranno questa particolare tecnica artistica per creare delle opere proprie, tecnica addirittura considerata da Leonardo da Vinci come esempio di superiorità della pittura sulla scultura.

Nella infinita contrapposizione tra scultura e pittura infatti, al contrario della scultura, che è arte del levare, la plastica è arte del mettere.

Tra il 1379 e il 1449 la facciata fu rimaneggiata con l'aggiunta di tre ordini di logge e di un portico; nel 1504 ad Andrea della Robbia fu commissionata la decorazione dell'archivolto, a festone vegetale con al centro lo stemma dell'Opera di San Jacopo, e quella a lacunari di color azzurro con rosoni dorati che rivestono la volta centrale del portico, nonché la lunetta a bassorilievo sulla porta centrale raffigurante la Madonna col Bambino e Angeli, opere che egli portò a termine nel 1505. Portale del Duomo

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trillyina 28 luglio

L'altare argenteo di San Jacopo attualmente conservato nella cappella detta del Crocifisso o del Giudizio della cattedrale di Pistoia

un capolavoro a cui lavorò anche il giovane Brunelleschi. Nel 1287 il Consiglio Generale del Comune e del Popolo di Pistoia, d'intesa con gli Operai dell'Opera di San Jacopo, approvò l'esecuzione di una tavola di argento con i dodici apostoli (che probabilmente includeva anche la figura della Madonna col Bambino) da porre sopra l'altare di San Jacopo. Oltre questa tavola ve n'era un'altra ad uso di paliotto, come risulta da un documento del 1294. Il paliotto è un pannello decorativo che viene usato in alcune chiese come rivestimento della parte anteriore di un altare. Nel 1293 l'altare subì il furto perpetrato da Vanni Fucci ricordato anche da Dante (Inf. XXIV) in occasione del quale sarebbe stato danneggiato il dossale e il paliotto. L'altare di San Jacopo, a cui lavorò anche un giovane Filippo Brunelleschi, è un capolavoro dell'oreficeria sacra e fu realizzato tra il 1287 e il 1456.

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L'edificio attuale del duomo dedicato a San Zeno, certamente sorse sopra una costruzione religiosa edificata durante la dominazione dei longobardi della città, che ne fecero un loro gastaldato, un centro di potere amministrativo e religioso, in parte autonomo. Ci si può solo immaginare Pistoia in quei periodi, vissuta in parte da individui di stirpe tedesca, irsuti, barbuti (Longobardo significa proprio lunga barba) e armati fino ai denti. La Cattedrale è menzionata per la prima volta in un atto notarile stilato nel settembre del 923, ma una chiesa cattedrale doveva esistere a Pistoia almeno fin dal V secolo.

 

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 Battistero di San Giovanni a Pistoia risale alla metà del XIV secolo e sorge sull’area dell’antica chiesa battesimale di Santa Maria e di San Giovanni in Corte. La posizione di fronte alla Cattedrale di Pistoia è quella abbastanza consueta per questo tipo di chiesa nel periodo paleocristiano romanico. Nasce in un periodo di alte esperienze costruttive e si può considerare un’opera emblematica dell'architettura gotica toscana. È anche una delle ultime testimonianze di un edificio ideato per accogliere esclusivamente il fonte battesimale. Nel Quattrocento scompare infatti l’uso di dedicare a questo rito un edificio particolare e si perde anche la pratica del battesimo per immersione.

 

 

 

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Pistoia

La torre del campanile di San Zeno è uno dei simboli civili e religiosi più importanti di Pistoia. E’ situata in Piazza del Duomo, fulcro della città, a fianco dell’omonima cattedrale e di fronte al Battistero di San Giovanni in Corte.

Il campanile del Duomo di Pistoia è stato costruito sulla base di una torre di età longobarda (alcuni documenti del X secolo la definiscono gardingo, torre di guardia) ristrutturata tra il 13° e il 14° secolo. La ristrutturazione fu probabilmente affidata, come testimonia il Vasari, a Giovanni Pisano, scultore ed architetto attivo tra Pisa e Siena.

La torre è divisa in tre fasce sovrapposte, ognuna con un registro stilistico diverso: longobardo (fascia più bassa), pisano (fascia centrale), pisano lucchese (fascia più alta).

 

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trillyina 27 luglio

Il Polittico della Misericordia è un'opera, tecnica mista su tavola, di Piero della Francesca, realizzata tra il 1445 e il 1462 e conservata nel Museo Civico di Sansepolcro.

 

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