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Abolizione nel 1968, il Maresciallo della Santa Romana Chiesa, anche conosciuto come Custode del Conclave, era il nobile laico incaricato di mantenere la sicurezza durante il conclave papale nei decenni passati. Era lui che chiudeva a chiave il Sacro Collegio a porte chiuse per il conclave, e che teneva una delle quattro chiavi dell'unico ingresso e uscita di quei tempi. Lo stendardo con il suo stemma veniva issato su un balcone in Vaticano, a segno della sua responsabilità di mantenere sicure le procedure.

(Lo stemma di un Maresciallo della Santa Romana Chiesa presentava l'ombrello e le chiavi incrociate di sede vacante sopra lo scudo, e una chiave d'oro appesa su ciascun lato dello scudo.)In precedenza un privilegio ereditario del ramo romano della famiglia Savelli, alla morte di Giulio Savelli, 3° Principe di Albano, nel 1712 il privilegio passò invece alla famiglia Chigi (famosa per Papa Alessandro VII), con la quale rimase fino a quando la Pontificalis domus di San Paolo VI pose fine agli uffici ereditari — sebbene i loro titolari in carica fossero autorizzati a conservare i loro titoli a titolo onorifico.

 

L'ultimo titolare dell'ufficio, il proprietario dell'uniforme e dello stendardo raffigurati sopra, fu il Principe Sigismondo Chigi Albani della Rovere, 9° Principe di Farnese, Custode del Conclave durante le elezioni di San Giovanni XXIII nel 1958 e di San Paolo VI nel 1963. Morì nel 1982, e suo figlio Agostino morì nel 2002 senza eredi, ponendo fine anche a questa linea. L'attuale capo della casata (Mario Chigi Albani della Rovere, 11° Principe di Farnese), è cugino di primo grado di Sigismondo.Oggi il ruolo del Maresciallo come custode delle chiavi è passato ai clavigeri, il team di dieci persone responsabile dell'apertura di tutte le porte dei Musei Vaticani ogni giorno. La chiave della Cappella Sistina è conservata nello stesso luogo sicuro delle quasi tremila chiavi delle varie sale dei Musei, e ha un suo protocollo meticoloso che prevede una busta sigillata cambiata ogni giorno e un registro per garantire che la sua ubicazione sia sempre contabilizzata.

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Nel 2010, durante il pontificato di Benedetto XVI si tenne a Castel Gandolfo l'udienza generale nella piazza esterna, per la prima volta nella storia; tale usanza continuò anche nei due anni successivi. Dal 28 febbraio al 2 maggio 2013 Benedetto XVI vi risiedette temporaneamente dopo aver rinunciato al ministero petrino; il papa emerito tornò, poi, a soggiornare a Castel Gandolfo per due settimane nel mese di luglio 2015.

Il 21 ottobre 2016, per decisione di papa Francesco, il Palazzo Pontificio ha dismesso le sue vesti di residenza estiva papale ed è diventato ufficialmente un museo.

 

 

 

 

 

 

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Il primo pontefice a villeggiarvi fu dunque il senese Alessandro VII, che completò l'edificio con la facciata principale e l'ala occidentale, cui contribuì anche Gian Lorenzo Bernini.

 

 

pur rimanendo giuridicamente territorio italiano, furono dichiarate dominio extraterritoriale pontificio; e proprio con papa Pio XI il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo ritornò ad essere la residenza estiva dei papi. Pio XI fece anche realizzare dall'architetto Giuseppe Momo i collegamenti fra le tre proprietà, confinanti ma divise dalla rete stradale pubblica: una loggia per unire il Palazzo Apostolico a Villa Cybo e un cavalcavia per mettere in comunicazione il giardino di quest'ultima con quello di Villa Barberini. Nel 1934, inoltre, lo stesso pontefice fece allestire all'ultimo piano del Palazzo Apostolico, sotto la torre, la sede dell'osservatorio astronomico vaticano, noto anche come Specola Vaticana.

 

 

 

 

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Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo (o Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo) è un museo appartenente alla Santa Sede. Sino al pontificato di Francesco è stato una residenza papale suburbana.

 

recarsi a Castel Gandolfo almeno una volta l'anno, d'estate.L'extraterritorialità delle Ville Pontificie, frequentate per la villeggiatura dai papi fin dai tempi di Urbano VIII, era stata concessa alla Santa Sede con la legge delle Guarentigie, nel 1871 (assieme alla basilica e al palazzo del Laterano, a Roma), ed è stata riconfermata con i Patti Lateranensi nel 1929. I pontefici sono soliti recarsi a Castel Gandolfo almeno una  volta all'anno.

 

 

Il progetto del Palazzo Pontificio (il suburbano recesso, come venne allora chiamato) fu affidato a Carlo Maderno che lo realizzò con l'aiuto dei suoi assistenti Bartolomeo Breccioli e Domenico Castelli (1629). Benché promotore della sua costruzione, papa Urbano VIII non vi abitò mai preferendo risiedere nella vicina Villa Barberini, appartenente al nipote Taddeo Barberini. 

 

 

 

 

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