Il fiore di loto è un genere di piante acquatiche che fece la sua prima comparsa sulla terra circa 80 milioni di anni
Il fiore di loto è un genere di piante acquatiche che fece la sua prima comparsa sulla terra circa 80 milioni di anni
Le foglie del fiore di loto sono sempre pulitissime perché le particelle di sporco vengono raccolte da gocce d’acqua che scivolano via, per questo motivo vengono usate, in Asia, come piatti decorativi per servire gli alimenti o per servire il riso arrotolato. L’estrema pulizia delle foglie e del fiore ne fanno un simbolo di purezza e di bellezza interiore.
Nella tradizione buddista il fiore di loto è simbolo di purezza della mente e dell’anima perché affonda le radici nel fango ma resta incontaminato, è anche simbolo di rinascita dal mondo contaminato dalle impurità per la sua capacità di sollevarsi dall’acqua putrida. Quando è chiuso a formare un bocciolo (foto bocciolo), simboleggia il saluto scambiato a mani giunte fra i buddisti, quando si apre, alto sul suo stelo, rappresenta l’anima che si leva verso Dio dal fango dello stagno
Buongiorno❤️💚
’A che ti serve possedere le stelle?’ chiese il Piccolo Principe all’uomo.
‘Mi serve ad essere ricco.’
‘E a che serve essere ricco?.’
‘A comperare delle altre stelle se qualcuno ne trova.’
‘Io’ disse il Piccolo Principe ‘possiedo un fiore che innaffio tutti i giorni e possiedo tre vulcani dei quali spazzo il camino tutte le settimane. È utile ai miei vulcani e al mio fiore che li possegga. Ma tu non sei utile alle stelle”.
Attorno alla presenza del fiore di loto nelle acque del Lago Superiore ruota una romantica leggenda che narra della triste fine di una giovane donna orientale che morì annegata mentre si specchiava nelle acque del lago. Il suo ragazzo, distrutto dal dolore, cosparse il lago di semi di fior di loto, affinché la delicatezza dei fiori, nella stagione estiva, ricordasse il profumo e la dolcezza della sua amata.
In realtà questo splendido fiore orientale è stato importato dai paesi del Sud-Est asiatico nel 1921 dalla botanica Maria Pellegreffi. Fu proprio lei a trapiantare in queste acque alcuni bulbi ricevuti in dono, creando una piccola isola in cui li depose e ne studiò la crescita. Con il tempo, gli abitanti dei paesi che si affacciano sul Mincio iniziarono a strapparli e piantarli sulle rive, per abbellirne giardini e porticcioli. Fu in questo modo che questa splendida pianta infestante si diffuse a dismisura, creando uno spettacolo meraviglioso.
Durante la navigazione potete avere la possibilità di avvistare anatre a non finire, diversi cigni, diversi esemplari di aironi (sia rossi che cinerini), falchi e libellule rosse, tipiche della zona.