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La storia del pettirosso di Natale

Secondo la leggenda, quella notte di Natale era estremamente fredda e una brezza soffiava costantemente nella stalla dove Maria giaceva con il suo bambino, Gesù Bambino. Il fuoco nella stalla, unica fonte di calore per il bambino, stava per spegnersi e tutto ciò che Maria poteva fare era chiamare in aiuto gli animali circostanti. Chiese al bue, ma lui giaceva profondamente addormentato sul pavimento della stalla e non la sentiva. Successivamente, chiese all’asino pigro di ridare vita al fuoco, ma nemmeno lui sentì Maria. Né il cavallo o la pecora.
All’improvviso, Maria udì il battito delle ali. Un pettirosso l’aveva sentita gridare aiuto ed era volato alla stalla per aiutarla. Le sue ali erano come piccoli mantici, che sbuffavano e sbuffavano aria sulle braci, finché non tornarono a brillare di un rosso vivo. Continuò ad alimentare il fuoco, cantando per tutto il tempo, finché le ceneri non iniziarono ad accendersi. Con il becco, il pettirosso raccolse dei bastoncini freschi e asciutti e li gettò nel fuoco. Ma mentre lo faceva, una fiamma esplose improvvisamente e bruciò il petto dell’uccellino di un rosso vivo. Ma il pettirosso continuò semplicemente ad alimentare il fuoco finché non scoppiettò vivacemente e riscaldando l’intera stalla, mentre Gesù Bambino dormiva felice.
Maria ringraziò di cuore il pettirosso per i suoi sforzi e guardò teneramente il suo seno che ora era rosso per le bruciature e lo benedisse per il suo atto di valore e altruismo, dicendo: “D’ora in poi, lascia che il tuo petto rosso sia un ricordo della tua buona azione”. E fino ad oggi, il petto rosso del pettirosso copre il suo umile cuore.

 

Secondo il British Trust for Ornithology, i pettirossi sono diventati un simbolo del Natale perché sembravano dei portalettere… (o i portalettere assomigliavano a loro). Gli uccelli erano stati chiamati pettirossi per centinaia di anni prima che i postini britannici iniziassero a indossare cappotti rossi a metà del 1800 e guadagnassero lo stesso soprannome. Un pettirosso è apparso per la prima volta su una cartolina di Natale nel 1860 e, ironia della sorte, l’uccello è stato raffigurato con una busta.
Tuttavia, potrebbe esserci stata una connessione natalizia molto più lunga di questa in diverse parti del mondo. I nordeuropei, ad esempio, cercavano il pettirosso a Natale perché resisteva durante l’inverno, e nel sud della Germania l’usanza è quella di mettere il grano sul tetto per i pettirossi, che in quella stagione girano fiduciosi per le case.

Questa storia del pettirosso ha guadagnato una popolarità così immensa verso il 19° secolo che le sue immagini hanno cominciato ad apparire sui biglietti di auguri di Natale e sui francobolli. Le piume artificiali di questo uccello sacro sono ancora utilizzate per decorare le cartoline di Natale e persino i pettirossi artificiali si possono trovare sugli alberi di Natale come decorazioni. Quindi, la storia del pettirosso di Natale spiega che il duro lavoro e la determinazione sono le chiavi del successo, non importa quanto tu sia debole. Ti dice anche che l’altruismo è una virtù che non passa mai inosservata.

 

 

 

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Guido Reni, La Trinità, 1625-1626, olio su tela, Chiesa della Trinità dei Pellegrini, Roma.

 

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Guercino (Giovanni Francesco Barbieri)
San Filippo Neri
1644

 

 

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Cristo crocifisso con la Vergine, Maria Maddalena, Giovanni evangelista e San Prospero’, uno dei capolavori presenti nella Basilica della Ghiara di Reggio Emilia, all’altare della Comunità (o del Crocifisso), dove è collocato da 400 anni.

Cristo crocifisso della Ghiara è di un Guercino maturo, che ha vissuto l’esperienza romana accanto ai Ludovisi e fa tesoro delle influenze e delle esperienze artistiche vissute a Roma. Il quadro, di dimensioni notevoli (oltre 4 metri per 2,5), ha una impostazione solenne, di primo acchito monumentale, ma al suo interno contiene – in un contesto di assoluta tragicità - una dinamica di azioni e gesti familiari, amicali, affettuosi, di cura, che si integrano e traggono linfa dal Sacrificio estremo che viene rappresentato. La tavolozza dei colori è scura, tende al cupo, ma è al contempo ricercata, raffinata e decisa; la luce, utilizzata con assoluta maestria, esalta i contrasti ed evidenzia la plasticità delle figure.

Nel 1625, quando l’artista portò personalmente a Reggio Emilia la sua opera finita per consegnarla alla Città e ai padri Servi di Maria che custodivano come oggi la Basilica, la fu compreso da subito il rilievo artistico e simbolo dell’opera. Non a caso, infatti, al Guercino furono assegnati 500 ducatoni d’argento come pattuito, ma anche una preziosa collana d’oro con la medaglia della Madonna della Ghiara.

Le connessioni tra l’opera del Cristo crocifisso e Roma, a cui anche oggi si assiste grazie a mostra, si fecero sentire subito: agli inizi del Seicento il Guercino era stato contattato per la decorazione della cupola della Basilica della Ghiara, ma non poté accettare l’incarico in quanto convocato dal papa Gregorio XV, appunto il bolognese Alessandro Ludovisi, a Roma.

 

 

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La grande pala d'altare raffigura Cristo crocifisso morente consolato dall'Angelo con ai piedi della croce la Madonna Addolorata e i Santi Maria Maddalena, San Prospero 

Nel 1624 Il Consiglio Generale degli Anziani incaricò Giovan Francesco Barbieri, detto il Guercino, di realizzare la pala dell'Altare della Città (costruito a spese del Comune di Reggio, il cui stemma campeggia nella sommità), raffigurante la Crocifissione con la Madonna, la Maddalena, S. Giovanni Evangelista e S. Prospero, patrono di Reggio Emilia. La grande Pala, preceduta da molti disegni di studio, eseguita tra il 1624 e il 1625, è sicuramente l'opera di maggior impegno al rientro del Guercino in Emilia da Roma. L'impostazione solenne e monumentale della Croce e dei dolenti è sottolineata dalla tavolozza scura e profonda e dalla luce, che evidenzia la plasticità dei corpi e degli abiti, per un risultato di grande e potente originalità. Quando il Guercino scortò a Reggio la sua opera finita, tale fu la consapevolezza della città di fronte ad un simile capolavoro che, oltre al compenso pattuito di 500 ducatoni d'argento, gli fu offerta una collana d'oro con la medaglia della Madonna della Ghiara.

 

Nella Basilica della Beata Vergine della Ghiara è collocata la grande pala eseguita tra il 1624 ed il 1625 da Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino (1591-1666).
 
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Buona giornata❤️💜

 

Le grandi cose non vengono fatte per impulso, ma nascono da una serie di piccole cose messe insieme” - Vincent Van Gogh

 

 

 

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