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I social non più network

I social non più network
(afp)
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Mentre aspettiamo di capire cosa diventerà Twitter con Elon Musk, va osservato che i social network stanno già cambiando parecchio in una direzione ben precisa: meno network, meno amici, meno parenti; e più intrattenimento. Ovvero contenuti selezionati da una intelligenza artificiale in modo da allungare il nostro tempo di connessione. Tenerci incollati allo schermo dello smartphone.

 

In pratica quello che avviene su TikTok che infatti da un paio di anni è la app più scaricata del mondo e che ha il tempo di utilizzo più alto. Su TikTok non conta tanto chi segui: anzi, non conta affatto. Quando lanci la app si apre a tutto schermo un video che una intelligenza artificiale è sicura che guarderai e da lì ne seguono altri con lo stesso obiettivo.

 

Di solito sono video divertenti, di puro intrattenimento. Rispetto al dibattito sulla libertà di espressione che sui social non ci sarebbe o alla presenza di fake news e odiatori seriali, che invece dilagano, con TikTok siamo proprio su un altro pianeta: c’è un controllo assoluto dei contenuti. E visti i dati funziona. Adesso questo modello inizia a contagiare anche Meta, ovvero Instagram e Facebook che da un po’ provavano timidamente a copiare TikTok. Instagram ha iniziato a sperimentare il video a tutto schermo appena si apre la app: non il video di un amico, ma un video che sicuramente ci piacerà scelto da una intelligenza artificiale. E anche il feed, il rullo, dei contenuti mostrati su Facebook, è sempre più orientato a mostrarci contenuti scelti per noi rispetto a quelli postati da amici e parenti. E’ una svolta netta, che trasforma i social media in social intrattenitori e sempre meno network, reti di persone che condividono relazioni. E’ un cambiamento rilevantissimo perché noi siamo anche quello che vediamo; il che rende ancora più interessante scoprire cosa accadrà su Twitter.

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Kennedy e il Rosatellum

 
Secondo voi c'è una somiglianza fra Carlo Azeglio Ciampi e John Fitzgerald Kennedy?

Secondo voi c'è una somiglianza fra Carlo Azeglio Ciampi e John Fitzgerald Kennedy?

Stavo leggendo con una certa fatica un’analisi tutta allusiva, rivolta si vede ad un precedente analista con cui questo dev’essere in polemica, ma avendo perso l’antecedente non riuscivo a capire con chi se la stesse prendendo – capita sovente con certi commenti di non capire quale suocera dovrebbe intendere, parlando a nuora. Mi dicevo sono sempre in ritardo coi ritagli, ora mi prendo un giorno per rimettermi in pari col Rosatellum, le ipotesi di nuovo sistema elettorale con sbarramento, chi sta con chi fin nelle sfumature sottili delle sottocorrenti.

La tv era accesa su un canale a caso, ed è comparsa a tutto schermo una foto di Carlo Azeglio Ciampi. Ecco, vedi: ho perso anche un anniversario, ho pensato. Invece era un quiz. Una giovane donna doveva indovinare in un tempo dato chi fosse l’uomo nella foto. Non ne aveva idea. E’ un politico, le ha suggerito la conduttrice. Un presidente, ha aggiunto. La giovane donna, raggiante, ha detto: Washington. No. Ah, allora Kennedy. No, un presidente italiano. Niente. La conduttrice ha mimato il gesto di inciampare: “Io sto…io sto…”. La concorrente ha orecchiato il cognome ma non aveva idea del nome: Roberto? Vittorio? Tempo scaduto.

Può capitare, mi son detta. A ciascuno il suo. Io devo mettermi in pari sul Rosatellum, è mio dovere, la donna certamente ha altri compiti anche ardui da affrontare nella vita. Però la distanza fra il contorto dibattito politico pubblico e la competenza media di un’onesta concorrente a un quiz di massimo ascolto è così abissale che esige un momento di raccoglimento. Senza una alfabetizzazione minima dei cittadini elettori e spettatori, a chi stiamo parlando, esattamente, quando parliamo di politica – cioè di loro?

