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"La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia debolezza"

 

 

Ogni cane è speciale. Ognuno a modo suo. Li chiamiamo Rescued, e questo è vero nel momento in cui entrano nella nostra vita. Pian piano vedono in noi chi potremmo, o forse dovremmo essere, e ci dedicano tutto il loro amore andando a colmare alcune delle nostre lacune. E non si appoggiano a noi, no, si integrano completamente andando a completarci. Forse è questo il senso del dolore straziante quando siamo obbligati a salutarli. Il mio sì, era un cane speciale, come lo sono tutti. Ha identificato come lui poteva salvarmi, e ora sono io il rescued. Il dolore è soffocante, e come disse qualcuno, "se il dolore non ti ha reso migliore, lo hai sprecato". L'unico modo che ho per non sprecare i 5 anni che mi ha donato, è di portarlo con me, cercare di essere la persona che lui percepiva, e colmare da solo quel vuoto che ora sanguina.

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Mi descrivo

Le parole sono importanti, sceglile con attenzione. Preferisco non dialogare con chiunque abbia difficoltà coi principi di eguaglianza e di non discriminazione

Su di me

Situazione sentimentale

single

Lingue conosciute

-

I miei pregi

-

I miei difetti

-

Amo & Odio

Tre cose che amo

  1. Cani
  2. Cultura
  3. Gentilezza

Tre cose che odio

  1. Non odio
  2. nessuna
  3. nessuna

"Ma è bene se la coscienza riceve larghe ferite perché in tal modo diventa più sensibile a ogni morso. Bisognerebbe leggere, credo, soltanto libri che mordono e pungono. Se il libro che stiamo leggendo non ci sveglia come un pugno che ci martella sul cranio, perché dunque lo leggiamo? Buon Dio, saremmo felici anche se non avessimo dei libri, e quei libri che ci rendono felici potremmo, a rigore, scriverli da noi. Ma ciò di cui abbiamo bisogno sono quei libri che ci piombano addosso come la sfortuna, che ci perturbano profondamente come la morte di qualcuno che amiamo più di noi stessi, come un suicidio. Un libro deve essere un'ascia per rompere il mare di ghiaccio che è dentro di noi."

 

Franz Kafka, Da una lettera a Oskar Pollak

 

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