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La tomba di Kha e Merit si trova nel villaggio di Deir el-Medina, insediamento abitato dagli operai e artigiani che venivano impiegati per la costruzione delle tombe dei faraoni nella Valle dei Re, abbandonato intorno al XII secolo a.C. Il sito non venne più rioccupato, consentendo di preservare, nel corso dei secoli, la pianta antica del villaggio e i resti delle tombe degli artigiani

 

 sarcofago esterno di Merit

 

sarcofago esterno di Kha.                                      All'epoca di Kha e Merit i membri più in vista della società tebana avevano tre sarcofagi: uno esterno, uno intermedio e uno interno, il quale conteneva la mummia.

 

 

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La statuetta di Kha e i modellini dei sarcofagi

Come testimoniato dalle fotografie scattate all'epoca della scoperta della tomba, addossata al sarcofago di Merit era presente una sedia sulla quale era posta una statuetta raffigurante Kha ornata da due ghirlande di fiori veri attorno al collo e ai piedi, riproduzioni in miniatura di quelle deposte sui sarcofagi. Queste due ghirlande, analizzate dal botanico Oreste Mattirolo, erano composte da intrecci di fiori di loto (Nymphaea nouchali var. Caerulea), centaurea (Centaurea depressa) e meliloto (Melilotus parviflora), fissati attraverso il gambo a una treccia di foglie di palma. Intorno alla statuetta erano posizionati un modellino del sarcofago esterno di Kha contenente miniature degli attrezzi da lavoro, una statuetta in legno chiaro con geroglifici incisi azzurri e una statuetta funeraria nera con testi geroglifici dorati. Le due statuette imitano i sarcofagi interno e intermedio di Kha

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Stele funeraria di Kha, conservata al Museo Egizio.                               Nella nicchia al centro della parete posteriore della cappella era collocata una stele in pietra arenaria dipinta dedicata a Kha e Merit. Intorno al 1818 fu rimossa dalla cappella e acquistata dagli agenti dell'antiquario italiano Bernardino Drovetti; nel 1824 venne donata al Museo Egizio assieme alla collezione Drovetti. Il primo registro raffigura Kha che adora Osiride e Anubi, che siedono schiena contro schiena. Nel secondo registro Kha e Merit, accompagnati da un bambino, siedono davanti a un tavolo di offerte; il loro figlio Amenemopet è in piedi sul lato più lontano e officia. Le due righe di testo in fondo alla stele offrono offerte agli dei Amon, Ra, Ra-Horakhti e Osiride e chiedono che vengano fatte offerte funerarie.

Una seconda stele è conservata al British Museum di Londra. 

 

La scoperta della tomba era di così grande importanza che Schiaparelli "obbligò" due suoi collaboratori, Casati e Savina, a presidiare il sito, facendoli accampare davanti all'ingresso.

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trasferimento del corredo di Kha e Merit il 18 febbraio 1906. 

 

TT8 era la tomba di Kha, architetto e capo della Grande Casa sotto la XVIII dinastia (Amenhotep II - Thutmosi IV - Amenhotep III), e di sua moglie Merit.Nel mese di marzo dello stesso anno furono preparate sessanta casse per la spedizione al Cairo dei materiali rinvenuti. La direzione delle Antichità d'Egitto consentì di esportare gran parte del materiale e 93 casse di beni archeologici partirono per l'Italia

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Felice giornata anche se piove, sempre un sorriso❤️

 

Il modo migliore per scoprire se ci si può fidare di qualcuno è di dargli fiducia. (Ernest Hemingway)

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  La tomba di Kha e Merit, identificata con la sigla TT8 (Theban Tomb 8) è una delle Tombe dei Nobili ubicate nell'area della cosiddetta necropoli di Tebe sulla sponda occidentale del Nilo, dinanzi alla città di Luxor, in Egitto. Era il luogo di sepoltura dell'architetto Kha e di sua moglie Merit.

 

La tomba, ritrovata nel 1906 da Ernesto Schiaparelli, è raro esempio di tomba egizia intatta, ed è considerata la meglio conservata tra le tombe non regali dell'Egitto. Il corredo scoperto al suo interno è particolarmente ricco ed è composto da una grande varietà di oggetti, fra cui testi religiosi, gioielli, mobili, suppellettili, vestiti e cibarie. Tutti gli oggetti ritrovati al suo interno sono esposti presso il Museo Egizio di Torino.

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Buona domenica❤️💛

 

Ci sono momenti in cui i problemi entrano nella nostra vita e non possiamo fare nulla per evitarli. Ma sono lì per un motivo. Solo quando li avremo superati capiremo perché erano lì.” – Paulo Coelho, ‘La quinta montagna’

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