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LA BELLEZZA SALVA

La prima cosa bella di giovedì 5 maggio 2022 è che la bellezza possa salvare, evitando un atto di violenza. Ne volete una prova? Passeggiate sul lungomare di Rimini. Non ci andavo da anni e mi ci sono ritrovato una mattina, poco dopo l'alba, nel tratto storico che va dal Grand Hotel a Piazzale Kennedy. Non l'avrei mai riconosciuto, perché è stato pedonalizzato, riempito di passerelle, aiuole, spazi per giochi di ogni tipo. Le auto non ci sono più, la gente cammina a una diversa andatura, si guarda intorno anziché davanti.

È una piccola High Line italiana, che suscita l'eterna domanda: "Perché a Roma non fanno mai niente del genere? Il Lungotevere no?". Ma il punto è un altro. È che mentre cammino guardo un locale che un tempo si chiamava Bar Blue Line. Lì, nel 1990, venne ucciso un giovane tunisino. Si disse che era stata la banda della Uno Bianca, poi trent'anni dopo sono venuti dei dubbi perché l'arma era diversa, ma poco conta.

Il punto è che se nel 1990 il lungomare fosse stato pedonale l'auto degli assassini, fosse una Uno bianca o un altro modello, tra le aiuole e gli spazi giochi non sarebbe mai passata e il giovane tunisino non sarebbe stato ucciso. Non lì, non quella notte, forse mai. Può sembrare un ragionamento privo di logica, ma ne ha una, di ferro: dove c'è più bellezza c'è meno brutalità. 

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(Leggo)

«Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno»Gv 6,44-51.

 

Sta’ in guardia dagli uomini; non dare fiducia a nessuno che abbia più di trent’anni; tutti pensano innanzitutto ai propri interessi! Ecco le precauzioni e i consigli che gli adulti riservano ai giovani da diverse generazioni. Il tutto nasce dall’esperienza: “Un vero amico lo si conosce nelle difficoltà”. Di colui che ti sta vicino senza cercare di trarre un beneficio, di costui, ti puoi fidare. In Gesù c'è ben oltre.

 

(Prego)

O Padre, che continui ad attrarre al tuo Figlio coloro che si lasciano ammaestrare direttamente da te e dalla tua Parola, fa' che nessun ostacolo c'impedisca di partecipare pienamente al dono di comunione eucaristica offerto per la vita del mondo.

 

(Agisco)

Essere valido consigliere a chi mi è accanto.

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Segreti di Famiglia

 
 
 

“La notte dei Cucibocca” edito inizialmente con il titolo “Il segreto di Nina”, è un romanzo scritto a quattro mani da Gaetana Di Stasi e Rita Poggioli. L’opera ha ricevuto un importante riconoscimento, il secondo posto al premio letterario nazionale di Aqui Terme con la seguente motivazione: “per aver raccontato le vicissitudini di una famiglia attraverso le generazioni e il richiamo alle tradizioni e alle radici territoriali.” Proprio all’autrice e protagonista Gaetana abbiamo chiesto di parlarcene.

Perché il titolo del romanzo ha subito una modifica?

I due titoli: “Il segreto di Nina” e “La notte dei Cucibocca”, fin dall’inizio della stesura del romanzo erano nella mente delle due autrici. Il primo poichè trattasi appunto del segreto custodito per anni nel cuore della protagonista e autrice Gaetana Di Stasi detta Nina. Il secondo poichè tutto ebbe inizio nella notte del 5 Gennaio, quella che precede l’Epifania, la notte dei Cucibocca. A giugno 2021 il romanzo viene inviato col titolo provvisorio “ Il segreto di Nina” al prestigioso Concorso Letterario Nazionale di Acqui Terme, dove si classificherà al secondo posto nella sezione inedito, romanzo familiare, con la seguente motivazione: “per aver raccontato le vicissitudini di una famiglia attraverso le generazioni e il richiamo alle tradizioni e alle radici territoriali”. A novembre dello stesso anno, in accordo con la casa editrice Letteratura Alternativa Edizioni di Asti, che lo pubblicherà, si sceglierà il titolo “La notte dei Cucibocca” in quanto più intrigante e legato alle arcaiche tradizioni lucane.

