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VioletGemel

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VioletGemel 21 ore fa

 

 

Quando la sera colora il cielo di sfumature scure e il mondo finalmente si spegne, c’è un giardino segreto che si apre dietro le palpebre chiuse.

 

È lì che appare, leggera come un soffio, una libellula dalle ali d'argento.

 

Si muove nel buio, sospesa sull'acqua profonda dei pensieri, cercando il suo battito tra le ombre della notte.

 

A volte il vento di quel mondo interiore è troppo forte, e il suo volo sembra faticoso, incastrato in correnti che vorrei poter calmare con un solo respiro.

 

Ma la guardo muoversi in quel silenzio, aspettando il momento in cui le sue ali troveranno la traiettoria perfetta, quella che stringe il passato e lo trasforma in pura luce.

 

So che ogni notte ha la sua strada da percorrere.

 

Ma ogni volta che chiudo gli occhi, il mio unico augurio è che quel volo diventi sempre più alto, più limpido e sicuro,

 

fino a perdersi nei colori caldi e sereni di un'alba

 

che non fa più paura.
 

What can you see on the horizon?

Why do the white gulls call?

Across the sea, a pale moon rises

The ships have come to carry you home.

And all will turn to silver glass

A light on the water

All souls pass into the west.

"Vola alto, piccola libellula dalle ali d'argento. Trova la tua alba serena, sarai per sempre custodita nel giardino segreto del cuore."

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24
VioletGemel 05 giugno

L'Ultimo Atto del Giorno

 

La cena è ormai un ricordo consumato, mentre l'ultimo sorso amaro evapora lento sul palato. Sullo schermo, immagini familiari scorrono come vecchi fantasmi a farmi compagnia.

Fuori, il giorno consuma le sue ultime candele.

Dalle finestre spalancate si insinua un respiro d'aria nuova, un vento gelido che sa di attesa.

Il cielo non si limita a sbiadire nel tramonto: si veste di lutto.

Nubi dense come inchiostro viaggiano veloci, squarciate da tuoni remoti e battiti di luce elettrica che ridisegnano i contorni della stanza.

Poi, l’ultima folata...

Un brivido che porta con sé l’essenza più pura e ancestrale: l’odore della terra bagnata.

La pioggia infine cade.

Cade e lava via i peccati del mondo. Cade e stende un velo sul rumore dei pensieri. Cade, pietosa, a nascondere le lacrime che nessuno deve vedere.
 

 

 

"In to this house we're born,

into this world we're thrown…

like a dog without a bone, an actor out on loan."

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19
VioletGemel 03 giugno

The Noir Duo and the Raven: Haters nella Penombra 😎

 

Il gatto era seduto sulla scrivania, dritto come una sfinge, ma le sue orecchie erano piatte all'indietro e la punta della coda scattava con un ritmo che prometteva violenza. Dall'alto della libreria, il corvo teneva le ali leggermente sollevate, il petto gonfio di un'indignazione regale.

La Donna: [Sospirando, con gli occhi fissi sullo schermo] «Ve lo leggo parola per parola, così capite perché oggi non è il caso di fare i filosofi. Cito testualmente dall'ultimo post del blog: 'Bellissima l'atmosfera, ma trovo poco credibile che il gatto nero sia sempre così distaccato ed elegante. Secondo me, quando la donna non guarda, anche lui rincorre i puntatori laser e mangia i croccantini sottomarca. E poi, il corvo parla troppo. Sicuri che non sia un corvo imperiale ma solo una cornacchia di città con manie di protagonismo?'»

Un silenzio carico di sdegno avvolse la stanza. Il gatto emise un soffio sommesso, voltando la testa dall'altra parte con un disprezzo così assoluto che avrebbe potuto congelare la pioggia sui vetri.

La Donna: «Inutile che fai l'offeso, piccolo mio. L'utente 'NoirLover99' ha sollevato un dubbio legittimo. Dice anche che la tua diffidenza felina assomiglia molto alla pigrizia di un gatto castrato che vuole solo essere lasciato in pace sul termosifone.»

Il gatto scese dalla scrivania con un balzo felpato ma pesante, andando a piantarsi sotto la libreria, come a voler cercare un alleato nell'unica altra creatura insultata dal web.

Il corvo inclinò la testa di lato, l'occhio lucido che brillava di una luce pericolosa. Quando parlò, la sua voce non aveva l'eco ancestrale delle grandi profezie, ma il tono acido di un critico letterario a cui è stato pestato un piede.

