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L'interno, a pianta ovale, è coperto da una cupola, sulla cui imposta si aprono i finestroni. L'aula è preceduta da un endonartece ed è conclusa da un'abside connesso al grande spazio ovale tramite un arco trionfale trattato alla stregua del boccascena di un teatro lirico, non sorprende per un'architettura barocca di tale pregio. Vi è custodito un organo a canne risalente al 1841, opera di Salvatore Andronico Battaglia da Palermo. Nella sagrestia si trova invece un dipinto del Cristo di Burgos di origine spagnola, risalente al XVII secolo, che la gente chiama il Cristo in gonnella per la veste sacerdotale lunga fino alle caviglie.

Una delle caratteristiche più evidenti di questo edificio, comune tra l'altro a numerosi edifici settecenteschi del Val di Noto, è una sorta di discordanza stilistica, poetica tra elemento architettonico ed impianto decorativo. 

 

 

 

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Felice giornata❤️🧡

 

Ci sono alcuni che sentono la pioggia; altri riescono solo a bagnarsi.

 

 

 

 

 

 

 

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Presenta gli elementi tipici del barocco siciliano, quali il prospetto aggettante sulla strada ed incombente sullo spettatore e la scalinata da cui si raggiunge il portale.

Il primo ordine della facciata è scandito da colonne ioniche, tra cui si apre al centro il portale d'ingresso. Il secondo ordine è invece percorso da una gelosia in ferro battuto già di chiaro gusto ottocentesco.

 

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L'edificazione della chiesa iniziò tra il 1760 ed il 1765, sotto la direzione dell'architetto Fra Alberto Maria di San Giovanni Battista, carmelitano di Scicli, nonostante vi siano elementi che riconducono alle architetture dell'ingegnere Vincenzo Sinatra di Noto. Nel 1776 con la conclusione degli stucchi di Giovanni Gianforma e dell'affresco della volta, terminarono i lavori di costruzione dell'edificio. Le ultime decorazioni interne, quali stucchi e dorature, furono operati nel 1854.

L'attuale chiesa è frutto di numerose ricostruzioni effettuate tra la prima metà del Settecento e i primi anni del XIX secolo. Grazie alle donazioni concesse nel 1651 dalla baronessa di Donnabruna, Donna Giovanna Distefano, moglie di don Girolamo Ribera, fu avviata la costruzione del monastero e della vecchia chiesa; dopo il sisma fu realizzata la facciata concavo-convessa a tre ordini, che riporta influssi borrominiani (San Carlo alle Quattro Fontane a Roma). Nel presbiterio della chiesa conventuale si conserva il sepolcro di don Guglielmo Distefano e di Eleonora Paternò e Tornabene, vedova del Principe di Biscari; il cartiglio epigrafico commemorativo per quanto danneggiato dall'usura è ancora perfettamente visibile.

Dal 1918 la chiesa svolge anche la funzione di Pantheon, avendo ricevuto numerose spoglie di soldati sciclitani caduti nella prima guerra mondiale.

 

 

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Municipio di Scicli è noto per essere stato utilizzato come sede del Commissariato di Vigata (impiegando la facciata esterna e la parte destra del piano terra) e della questura di Montelusa (servendosi solo del primo piano) nelle serie televisive Il commissario Montalbano (dal 1999) e Il giovane Montalbano (2012-2015).La visita al Municipio di Scicli permette di vedere da vicino due dei set più frequenti e iconici del Commissario Montalbano. Il primo è il commissariato di Vigata con l’ufficio del Commissario mentre il secondo è la stanza del Questore di Montelusa che nella realtà è invece la stanza del sindaco di Scicli.

 

 

 

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Palazzo Comunale di Scicli è stato costruito tra il 1902 e il 1906 nel luogo dove anticamente si trovava il Monastero delle Benedettine, annesso alla Chiesa di San Giovanni Evangelista. L’esterno del palazzo, progettato dagli architetti Cartia e Sallicano, presenta uno stile eclettico che si armonizza perfettamente con il barocco degli altri edifici di Via Mormino Penna. Il prospetto è incorniciato da lesene e semicolonne che culminano in dei capitelli in stile corinzio. La superficie della facciata è scandita in senso orizzontale dalle linee di bugnato liscio interrotte solo dalle finestre. Queste si presentano molto semplici al piano terro mentre quelle del primo piano, richiamano gli elementi del primo Rinascimento fiorentino. Proprio al centro del prospetto si trova il portale d’ingresso, preceduto da una scalinata ed affiancato da due semicolonne addossate alle colonne. 

 

 

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