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La Casa del Mantegna è l'edificio che Andrea Mantegna costruì a partire dall'anno 1476 a Mantova su un terreno donatogli dal marchese Ludovico Gonzaga, forse come premio per gli affreschi della Camera degli Sposi
In piazza Erbe fa da sfondo visivo una splendida casa che respira l'aria d'Oriente dei viaggi del mercante Boniforte da Concorezzo che si stabili' a Mantova e volle costruire nel ricordo di essi la sua casa nel 1455.
Sotto il portico incisi sull'architrave gli oggetti che il mercante vendeva nella bottega. Piatti guanti, cucchiai, coltelli, bilance...
La torre dell'Orologio è una costruzione rinascimentale situata in piazza delle Erbe a Mantova; si eleva tra il palazzo della Ragione e la rotonda di San Lorenzo.
La torre, a pianta quadrata, fu eretta fra il 1472 e il 1473 dall'architetto Luca Fancelli,[1] architetto fiorentino al servizio del marchese di Mantova Ludovico III Gonzaga sulle basi di un preesistente edificio risalente al XIII secolo. Dalla porta al piano terreno si accede al palazzo della Ragione.
Alla fine del 1473 sulla torre venne collocato l'orologio astronomico, opera del matematico mantovano Bartolomeo Manfredi, noto anche come Bartolomeo dell'Orologio. L'orologio indicava le ore ordinarie, degli astrologi e dei pianeti[non chiaro]. Altresì rilevava il percorso del sole attraverso i segni dello Zodiaco e le fasi lunari. Per quasi un secolo, fino al 1560, l'orologio funzionava perfettamente..
La basilica concattedrale di Sant'Andrea è la più grande chiesa di Mantova. Opera di Leon Battista Alberti nello sviluppo dell'architettura rinascimentale, venne completata molti anni dopo la morte dell'architetto, con modi non sempre conformi ai progetti originali. Ha la dignità di basilica minore.[1] Nella cripta si conservano due reliquiari con terra intrisa di sangue di Cristo, che avrebbe portato il soldato romano Longino.
La scena è fissata nel momento in cui dal cielo si scatena la vendetta divina nei confronti degli sciagurati giganti che, dalla piana greca di Flegra, tentano il vano assalto all’Olimpo, sovrapponendo al massiccio dell’Ossa il monte Pelio. Giove, rappresentato sulla volta con in pugno i fulmini, abbandonato il trono, scende sulle nuvole sottostanti, chiama a sé l’assemblea degli immortali e, assistito da Giunone, punisce i ribelli: alcuni dei giganti vengono travolti dal precipitare della montagna, altri sono investiti da impetuosi corsi d’acqua, altri ancora vengono abbattutti dal crollo di un edificio. La scena, in origine, era resa ancora più drammatica dal bagliore delle fiamme prodotte da un camino realizzato sulla parete tra le finestre. Il pavimento, ideato da Paolo Pozzo, risale al secondo Settecento...











