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Rimasto in abbandono per lunghi secoli, subì a partire dal 1526 una progressiva spoliazione a opera degli Spagnoli di Carlo V, che sfruttarono i blocchi di pietra già tagliati per costruire le nuove fortificazioni attorno Ortigia: scomparvero in tal modo l'edificio scenico e la parte superiore delle gradinate. Dopo la seconda metà del Cinquecento, il marchese di Sortino, Pietro Gaetani, riattivò a proprie spese l'antico acquedotto che portava l'acqua sulla sommità del teatro, favorendo l'insediamento di diversi mulini installati sulla cavea: di questi resta ancora visibile la cosiddetta “casetta dei mugnai” che si erge sulla sommità della cavea.
Secondo la tradizione greca l'attività teatrale, essendo considerata una forma di attività istituzionale, era concessa a tutti i cittadini, anche ai più poveri, tramite il Teorico (fondo), un fondo creato per le attività di questo tipo.
Le attività teatrali persero di importanza durante la dominazione romana, dove presero il sopravvento anche gli spettacoli dei gladiatori.
Eschilo rappresentò a Siracusa nel 470 a.C. Le etnee (tragedia scritta per celebrare la rifondazione di Catania con il nome di Aitna.
Théatre de Syracuse, fine sec. XVIII Importanti modifiche furono attuate nel teatro, forse al momento della deduzione della colonia, nella prima età augustea. La cavea venne modificata in forma semicircolare, tipica dei teatri romani, anziché a ferro di cavallo, come d'uso per i teatri greci e furono realizzati i corridoi che permettevano l'accesso all'edificio scenico (parodoi).
teatro ellenistico
Sembra che il teatro sia stato sottoposto a un intervento di ristrutturazione nel III secolo a.C. dopo il 238 e certamente prima della morte di Gerone II il 215 a.C., nella forma che oggi vediamo. La sua costruzione era stata progettata tenendo conto sia della forma naturale del colle Temenite, che della possibilità di sfruttare al massimo l'acustica. Tipica caratteristica dei teatri greci è anche la valorizzazione della visione panoramica, cui il teatro di Siracusa non doveva essere esente, offrendo la visione dell'arco del porto e dell'isola di Ortigia, nonostante la scena probabilmente coprisse parte della visuale.
Iscrizione nel diazoma
Teatro greco di Siracusa
L'esistenza di un teatro a Siracusa viene menzionata già alla fine del V secolo a.C. dal mimografo Sofrone, che cita il nome dell'architetto, Damocopos, detto Myrilla per aver fatto spargere
unguenti (“myroi”) all'inaugurazione. Non è dimostrato, però, che il passo ricordi questo monumento, potendosi pensare ad altro teatro posto in un altro luogo. È stato ipotizzato che in quest'epoca il teatro non avesse ancora la forma a semicerchio, che diventerà canonica alla fine del IV secolo a.C. e nel corso del III a.C., ma potesse essere costituito da gradinate rettilinee, disposte a trapezio.
Diodoro Siculo riferisce l'arrivo a Siracusa di Dionisio nel 406 a.C. nel momento in cui il popolo usciva da un teatro. Plutarco racconta invece dell'irruzione di un toro infuriato nel teatro durante un'assemblea cittadina (355 a.C.), e dell'arrivo in carro di Timoleonte nel 336 a.C., mentre il popolo vi era riunito, testimoniando l'importanza dell'edificio nella vita pubblica.
teatro arcaico o teatro lineare a pochi metri da quello antico.
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ANCHE SE LA FINESTRA È LA STESSA, NON TUTTI QUELLI CHE VI SI AFFACCIANO VEDONO LE STESSE COSE: LA VEDUTA DIPENDE DALLO SGUARDO.
- È una suggestiva strada lunga 150 metri che conduce alla cima del Colle Temenite. Attraversandola si notano le alte pareti rocciose che la circondano da entrambi i lati e le edicole votive che vi furono scavate lungo tutto il tragitto. Siracusa avendo un'importante tradizione greca conosceva e praticava il culto degli Eroi che erano, in epoca antica, considerati dei "Semidei". Poi, in epoca greca successiva, quando si parlava di "Eroe" si intendeva un "defunto" che si era particolarmente distinto in vita e per questo da morto meritava di essere "eroicizzato", ovvero di essere onorato e venerato come si veneravano gli eroi mortali. La Via è in salita e curva prima verso ovest e poi verso nord. Essa conduce nel punto più alto del Colle siracusano. Salita la Via dei Sepolcri si giunge sulla cima del rilievo montuoso detto Colle Temenite. Qui sono stati individuati i resti del Santuario di Apollo Temenite (termine greco "Temenos" che significa "Recinto sacro") che dà il suo nome all'intero Colle.
Le edicole votive nella parete rocciosa del colle vicino al Ninfeo
Le ultime gradinate del teatro greco; la Casetta dei mugnai e in lontananza la cavità della grotta del Ninfeo
Visuale del terrazzo Temenite dall'interno di una delle sue cavità
Nel corso di uno dei viaggi a Siracusa del pittore Jean-Pierre Hoüel nella seconda metà del '700. Rappresentò la grotta del ninfeo per come si trovava allora. Il guazzo mostra una grotta più profonda di quella attuale e con l'acqua che scende attraversando il teatro su cui erano installati dei mulini. Nella grotta delle donne intente a lavare i panni.
La grotta del Ninfeo è una cavità artificiale scavata nella roccia del colle Temenite (dal greco Temenos ovvero "recinto sacro") sito presso il Parco archeologico della Neapolis di Siracusa.
L'acqua, che scorre dalla grotta, si chiama Galermi, voce saracenia, che significa buco d'acqua.



