Cosa si intende, esattamente, per “ la notte dei Cucibocca”?

La notte dei Cucibocca è una leggenda contadina lucana, precisamente di Montescaglioso in provincia di Matera; dove nella notte che precede l’Epifania strani e inquietanti personaggi, ovvero le anime del purgatorio, si aggiravano tra le strade del paese con il volto nascosto da una folta e lunga barba bianca o grigia, avvolti in mantelli scuri e con in testa un cappellaccio di paglia o di canapa. Legata ad un piede trascinavano una catena che batteva sul selciato ed in mano reggevano un canestro, una lucerna e un lungo ago da calzolaio con il quale minacciavano i più piccoli di cucire la bocca di chi non era in grado di mantenere un segreto. Poi il corteo di quegli strani esseri  che sfilava nella notte scompariva nel buio. Le persone si chiudevano in casa e lasciavano sul tavolo cibo e acqua per ben disporre chi li avrebbe trovati. I bambini spaventati andavano a letto presto permettendo così alla Befana di riempire le calze con dolci e regali.

Il salto generazionale da nonna a nipote può rappresentare un’anacronistica visione dell’Amore?

L’amore è l’unica eredità di cui disponiamo, lo lessi in un libro del quale non ricordo il titolo e trovo questa frase a me assai vicina in quanto penso di essere la persona che sono grazie appunto all’amore smisurato che mi è stato trasmesso dalle meravigliose donne e da mio padre, che hanno segnato la mia vita. Certo i tempi sono cambiati e fanno sì che talune cose, raccontate nella storia, siano di difficile realizzazione e mi riferisco all’adozione.

Quanto i segreti influenzano le dinamiche familiari?

Penso che i segreti possano rafforzare dei legami ma nello stesso tempo far cambiare il corso degli eventi. Trovo giusto e doveroso raccontare sempre la verità, soprattutto ai bambini, come fece mia nonna con noi!

Progetti futuri?

La scrittura per me è stata una piacevole sorpresa. Questo lavoro si è potuto realizzare per l’empatia creatasi con la scrittrice dell’Isola d’Elba, Rita Poggioli, conosciuta proprio grazie ad un libro, sul giovane anarchico lucano Giovanni Passannante, che osò attentare alla vita di re Umberto I e per questo ne pagò le conseguenze per tutta la vita e anche dopo. Tra me e Rita è avvenuta la magia di riuscire a fondere le due penne e proprio l’amore per la mia storia chiusa in un cassetto è come se l’avesse fatta entrare a far parte della mia famiglia. Desidero “da grande” continuare a raccontare storie che altrimenti rimarrebbero nascoste.

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Il Segneri e le sue sbalorditive profezie…

 
 
 

(Il suicidio degli dei)

Rimangono accesi i tanti turiboli, per elevare letizie al Signore, con gli altari addobbati di fiori in una primavera incerta, di speranze e d’esultanza. E piange il cielo sulle lande dismesse, dove la mano del villano, mozzata dal burbero inquieto, non ha pugno per stringere il seme e dar novelle messi, alla fame. S’ostina, il ripetuto rintocco delle campane, nel richiamare invano, l’indifferente volgo disperso, alla preghiera.

Tra i timidi raggi di sole, incerto appare, un labaro bianco, per confermare la resa dell’odio, verso l’amore e la tolleranza. Mentre piove sulla gleba, dove manca il seme a rafforzarla, di tuberi per la vita.

