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La fontana ha subito numerosi danni nei secoli. Fu usata come lavatoio nel XVI secolo e fu oggetto di vandalismi il 25 gennaio 1580. Nel 1592 fu apposta la ringhiera di protezione per evitare che fosse usata come abbeveratoio dagli animali alla Dogana in palazzo Vecchio. Una targa dei Signori Otto sulla parete di Palazzo Vecchio datata 1720 vieta di "fare sporchezze di sorta alcuna, lavare in essa calamai, panni o altro né buttarvi legnami o altre sporcizie.

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Fontana del Nettuno.

L'idea di far costruire una grande fontana monumentale - la prima grande fonte pubblica a Firenze - venne a Cosimo de' Medici verso il 1549, per ragioni di sanità, di autocelebrazione e anche di convenienza personale, poiché la scarsità dell'approvvigionamento idrico in questa zona della città (per qualità e quantità) era vissuta dal granduca in prima persona che risiedeva in palazzo Vecchio con tutta la famiglia, e che aveva già perso tre figli per malattie e scarsità di igiene generale.   Durante il Carnevale del 1830 fu clamorosamente rubata la statua del satiro più vicino all'angolo di palazzo Vecchio; il furto fu operato da un gruppo di buffoni che, dopo aver a lungo ballato attorno alla fontana, avevano mascherato la statua, caricandola poi su un carrettino e portandola via: non venne mai ritrovata. L'anno dopo fu sostituita da una copia fedele dello scultore Francesco  Pozzi.

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Basta fermarsi alle spalle della statua e puntare lo sguardo verso l’alto sulla nuca del Perseo, ed ecco che comparirà il suo volto.  

Pare infatti che Benvenuto Cellini abbia voluto scolpire il suo autoritratto proprio sull’opera che glì costò così tanta fatica.
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Più grande era la statua, più difficile era l’impresa. Tale fusione mise a dura prova il Cellini e i suoi assistenti, tanto che l’artista racconta nella sua “Vita” di una fusione quasi epica.  

 Pioveva, la fornace era talmente calda che si era incendiato il tetto. Cellini era distrutto, probabilmente a causa delle esalazioni dei metalli che sono in grado di provocare una febbre altissima. Nel momento cruciale della colata, fu costretto a mettersi a letto. Prima di andare, credendo di non arrivare al giorno dopo, spiegò ai suoi assistenti come fare. 

.Venne poi richiamato perché si era spenta la fornace a causa dell’acqua. Più morto che vivo, ordinò di spegnere il fuoco sul tetto e di aggiustare la fornace, che però esplose.   

Il bronzo era poco fluido perché la lega si era consumata. Allora il Cellini buttò nella fornace semi-distrutta tutti i suoi piatti e scodelle di stagno, per un totale di 200 pezzi. Alla fine il metallo tornò liquido e la fusione 

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La fatica la m’era insopportabile; e pure io mi sforzavo.”
Queste sono le parole dello scultore, riportate nella sua autobiografia La vita”, che testimoniano la grande difficoltà per la fusione del Perseo.Si parla di “fusione straordinaria”.
L’artista, scelse di utilizzare il procedimento a cera persa, tipico degli antichi greci, attraverso la fusione in un unico getto. La statua che vediamo è infatti costituita da soli tre pezzi: il corpo dell'eroe, il corpo di Medusa e la sua testa. Per la fusione a cera persa era necessario fare una statua di creta vuota all’interno, cuocerla e stendervi la cera per poi ricoprirla di altra creta. Una volta uniti i tre strati con i chiodi, si infornava. La cera si scioglieva e si versava il bronzo liquido. Si toglieva tutta la creta e i chiodi ed infine si rifiniva.   

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Perseo con la testa di Medusa, una delle statue più belle e famose della Loggia dei Lanzi a Firenze, è l’opera in bronzo che tenne impegnato l’artista Benvenuto Cellini per ben 9 anni Nel 1545 Cosimo I de’ Medici, dopo il suo insediamento come duca della Città, commissionò al Cellini una statua da esporre sotto l’arcata della Loggia. Cellini scelse di raffigurare il mito di Perseo e Medusa. Esso racconta come l’eroe greco, grazie allo scudo donatogli da Atena, riuscì a uccidere Medusa, l'unica mortale delle tre Gorgoni, esseri mostruosi con serpenti al posto dei capelli e lo sguardo pietrificante. 

 Il mito nasconde un significato politico. Il trionfo di Perseo su Medusa è l’allegoria della vittoria di Cosimo I sull’ esperienza repubblicana, a cui pose fine nella sua Firenze. Dal corpo di Medusa escono infatti serpenti, allusione alle discordie che avevano da sempre compromesso una vera democrazia.
 
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