Forse sarò una voce fuori dal coro, però questo Natale che sta arrivando,
lo sento più vicino degli altri, più autentico.
Sono sempre stata costretta negli ultimi anni, per scelte dei familiari a
trascorrere questo evento sempre in mezzo ad altri tremila, tutto così
inesorabilmente seriale.
Per una come me è sempre stato come sentirsi soffocata dalla massa.
Ho sempre odiato le grandi tavolate, lo stare insieme per forza perché è il Natale
che lo pretende. Non ho mai creduto alla storiella che a Natale siamo tutti più buoni,
chi è veramente buono lo è tutto l’anno, chi non si sopporta, si odierà anche per Natale!
Il mio elogio va cmq a tutte quella associazioni che si occupano di volontariato, nell’aiutare
i poveri, offrendo i pasti e che quest’anno dovranno impegnarsi con pranzi d’asporto.
Un pensiero a tutti coloro che per causa Coronavirus hanno perso il lavoro.
Una preghiera per tutti quelli che ci hanno lasciato, che se ne sono andati così,
nel loro viaggio da soli e sostegno per i parenti.
Il mio disappunto va invece a tutti quelli che si lamentano perché
Non possono bearsi della settimana bianca.
A tutti quelli che dovranno rinunciare ad andare al cinema a gustarsi il loro
Cinepanettone.
Tante le cose e le abitudini a cui tutti abbiamo dovuto rinunciare per il Covid19.
Ma data la situazione di forte fragilità e incertezza, la salute deve venire prima
di tutto. A me mancheranno le mie passeggiate nelle vie tutte addobbate, vedere
tutta quella gente indaffarata, negli ultimi acquisti, alcuni un pochino stressati, però
sempre felici. Vedere delle vetrine che sono come un 'opera d’arte, tutte quelle
cascate d luce, quella Chiesa (la mia preferita) che sembra una vecchia cartolina
di Natale illustrata, l’appuntamento con le amiche per il rito del brindisi.
Sarà un Natale forse più sobrio, ma forse finalmente colmo di vero amore.
Ah… dimenticavo: questo Natale ho preparato l'albero con i nomi sulle palle
di tutti quelli che me le hanno scassate tutto l'anno.