Si attende che un filo d’adolescente, innocente “coscienza” s’insinui nei cuori degli adulti e che dia radicamento sensato a costruir la pace duratura. Con essa si risvegli la brama, scrollandosi di dosso: ostruzionismi e sabotaggi nell’osteggiar la fratellanza e il sodalizio mondiale.

Si sciolgano gli antichi menhir che han “seviziato”, in confini, la Terra di Dio, dove l’uomo ha reso l’abuso, sua priorità assoluta. Giammai confutar le leggi promulgate dall’uomo sull’uomo, nel rispetto di quelle di Dio e dell’uomo medesimo, Sua creatura.

Nulla ci resta, con le mani piene, da prendere; assai ci rimane, nel dare all’altro, i beni superflui: sono solo “zavorra”, per un incedere meno affannoso. Non siamo noi i padroni della Terra, né del tempo e né della vita, ma solo conduttori del nostro animo a ché resti benevole e non affannosamente caustico.

La Terra è sazia di urne e di sepolcri, con anime smarrite che non trovano ristoro. E ancor non si focheggia alcuna conclusione, per rimandare al buon senso rimasto, l’ultimo approdo di fermezza, alla ragione.

Andare per iterati diluvi”, dice il Segneri, “si sommergono le opere dell’uomo e le ricordanze più belle”. Il ché mettere a soqquadro la poesia del Creato non divenga una cinica bramosia di ribellione verso Dio e di noi stessi, solo per la snaturata smania di vederne il risultato finale, l’apocalisse.

Dopo la catastrofe il nulla? Nemmeno la Storia a rimembrar le pazze, dannose bizzarrie dell’uomo? Nessuna pietra miliare, geroglifico, logogramma per quel che è stato? Ma a cosa ne sarà… nessuno potrà porre domande lecite, dacché le risposte sono “scritte” nelle nostre stesse azioni e mai più nessuno rimarrà per leggerle.

Il Segneri ci colloca i suoi quesiti: – O noi poniamo che per tali diluvi, replicati ogni volta che le stelle concorsero in un tal posto determinato, venissero a perir sempre tutti i viventi, o che ne campasse qualcuno. Se qualcuno camponne, come dunque non lasciò egli a’ suoi posteri questo sì grande avviso del mondo naufrago; in quella guisa che chi campò per sorte fortunatissima, nella rotta di qualche famoso esercito fatto in pezzi, ne reca ad altri la funesta novella ed ama di comparir tanto più felice nella comune infelicità, quanto fu più solo? Se poi si ponga che tutti i viventi vi rimanessero morti, chi dunque tornò a generarli di nuovo? Chi gli allattò? Chi gli allevò? Chi provideli del necessario ristoro su quei primi anni? Chi insegnò loro il ben vivere, noto a niuno, se non lo apprende?”. Struggente e assai veridico questo passo, preso dallo scritto “L’incredulo senza scusa” di Paolo Segneri.

Poniamoci tutti qualche quesito: – Basteranno duecento o mille anni, alla Terra, per digerire le nostre malefatte? Riaccoglierà nel suo grembo, per rifarsi violentare, il genere umano? E chi aprirà il libro del nuovo inizio… di chi mancherà all’appello?

La letteratura va letta e riletta, come in particolare la poesia che, in termini metaforici, nulla tralascia delle tante verità, da cui essa trae succo e saggezza.

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Il romantico sito che manda cartoline gratis

Il romantico sito che manda cartoline gratis
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Non so se davvero un giorno dovremo spiegare che per un anno siamo andati in giro con il green pass (penso piuttosto che dopo il successo di questo esperimento strumenti analoghi diventeranno sempre più diffusi). So invece che faccio fatica a spiegare ai miei figli che un tempo ci mandavamo le cartoline. Andavamo in vacanza e compravamo pacchi di cartoline per mandare saluti e baci ad amici e parenti. Sono scomparse con gli smartphone, le cartoline.