Il Corvo: «Cornacchia di città? A me? Creature che misurano la loro esistenza in 'like' e notifiche osano mettere in dubbio la mia stirpe millenaria? Io ho visto imperi crollare sotto il peso del fango, ho assistito a patti che avrebbero fatto tremare le fondamenta di questa misera città... e un tizio dietro una tastiera mi accusa di manie di protagonismo

La Donna: [Scorrendo la pagina verso il basso] «Oh, aspettate, c'è di meglio. C'è un nuovo commento, stavolta di una lettrice. Si firma 'DarkLady_84'... e temo che ne abbia per tutti, compresa me.»

Il corvo e il gatto tesero invisibilmente i muscoli, prestando la massima attenzione.

La Donna: [Leggendo ad alta voce] «...E comunque, parliamo del vestito di pizzo nero della protagonista? Sempre lo stesso in ogni episodio. Con tutta la pioggia che prende sul balcone per fare la misteriosa, a quest'ora dovrebbe essere liso o quantomeno puzzare di umido. E poi scusate, ma tutta questa tensione sessuale con l'uomo col cappello a tesa larga dopo un po' stanca. O quagliate, o lei farebbe meglio a guardarsi intorno. Il barista del locale all'angolo ha uno sguardo molto più noir e non sta sempre sul corridoio a fare la muffa.'»

La donna sbatté le palpebre, fissando il monitor con una smorfia sbigottita, mentre la sua mano stringeva nervosamente il bordo del laptop.

La Donna: «Puzzare di umido? Il mio abito di pizzo preferito? E chi sarebbe questa DarkLady_84 per giudicare il mio tempismo strategico? Quella non capisce la differenza tra il vero corteggiamento noir e un banale appuntamento da Tinder! Il barista all'angolo porta i baffi a manubrio e serve i cocktail nei barattoli di marmellata, cosa ne sa lui dell'oscurità?!»

Il corvo emise un verso che somigliava terribilmente a una risata roca, quasi compiaciuto del fatto che adesso anche la sua padrona fosse finita nel mirino della critica web.

Il Corvo: «La ruota del destino gira per tutti, donna. Forse dovresti ascoltarle, le tue lettrici. Magari la prossima volta che l'ombra bussa alla porta, potresti offrirgli un aperitivo biologico invece di un monologo sul passato.»

La Donna: «Tu taci, altrimenti rispondo al commento e dico a tutti che ieri hai cercato di rubare un pezzo di stagnola dal posacenere.»

Il gatto saltò di nuovo sulla sedia accanto alla donna, appoggiando con decisione una zampa pesante sulla tastiera del computer, premendo una serie di tasti a caso come a voler cancellare lo schermo una volta per tutte.

La Donna: «Saggia decisione, piccolo mio. Per oggi il blog lo chiudiamo qui. Niente croccantini sottomarca per te, massima riverenza per le piume antiche, e per quanto riguarda il mio vestito... domani lo porto in tintoria. Ma solo per principio.»

Il corvo si ricompose sul suo trespolo, tornando a guardare verso la finestra con il suo solito distacco regale, anche se il becco rimase leggermente schiuso.

Il Corvo: «Comunque, donna... rispondi a quella DarkLady_84. Dille che se lascia cinque stelle, la prossima settimana le rivelo in anteprima chi è l'assassino... e dato che le ombre non dimenticano... Sto andando a cercare l'auto di NoirLover99. L'ha appena lavata. Il destino ha il mio stesso tempismo.»

 

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26
VioletGemel 01 giugno

 


 

Ci sono ore in cui la luce taglia i finestrini di sbieco, colorando le carrozze di nostalgia.

È un treno che viaggia da tempo sulla stessa linea, una corsa regolare e prevedibile che punta dritta verso il tramonto.

Chi ci siede a bordo ne conosce ogni cigolio, la comodità distratta dei sedili, il panorama che sfuma lentamente nell'oscurità. È un viaggio che consuma il giorno, e forse qualcos'altro...

 

Poi, a una stazione di coincidenza, l'aria si scuote.

 

Sul binario di fronte, in senso contrario, è fermo un altro treno.

Ha le porte spalancate, i motori accesi che vibrano nella notte e fari che non spiegano la destinazione, ma promettono l'alba.

Non ha orari scritti sui tabelloni; ha solo la forza magnetica delle cose sconosciute.

 

C'è un istante in cui ci si ritrova sulla banchina, nel mezzo, con il respiro sospeso tra due portelloni aperti.

 

Voltarsi indietro significa ritornare al tramonto sicuro, a un viaggio già scritto che va a spegnersi nella sera.

Allungare il passo verso l'altro binario significa correre incontro al mattino... senza mappe, lasciando che sia il vento a decidere.

 

Il ferro delle rotaie rimanda un’indecisione profonda. Il peso del corpo oscilla tra due scelte opposte e ogni secondo che passa è una porta che rischia di chiudersi per sempre.

