AI
Un molto interessante scritto (the wrong apocalypse) pubblicato di recente dall'uomo più ricco d'Italia (di recente ha superato Ferrero della Nutella) osserva che l'intelligenza artificiale si pasce di quanti vi ricorrono.
Assimila infatti dalle nostre domande il nostro modo di ragionare e -incrociandole con le domande di milioni di altri utenti- acquisisce informazioni, le elabora (algoritimicamente) e ci dispensa risposte che altro non sono se non la sintesi di quanto ha imparato grazie ai queaiti ricorrenti della sua sterminata platea di postulanti.
E' niente altro che uno specchio capace
di interpretare le espressioni di chi vi si riflette e di rappresentarle come soluzioni a chi vi si accosta ignaro o dubbioso.
Nell'apparente attenzione che riserva al nostro specifico problema o quesito, sta solo rivendendo quanto ha colto dalle istanze spontanee di qualcun altro, in qualche altro angolo del web.
Ma se è così, che differenza c'è tra l'AI e un qualsisi social (ad es. D*gil*an*)?
Anche qui ciascuno di noi è alla ricerca della sua felicità, che gli viene somministrata nella forma e nell'immagina di altri utenti (anch'essi alla ricerca) che l'algoritmo ci fa incontrare, preconfezionati esattamente sui bisogni e sui desideri che abbiamo ingenuamente confessato al social al momento dell'iscrizione.