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Nel 1965 il Museo Egizio di Torino provvide a salvare il tempio nubiano di Ellesija, che minacciava di essere sommerso dal lago Nasser. Nell'anno successivo il monumento fu generosamente donato dall'Egitto all'Italia e assegnato dal governo italiano al Museo Egizio di Torino.
Tra i principali sostenitori e finanziatori della costosa opera di salvataggio, iniziata nel 1965, è da ricordare Battista Farina.
Incisioni rupestri di età cristiana
tempio rupestre di Ellesija fu fatto scavare nel 1430 a.C. circa dal faraone Thutmose III a Ellesija, vicino al sito archeologico di Qasr Ibrim, ed era il più antico tempio rupestre della Nubia, dedicato a Horus di Miam, alla dea Satet e allo stesso sovrano.
Dal 1966 è conservato nel Museo Egizio di Torino, a seguito della donazione da parte dell'Egitto all'Italia che si era impegnata del salvataggio del manufatto dall'allagamento del lago Nasser.
Ramses II ebbe molte mogli e più di cento figli. La regina Nefertari rappresentata in basso a destra era però la sua preferita. Il ragazzo scolpito in basso invece è il figlio della coppia reale. Si tratta di Amonhèrkhopeshèf il principe ereditario che porta in mano un flabèllo, simbolo di rispetto verso il padre.
Il flabello era un grande ventaglio utilizzato per rinfrescare i dignitari e scacciare gli insetti. Il termine deriva dal latino flàbrum.
Il faraone Ramses II regnò dal 1279 a.C.–1213 o 1212 a.C. Successe a Seti I e gli subentrò Merenptah. È conosciuto anche con i nomi di Ramesse II, Ramsete II e Ramses il Grande. Ramses II regnò per più di 70 anni e per questo è considerato un grande sovrano. Nella scultura il giovane Ramses II è identificato con gli attributi iconografici che caratterizzano un sovrano egizio. Stringe lo scettro
La statua faceva parte del ricco “bottino” di antichità recuperato da Rifaud a Tebe nel 1818 su incarico di Drovetti.
Il faraone era stato alto, in vita, 185 centimetri, morì tra gli 85 e i 90 anni
Ai piedi di Ramses II, sulla sua destra, è raffigurato in dimensioni ridotte, uno dei numerosi figli del faraone. Il fanciullo indossa una tunica plissettata e ha una massiccia ciocca di capelli che scende dalla tempia sinistra, caratteristica tipica dell’iconografia egizia, nel rappresentare bambini e adolescenti.
Sulla parte frontale del trono, in posizione opposta rispetto alla figura del figlio, si trova l’immagine di Nefertari, la Grande Sposa Reale.La regina Indossa un lungo e attillato abito plissettato, ha il capo sormontato da corna divine liriformi che cingono il disco solare su cui svettano due alte piume.
Questo complesso ornamento sottolinea la natura divina della regina.
Il sovrano è caratterizzato da alcuni simboli della regalità, quali l’ureo, che svetta sulla fronte e lo scettro heka che è impugnato saldamente con la mano destra.
In questo modo si è voluto simboleggiare il controllo esercitato dal sovrano sui territori del sud e del nord dell’Egitto.
Questa corona fece la sua comparsa nella XVIII Dinastia.
Il potere del re è ulteriormente sottolineato dall’immagine di nove archi, incisi sulla base della statua, che Ramses II calpesta con i propri sandali.
Gli archi sono un antico emblema dei popoli nemici dell’Egitto che vengono qui, metaforicamente, sottomessi e vinti dal sovrano. Sulla parte anteriore del basamento sono inoltre effigiati due prigionieri con le braccia legate al papiro e al loto, le piante araldiche e simbolo del paese.


























