Profilo BACHECA 14369
Gli affreschi votivi di questo oratorio furono commissionati da coloro che ricevettero grazie e guarigioni per intercessione dei santi. Gli affreschi sono per la maggior parte ex voto che raccontano il sentimento religioso e la vita quotidiana della comunità di Clusone
Madonna in trono col Bambino
Questo è un affresco votivo risalente al tardo Quattrocento, il pittore che l’ha realizzato è sconosciuto ma probabilmente ha avuto rapporti con Giacomo Borlone de Buschis. Si possono notare i volti sorridenti e dolci del Bambino e della Madonna. Sulle mani del Bambino poggia un uccellino che rappresenta la liberazione, sia dalla malattia, che dal peccato.
Un elemento che colpisce il visitatore all’interno della chiesa è la ripetitività delle immagini dei santi, soprattutto san Rocco (26 volte) e san Defendente (25 volte); nel medioevo le figure dei santi non sono sentite come sovrabbondanza, ma come preghiera ripetuta e come continua richiesta di protezione. Nelle tante effigi di san Defendente presenti nella chiesa, ci sono varie tipologie di rappresentazione, sulla base di diversi modelli iconografici. San Defendente viene rappresentato come: soldato con armatura all’antica, soldato con armatura cinquecentesca, giovane in abiti civili in rapporto al costume dell’epoca in cui sono stati realizzati gli ex voto.
Interni
L'interno della chiesa mostra solo una parte degli affreschi che un tempo dovevano ricoprire buona parte delle pareti della navata. Sotto l'intonaco delle pareti sono infatti presenti almeno tre strati affrescati, risalenti agli anni Trenta e Quaranta del Cinquecento.
Esterno
Madonna in trono con Bambino tra i santi Martino e Defendente
Il trittico, dipinto nel 1514 campeggia sulla facciata ed è di grandi dimensioni. Nell’iscrizione si identifica l’autore, Gelmo de Galopis, pittore clusonese morto durante la pestilenza del 1516. La vergine col bambino è rappresentata in maestà con grande cura dei particolari, accanto a lei san Defendente con una sontuosa armatura e giornea da parata, palma del martirio e spada. La presenza di san Martino è legata, come la diffusione del suo culto nella valle, alla soggezione di queste terre al monastero di Tours, in seguito alla donazione di Carlo Magno del 774.
Crocifissione con i santi Rocco e Sebastiano – La santissima Trinità
L’episodio della crocifissione cui assistono i due santi protettori in caso di peste si può leggere in due modi: in orizzontale, esaminando i dettagli della scena con il Cristo sulla grande croce lignea e i dischi del sole e luna ai lati, il volo degli angeli che raccolgono il Preziosissimo Sangue e in verticale, quando si osserva la raffigurazione della Trinità con Dio Padre con gesto da giudice circondato dagli strumenti della Passione, la colomba dello Spirito Santo nel mezzo tra Dio e il Figlio; il messaggio di questo tema è quello della salvezza attraverso la croce. Il tema degli strumenti della Passione di Cristo ricorre tre volte negli affreschi esterni della chiesa: la Trinità, il piccolo medaglione sopra la lunetta con il Cristo nel sepolcro e la Pietà nella piccola lunetta sovrapporta dell’ingresso laterale sud.
Le tre campate del portico sono addossate all’originaria facciata a capanna, occultandone quindi gli affreschi del primo Cinquecento. Questo elemento architettonico era funzionale ad ospitare i fedeli che non trovavano posto all’interno.






























