Cristo crocifisso con la Vergine, Maria Maddalena, Giovanni evangelista e San Prospero’, uno dei capolavori presenti nella Basilica della Ghiara di Reggio Emilia, all’altare della Comunità (o del Crocifisso), dove è collocato da 400 anni.

Cristo crocifisso della Ghiara è di un Guercino maturo, che ha vissuto l’esperienza romana accanto ai Ludovisi e fa tesoro delle influenze e delle esperienze artistiche vissute a Roma. Il quadro, di dimensioni notevoli (oltre 4 metri per 2,5), ha una impostazione solenne, di primo acchito monumentale, ma al suo interno contiene – in un contesto di assoluta tragicità - una dinamica di azioni e gesti familiari, amicali, affettuosi, di cura, che si integrano e traggono linfa dal Sacrificio estremo che viene rappresentato. La tavolozza dei colori è scura, tende al cupo, ma è al contempo ricercata, raffinata e decisa; la luce, utilizzata con assoluta maestria, esalta i contrasti ed evidenzia la plasticità delle figure.
Nel 1625, quando l’artista portò personalmente a Reggio Emilia la sua opera finita per consegnarla alla Città e ai padri Servi di Maria che custodivano come oggi la Basilica, la fu compreso da subito il rilievo artistico e simbolo dell’opera. Non a caso, infatti, al Guercino furono assegnati 500 ducatoni d’argento come pattuito, ma anche una preziosa collana d’oro con la medaglia della Madonna della Ghiara.
Le connessioni tra l’opera del Cristo crocifisso e Roma, a cui anche oggi si assiste grazie a mostra, si fecero sentire subito: agli inizi del Seicento il Guercino era stato contattato per la decorazione della cupola della Basilica della Ghiara, ma non poté accettare l’incarico in quanto convocato dal papa Gregorio XV, appunto il bolognese Alessandro Ludovisi, a Roma.
