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Il mercato

 

Santa Barbara scoperta dal padre

 

Santa Barbara inseguita nel bosco

 

Martirio di santa Barbara

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Sulla porta di ingresso si vede la mezza figura di un uomo, un cacciatore di uccelli che porta sulle spalle una civetta e un fascio di asticelle: i rami servono infatti per creare un riparo e la civetta, col suo richiamo, era usata per attirare i volatili in trappola. Una tradizione antica addita in questa figura un autoritratto dell'artista, celato sotto una simbologia criptica ed esoterica. Sul soffitto infatti si trova un putto che fa pipì che, secondo una lunga tradizione iconografica, rappresenta l'acqua salvifica del battesimo e quindi la protezione divina; inoltre l'urina dei fanciulli, secondo gli alchimisti, aveva importanti proprietà in quanto liquido "ardente", la cui essenza era il fuoco. In alchimia l'urina è detta "lot" ed è molto probabile che con questo gioco l'artista volesse alludere al proprio cognome, nonché qualificarsi come essere benedetto da un principio potente e quindi capace di trasformare e creare.

 

 

 

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Lo stesso Cristo è infatti raffigurato come una miracolosa vite, i cui rami escono dalle sue dita e vanno a formare, nel registro superiore, una serie di dieci clipei dove, come frutti, sono raffigurati i santi e i Dottori della Chiesa. Alle due estremità si riconoscono i santi Girolamo e Ambrogio, ai quali alcuni vendemmiatori, muniti di scale e roncole, cercano di avvicinarsi per tagliare i tralci della vite, ma sono ricacciati indietro, e cadono nel vuoto Essi simboleggiano degli eretici, che attentano a Cristo con le loro "false dottrine": alcune iscrizioni ne ricordano il nome, attingendo spesso a personaggi storici.

 

 

 

 

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Al centro della parete si staglia una monumentale figura di Cristo a braccia distese, con ai piedi le figure oranti dei committenti Suardi: Battista, sua moglie Orsolina e sua sorella Paolina. Sopra di lui, in una tabella, è riportato, tra la scritta dedicatoria (oggi leggibile solo in parte, con i committenti, il nome del pittore e l'anno), un passo del Vangelo a lettere dorate, in cui si ricorda la vite: "Ego sum vitis vos palmites". Si tratta della chiave di lettura dell'intero programma, intesa come continuità tra Cristo e la Chiesa, in chiara polemica anti-luterana, con l'esaltazione del valore delle opere di bene nelle storie delle sante

 

 

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Buon inizio settimana, buongiorno❤️💛

 

L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso – prigione, malattia, abitudine, stupidità –, si vorrebbe morire” (Cesare Pavese)

 

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L'oratorio ha una semplice architettura rustica a base rettangolare, con copertura a falde spioventi, in legno, sorretta da travetti a vista e una piccola abside semicircolare, attorno alla quale si trovavano già alcuni modesti affreschi.

Il soffitto venne affrescato con un finto pergolato, su uno sfondo azzurro molto luminoso, usando le reali travi lignee della copertura, tra le quali giocano dei vivaci putti vendemmianti, tra cartigli con passi biblici e della liturgia legata alla tematica della vigna e del vino in rapporto all'eucaristia.

 

 

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Il conte Gianforte Suardi, nel XIX secolo, collegò la cappella, situata nel parco, alla villa stessa con la costruzione di un corridoio coperto. In quell'occasione vennero anche approntate delle modifiche che cambiarono l'ingresso nella cappella: in precedenza il fedele si trovava davanti subito la parete nord, quella col Cristo-vite.

 

 

 

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La cappella, che era situata sulla strada che collegava Bergamo al Lago d'Iseo attraverso la Val Cavallina, esisteva già dal XV secolo. Verso il 1523 Lotto ricevette dal conte Giovan Battista Suardi la commissione di decorare l'oratorio appena restaurato e il 22 giugno, lasciò Bergamo e si trasferì direttamente nella località. La decisione del committente non fu dettata da ragioni di prestigio, ma da un urgente spirito di devozione: gli astrologi avevano infatti previsto un'imminente alluvione nel febbraio 1524; inoltre, incombeva la minaccia dei lanzichenecchi che calavano in Italia settentrionale, passando proprio per la via davanti all'oratorio e portando con sé "i germi" della dottrina luterana.

Gli affreschi vennero compiuti entro l'estate del 1524

 

 

 

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Questa cappella meravigliosamente dipinta nacque dallo scioglimento di un voto: infatti il committente, il nobile e potente Battista Suardi, in un periodo segnato dalla Riforma protestante e dalle scorrerie dei soldati mercenari, testimoniò in questo modo la propria fedeltà alla Chiesa di Roma.

Così, nel 1523, chiamò il maestro Lorenzo Lotto e gli affidò la decorazione del locale che fungeva da oratorio, chiamato appunto cappella, dentro la sua villa a Trescore Balneario

 

 

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