 

È il bivio esatto tra la fine del giorno e l'inizio di una luce nuova. 

 

 

 

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32
VioletGemel 31 maggio

 

Un pezzo di strada, un pezzo di cielo,

ha il cuore sospeso e coperto da un velo,

la stoffa leggera di un tempo passato,

cucita stasera con ago dorato.

​Non sente la pioggia, non sente il richiamo,

Nessun campanello, nessuna risata,

la mente riposa, si è già addormentata...

 

 

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25
VioletGemel 29 maggio

 


 

Ci sono respiri freddi che spengono...

che coprono ogni scintilla di polvere e cenere, relegando il fuoco nel regno delle ombre silenziose.

E ci sono soffi complici, nati dall'oscurità più profonda... che incendiano la notte e strappano il velo al buio.... facendo brillare la fiamma, fiera e indomita, più forte di prima.

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23
VioletGemel 28 maggio

Nuova alba, stessa strada

 

Erano le 6:30 e mi ritrovavo di nuovo lì. Di nuovo in macchina, di nuovo a misurare l’asfalto, ma con gli occhi ancora pieni di un'altra notte. Questa volta la meta ha il nome del dovere, della giornata che ricomincia, del lavoro che aspetta. Eppure, il legame è sottile e indistruttibile: la strada chiama, l'auto risponde.

Attraverso la campagna prima che le curve si arrendano alla città. Fuori dal finestrino scorrono i campi avvolti nell'aria frizzante del mattino, costeggiando quel grosso parco che sembra fare da guardiano al silenzio.

 All'orizzonte, il sole si alza e tinge il cielo di un rosso intenso, quasi fiammeggiante, in attesa di un'altra torrida giornata che già si fa sentire nell'aria.

E poi, puntuale come un rito, eccolo: il solito falchetto, immobile sulla punta di un palo. Silenzioso, fiero, sospeso in un'attesa che solo lui conosce. Un frammento selvaggio a pochi passi dalla routine.
 

 

Giro la manopola della radio ed è un attimo. Parte lei. Take It Easy degli Eagles.

Lo speaker non dice una parola, sfuma la sigla e la lascia correre.

Non ne ha bisogno, non c'è bisogno di annunciarla. Certe canzoni non si presentano, si riconoscono e basta.

E in quel momento, con le chitarre che vibrano... la strada non è più solo un percorso per andare al lavoro. Diventa uno spazio aperto. Diventa libertà.

Mentre le note country-rock riempiono l'abitacolo, ripenso a quel testo.

"Take it easy, don't let the sound of your own wheels drive you crazy" – prendila con calma, non lasciare che il rumore delle tue stesse ruote ti faccia impazzire.

È incredibile come una canzone nata per i lunghi viaggi americani si adatti perfettamente a questo mio inizio di giornata.

Spesso corriamo, intrappolati nei nostri stessi pensieri, nei giri a vuoto della mente, inseguendo scadenze e preoccupazioni che creano solo rumore di fondo.

Ma la strada, stamattina, mi sussurra un consiglio diverso.

Mi dice di alleggerire il carico, di non farmi travolgere dal ritmo frenetico del mondo e dalle mie stesse aspettative..

Sotto quel cielo rosso, con il falco testimone e gli Eagles alla radio, il viaggio verso il lavoro diventa un promemoria: respirare, guardare avanti e, semplicemente, prenderla con leggerezza.

Oggi il mio Buongiorno per voi e per me è: Take it easy...

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26
VioletGemel 26 maggio

🌌 Quaranta chilometri dopo le 23

 

 

C’è un momento preciso, quando la porta del lavoro si chiude alle spalle e la notte è già alta, in cui la strada diventa l'unico spazio possibile....

Davanti, chilometri di asfalto da percorrere; dietro, i resti di una giornata dal caldo soffocante e dai ritmi che non hanno lasciato respiro.

In quel viaggio, basta abbassare il finestrino per avvertire la svolta. L’aria fresca della notte entra leggera, pulita, e porta con sé il profumo di una tregua tanto attesa.

Nel buio, il trambusto delle ore precedenti inizia a scivolare via, un chilometro alla volta, svanendo fuori dal finestrino. Restano solo i fari che tagliano l’oscurità e quel silenzio che rimette a posto i pensieri.

A volte il miglior rifugio non è una stanza ferma, ma una strada deserta che riaccompagna verso se stessi, mentre il mondo intorno dorme.

La notte sa sempre come riparare i danni del giorno.

Basta saperla ascoltare, e trovare la pace quando si accendono le stelle.

 

 

Waiting for a ride in the dark

 

"Driving into the dark…"

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