Profilo BACHECA 818
In una mia precedente vita, nella Lipsia del XVIII secolo,
indossavo un abito di broccato blu e pizzi d’Anversa,
pronto a scortare la raffinata Eleonore a un concerto di Bach.
La città profumava di cera e primavera, e la carrozza
ci portò lentamente alla Nikolaikirche.
Lì, tra le note sacre dell’organo e la maestà del Maestro,
il tempo parve fermarsi.
Accanto a lei, in quella cornice di luci tremolanti e musica celeste,
vissi un frammento d’eternità.
Sabato 5 luglio 1492 – Palos de la Frontera, Spagna
L’alba si posava lieve sulle acque calme del porto di Palos. Cristoforo Colombo camminava tra le sue caravelle, osservandole con l’occhio attento di chi non lascia nulla al caso. La Niña, la Pinta e la Santa Maria erano ancora ferme, ma già pronte a solcare mari sconosciuti. I marinai caricavano provviste, rammendavano vele, sistemavano carte nautiche. Eppure, più che ai venti e alle rotte, Colombo pensava a ciò che non si poteva calcolare: il dubbio degli altri, la paura dell’ignoto, il peso della propria fede.
Non aveva certezze, solo una convinzione incrollabile: oltre l’orizzonte c’era una nuova via. Non perché fosse logico, ma perché lo sentiva con ogni fibra del suo essere.
Quel sabato, il viaggio non era ancora cominciato. Ma nel cuore di Colombo, la partenza era già avvenuta. Perché ogni grande impresa, come ogni relazione è un salto nel buio, un affidarsi a qualcosa che ancora non si vede.
E per arrivare lontano, bisogna crederci più di quanto sembri ragionevole.
Il mare era ancora immobile. Ma all’orizzonte, già brillava una luce sottile.
Come la mela non si discosta mai troppo dall’albero che l’ha generata,
così la mia dedizione all’astrofisica affonda le radici nei primi anni della mia vita...
Il vento è come la verità: non lo afferri, ti travolge.
E se non sei pronto a farti portare via, non lo vivrai mai davvero...







