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Doppio ritratto

Raffaello 1516

 

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Salomè con la testa del Battista

Questo precoce capolavoro di Tiziano, che illustra il terribile episodio biblico in una stanza scura, rischiarata da un arco che si apre su un cielo limpido e sormontato da un amorino scolpito, mostra già la poetica del grande artista nell’atmosfera sospesa, l’espressione assorta ed enigmatica della protagonista, la tessitura luminosa dei panni e degli incarnati. La scena è venata di raffinati e sensuali lirismi e rappresenta Salomè accompagnata dall’ancella che sorregge il vassoio sul quale è poggiata la testa del Battista, nella quale è stato riconosciuto un autoritratto dell’autore. L’opera, datata al 1515, è forse documentata nel 1592 presso la collezione di Lucrezia d’Este e di certo appartenne al cardinale Pietro Aldobrandini fin dal 1603, quindi alla nipote Olimpia che sposò in seconde nozze Camillo Pamphilj. L’antica fama del dipinto è dimostrata dalle diverse copie coeve ancora esistenti.

 

 

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Daniele Da Volterra.

 

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Caratteristica della figura di donna Olimpia è che gli eccessi che le furono attribuiti erano soprattutto relativi a un'ossessiva avidità di denaro e di potere, all'epoca data per scontata negli uomini ma molto rara, in maniera così esplicita e prevalente, nelle donne.

Tra le pasquinate rimaste celebri sul suo conto, si ricorda la seguente: «Per chi vuol qualche grazia dal sovrano / aspra e lunga è la via del Vaticano / ma se è persona accorta / corre da donna Olimpia a mani piene / e ciò che vuole ottiene. / È la strada più larga la più corta» (a proposito della gestione, da parte della donna, dell'Erario Pontificio), o anche: «Chi dice donna, dice danno / chi dice femmina, dice malanno / chi dice Olimpia Maidalchina, dice danno malanno e rovina».

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La sua influenza sul cognato pontefice era tale che ogni decisione importante era comunque sotto il suo vaglio Si disse che la sua beneficenza fosse sempre interessata: che la protezione assicurata alle cortigiane mascherasse una vera e propria organizzazione del traffico della prostituzione, che i comitati caritatevoli per l'assistenza ai pellegrini del Giubileo del 1650 fossero organizzati a scopo di lucro, che il Bernini, allora in disgrazia, avesse ottenuto la commessa per la fontana dei Quattro Fiumi di piazza Navona solo per aver fatto omaggio alla Pimpaccia di un modello in argento alto un metro e mezzo del lavoro che voleva eseguire. Quando il 7 gennaio 1655 Innocenzo X morì, si narra che Donna Olimpia asportò dalla sua stanza due casse piene d’oro e che, a quanti le chiedevano di partecipare alle spese del funerale, rispondesse: “Che cosa può fare una povera vedova?” Così, per l’avarizia dei parenti, il cadavere del pontefice rimase momentaneamente senza sepoltura e solo grazie alla generosità del suo maggiordomo Scotti, che fece costruire una semplice cassa, e del canonico Segni, che intervenne finanziariamente per sostenere le spese, Innocenzo X poté essere sepolto nella chiesa di S.Agnese

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Ritratto di Olimpia Maidalchini Pamphilj

Questo celebre busto ritrae la nota cognata di papa Innocenzo X Pamphilj e fu completato certamente entro il 1650. Il carattere determinato ed ambizioso della principessa la resero bersaglio polemico degli avversari del pontefice, che ne tramandarono un’immagine fortemente sfavorevole.

Il ritratto è una delle più alte testimonianze della scultura romana di metà Seicento. L’autore, il bolognese Algardi a lungo in rapporto con la committenza Pamphilj, fu il maggior esponente dello schieramento classicista dell’epoca. Di straordinaria resa fisiognomica, il volto mostra gli zigomi imponenti e il mento risoluto della potente nobildonna, mentre il vertice del virtuosismo formale è raggiunto nella resa del sottile velo vedovile che si gonfia d’aria dietro il capo.

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