E' una notte mite di inizio novembre
di quelle che senti si possano accendere
di occhi fuggiaschi nei passi danzanti
fasciati dai vestiti fruscianti.
Senti l'odore della pelle
nei sussurri delle ancelle
dai volti caramellati
di piaceri speziati.
Non postare brani lunghi, la gente non li ascolta.
Non scrivere post lunghi, la gente non li legge.
Quante volte ho ascoltato in silenzio queste parole.
Alle volte pare che esistiamo soltanto
nella misura in cui qualcuno ci tributa un riconoscimento.
Col rischio di rimbalzare da uno spazio ad un altro
nell'attesa di un gesto, oppure entrare a far parte di sistemi
relazionali fallaci per la paura di restare esclusi
dal flusso del traffico. Rischiando di perdere di vista
la propria rotta, e quella delle persone care o di altre
che meritano davvero una sosta, uno sguardo.
In questo mi sento molto analogico,
consulto le mappe delle rotte che imposto,
a tempo avanzato mi dedico alla scoperta del resto.
Ogni giorno mi alzo con poche mete in testa,
alla bellezza non rinuncio, quanto al resto
del traffico, basta poco per avvelenare lo sguardo.
Scelgo la musica in cui ancora mi perdo,
scrivo quanto è vitale al mio sostentamento,
spesso rimango solo, è uno scotto che pago,
l'ho già messo in preventivo, non mi lamento.
La vita è un transito che spesso sfugge di mano
e non mi distraggo.
Ricordo la storia di un giovane puledro
che un bel giorno si abbeverò al fiume
e vide una ragazza seduta di spalle.
Aveva i capelli lunghi come il vento
e biondi come il grano,
e quando lei si voltò lui notò
quanto i suoi occhi luccicassero.
Poi si avvicinò col capo chino
e lei gli prese il muso tra le mani.
Le scrutò nel fondo dello sguardo,
ora i suoi occhi brillavano.
Lei lo accarezzò curandogli
le ferite dell'animo.
Lo condusse in acqua
e gli montò in groppa,
attraversarono il fiume
e si lanciarono al galoppo
perdendosi in braccio
all'orizzonte sconfinato.