È che a volte ritornano e te li trovi davanti proprio mentre stai facendo altro, mentre stai pensando ad altro, quando la tua vita inizia a prendere una direzione diversa dopo tutto il tempo passato ad avvitarsi su se stessa e all'improvviso sono lì, davanti a te, con i loro sguardi, le loro parole che speravi di avere dimenticato, fatti di vuoto e di nostalgia, il dolore del ritorno impossibile.
Ritornano per contrasto, per compensare un vuoto più recente, ritornano per dirti io ci sarei stata e anche se non hai più voglia di starle a sentire perché la tua memoria gronda delle loro parole, te lo ripetono comunque e se non sono loro è il dolore del ricordo che non se ne va, resta lì come una eterna pietra d'inciampo a rinnovarsi ogni volta che qualcuno esce dalla tua vita, persino quando non c’era mai entrato.
Ci si sveglia invecchiati e stanchi dopo ogni nuova delusione, dopo essersi sbagliati un’altra volta, un po' più vuoti e molto più cattivi eppure sarebbe bastato poco, ma vai a sapere cosa è poco e cosa è tanto, cosa è importante e cosa soltanto un accidente dell’incontrarsi o un gioco dell’immaginazione preso troppo sul serio per qualcuno a cui non piaci più o forse non sei mai piaciuto ma facevi comodo tra un qualcosa di meglio e l’altro.
La tua assenza non ha vuotato queste stanze
soltanto il mio silenzio è un po' più denso
così ti ricordo - se il ricordare ha un senso
Ma certe persone non le dovremmo ricordare mai, bisognerebbe istituire dei corsi per depotenziare il ricordo, insegnare una ars oblivionalis per poter fare un percorso a ritroso nelle stanze della memoria dove gli antichi collocavano le cose da ricordare per ritrovarle ripercorrendone i luoghi con l'immaginazione.
O meglio ancora farlo esplodere, questo maledetto palazzo della memoria, dinamitarlo una volta per tutte e aggirarsi finalmente tra macerie indistinguibili, muri franati, vetri infranti, spuntoni di armature e nugoli di polvere e calcinacci, dove cose e persone perdano finalmente la loro consistenza e si smembrino in un pulviscolo di sensazioni sempre più deboli, sempre più lontane, come luci fredde di stelle di cui ignoriamo la morte e che sembrano ancora lì solo per la distanza che ce ne separa.
E invece ce ne ricorderemo ancora per chissà quanto, anzi avremo aggiunto assenza ad assenza, mancanza a mancanza, arricchito il liber monstrorum di altre nostalgie, ché questo in fondo sono le nostalgie: ircocervi tra l’essere e l’essere stato, mostri della memoria, adynaton che mescolano ciò che è con ciò che avrebbe potuto essere e rendono il presente un luogo instabile e fluttuante, sempre a rischio di precipitare nel passato, una macchina del tempo portatile e fuori controllo con la retromarcia innestata.