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Costruito per volere di Federico II tra il 1239 e il 1250, il Castello Ursino nacque all’interno del progetto difensivo delle coste orientali siciliane e sorgeva su un promontorio circondato dal mare.

Il progetto dell’edificio fu ideato e realizzato per mano dell’architetto Riccardo da Lentini che decise di renderlo simbolo dell’autorità e del potere imperiale.

A causa dell’eruzione del 1669 la lava che scorreva a sud del castello, dove oggi c’è il quartiere “Angeli Custodi“, in direzione del mare, lo avvolse da ovest e da est con due bracci di magma, che colmarono i fossati e ne ridussero l’altezza “apparente” dal nuovo piano di calpestio, infatti le basi delle torri “a zampa di elefante” scomparvero alla vista e soltanto 20 anni fa sono state riportate alla luce.
La lava, che aveva un fronte di circa 800-900 metri, riversandosi nel mare a ridosso dell’edificio creò una striscia di terra ferma e da quel momento il Castello Ursino non fu più affacciato sul mare.

Nel XVI secolo divenne dimora temporanea dei Viceré, e parte della sua struttura fu adibita a prigione. I graffiti e le iscrizioni realizzate dai prigionieri sono tuttora visibili al piano terra dell’edificio, nonostante le numerose ristrutturazioni.

Nel 1934 fu restaurato con l’intento di riportarlo all’originale stile svevo (dove non fu possibile a quello rinascimentale), e divenne la sede del Museo Civico di Catania.

 

 

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Buona giornata❤️🧡

 

Chi ha un perché per vivere può sopportare quasi ogni come.
Friedrich Nietzsche

 

 

 

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In origine il fiume scorreva in superficie, alimentando, prima dell’eruzione etnea del 252 d.C., il lago di Nicito. I materiali emessi durante le successive eruzioni vulcaniche provocarono la copertura di alcuni tratti del corso del fiume che venne definitivamente sepolto durante l’eruzione del 1669. Fu allora che i suoi 36 canali scomparvero sotto la lava riducendosi a 7, i cosiddetti “sette canali” che costituiscono la fontana della Pescheria.

 

 

 

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L’Amenano è un fiume a corso perenne che sfocia in mare nel Golfo di Catania; i Greci ritenevano che fosse una divinità tanto da incidere il suo “volto mitologico” (un toro dalla testa umana) su alcune monete del V secolo a.C.

Il suo percorso è oggi sotterraneo e la sua foce si trova in corrispondenza del centro della città di Catania nei pressi della Porta Uzeda.

 

 

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La fontana dell'Amenano in Piazza Duomo.

La fontana, costruita nel 1867 dal maestro napoletano Tito Angelini in marmo di Carrara, rappresenta il fiume Amenano come un giovane che tiene una cornucopia dalla quale fuoriesce dell'acqua che si versa in una vasca dal bordo bombato. L'acqua, tracimando da questa vasca, produce un effetto cascata che dà la sensazione di un lenzuolo. Da qui il modo di dire in siciliano "acqua a linzolu"] per indicare la fontana.

L'acqua che cade dalla vasca si riversa nel fiume sottostante, che scorre ad un livello di circa due metri sotto la piazza.

Alle spalle della fontana, una scalinata in pietra lavica conduce all'antico mercato cittadino della Pescheria.

 

 

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Fontana dei Sette Canali

Considerata la più antica tra le fontane catanesi, la Fontana dei Sette Canali si trova nei pressi della pescheria di Catania. Al di sotto della gradinata che si trova alle spalle della Fontana dell’Amenano è racchiusa questa antica fontana comunemente conosciuta con il nome di Fontana dei “Setti Cannola”. Dai sette buchi (o bocche) di cui è caratterizzata, uscivano copiosi zampilli d’acqua provenienti proprio dal fiume Amenano, permettendo agli abitanti etnei di farne un uso pubblico.

Costruita intorno al 1600 per volere di Filippo III, la fontana è formata da una grande vasca rettangolare nella quale si raccoglie l’acqua che fuoriusce dalle sette bocche. Restaurata nel 1978, oggi l’acqua continua a sgorgare da questa fontana diventando un monumento.

 

 

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