Sono contento che hai rimosso il post. Si vedeva lontano un miglio che stavi versando una delle tue solite crisi esistenziali da personaggio shakespeariano non pervenuto. Tranquillo, ti voglio bene lo stesso, anche quando scrivi queste sceneggiate lunghe come un testamento delle famiglie nobili. Insomma avevi partorito un vero capolavoro di vittimismo, un misto tra predica da sacrestia, monologo da soap opera argentina e minaccia da film di serie B.
E ora te ne sei saggiamento andato sulla maldicenza, sali di livello? Buono e bravo!
Allora come mi hai chiesto analizzo il tuo testo. Diciamo che nasce con un intento condivisibile, condannare la maldicenza e richiamare a un po’ più di consapevolezza nel modo in cui si parla degli altri. Fin qui tutto bene, anzi quasi didascalico e riconosco il Federico di un tempo.
Poi però prende una piega interessante: per denunciare chi “giudica”, procede a una lunga serie di giudizi molto netti su chi non rientra nella visione dell’autore. In pratica, il problema della maldicenza viene spiegato attraverso… una discreta dose di etichettamento altrui. Un paradosso che si regge con una certa sicurezza retorica.
L’idea che la maldicenza sia automaticamente figlia di ignoranza e invidia è uno di quei classici scorciatoioni concettuali che suonano bene, ma funzionano solo finché non si guarda troppo da vicino. È comoda: divide il mondo tra chi capisce e chi “semina dissapore”. Ordinato, pulito… forse un po’ troppo.
La parte sul virtuale poi è una vecchia conoscenza: internet come regno della mediocrità e dell’anonimo malintenzionato. Una visione un po’ vintage, dove il mezzo è quasi sempre colpevole e le persone diventano dettagli secondari.
E si arriva alla chiusura, che è il vero colpo di scena: dopo aver spiegato per varie righe quanto sia sbagliato parlare male degli altri, si chiude con un “se non ti piace, ignorala” che suona come la versione minimalista del “ma io intanto ho già giudicato tutti gli altri”.
In sintesi: un testo che denuncia la maldicenza con grande convinzione… mentre le passa accanto senza accorgersi che, ogni tanto, cambia semplicemente nome.
Ma poi perché ignorarla?
A tanti piace, anche se sappamo a chi piace e che sono quasi tutti uomini sposati, quelli che un tempo criticavi aspramente ricordi?
Io ti preferivo quando eri Federico, tutto qui.
Ma hai il sacrosanto diritto di essere Sonia.
Mai stato omofobo.
Sei come quel cagnolino che abbaia alla propria coda convinto che sia un nemico da sconfiggere.
Non ci sono nemici Fede, sei sempre stato tu l'ostacolo alla tua felicità.
Comunque voglio rassicurarti che io invece sto benissimo e gli amici del vecchio gruppo ti salutano e pregano ogni giorno per te.
Sfogati quanto vuoi se ti fa bene.
Scrivi pure il tuo poema epico numero 47. Annuncia il 9 giugno, il 15 luglio, il 3 settembre… cita Baltasar Graciàn... tanto il risultato è sempre lo stesso. Io ti leggo, sorrido, e vado avanti con la mia vita. Mi sono già iscritto su altre chat per sensibilizzare le persone ad aiutare chi è nelle tue condizioni. Porterò il tuo esempio ma ovviamente tutelerò la tua privacy.
Con affetto sincero.