Sono diventate le foto che scattiamo quando vogliamo e che condividiamo subito in chat e sui social. Qualche giorno fa però le ho riscoperte. C’è un bel sito (inkii.com) che si offre di mandare cartoline per te. Gratis. E non cartoline qualunque, paesaggi e vedute dell’albergo Miramonti di chissà quale località. No, cartoline d’autore. Ogni mese c’è l’opera di un giovane artista, tu scrivi il testo che vuoi che compaia sul retro e la cartolina parte.

 

E’ un'idea romantica mandare ancora oggi una cartolina: vuol dire al tempo stesso rinunciare all'istantaneità di un messaggio su Whatsapp ma anche alle sua volatilità: la cartolina è un oggetto fisico, che dura, la puoi conservare. Non so come andrà questo sito: sicuramente può essere uno strumento utile per artisti che si vogliano promuovere e per musei che si vogliano far conoscere. Io intanto ho mandato la prima cartolina, alla mia mamma, ma poi mi sono fermato. Mi sono accorto di non ricordare più gli indirizzi dei miei amici: un tempo erano tutti segnati su agendine di carta che portavamo con noi ma adesso gli smartphone fanno tutto: archiviano i numeri di telefono, che quindi non ricordiamo più; e ci portano a destinazione con le mappe senza bisogno di archiviare un indirizzo. Gli smartphone non cambiano soltanto il nostro modo di pensare, ma anche la nostra memoria, le cose che ci dobbiamo ricordare. Vorrei ricevere una cartolina con gli indirizzi dei miei amici più cari. 

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Come passi sulla neve

 
La poetessa Biancamaria Frabotta è morta a Roma il 2 maggio, aveva 76 anni

La poetessa Biancamaria Frabotta è morta a Roma il 2 maggio, aveva 76 anni

Nel suo ultimo post Biancamaria Frabotta parla di “Nessuno veda nessuno”: “Sto correggendo le bozze. Sono emozionata. E’ il mio ultimo libro, credo…”. Una delle epigrafi recita: “Coloro che amiamo e che abbiamo perduto non sono più dove erano ma sono ovunque noi siamo”. Nel post  subito precedente, il giorno prima, scriveva: “Spera che chi legge le resti accanto, fra gli elettrodi e l’ossigeno. Perché chi legge davvero non abbandona. E lei oggi ha degli urgenti impegni con la vita”.

Quando muore un poeta andiamo a cercare le sue ultime parole, come se dovessimo trovare lì il senso. Una profezia, la visione, la parola che retroillumina. Lo sguardo più largo, più alto che ha chi vede oltre quello che tutti vediamo. Chi legge non abbandona chi muore, chi muore – amato - resta dove noi viviamo. Questo, nelle sue ultime parole. Ma c’è la vita intera, prima: ci sono gesti, scelte, relazioni, le strade prese e quelle perse. Nessun biografo le conosce tutte, nessuno custodisce intero il segreto. Frabotta, quando l’ho conosciuta in età più che adulta, era una donna severa e capiente, scarna e intransigente, generosa con giudizio.

Parlammo a lungo di una certa autrice, lei non ne aveva grande stima ma la incuriosiva il suo successo: più che altro le interessava capire questo, le ragioni degli altri. Mi disse che comunque non conviene mai scendere a patti, con le ragioni degli altri: meglio ascoltare senza lasciarsi dirottare. Non so se capii subito. Non so neppure se avessi chiara la rotta, allora. Dev’essere questo che infragilisce, quando ci si fa suggestionare: non sapere la nostra strada qual è. La strada di Biancamaria Frabotta, a guardarla ora come passi sulla neve, è nitida. Lei lo sapeva.

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(Leggo)
«Colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo» Gv 6,35-40.

Gesù ha rinunciato completamente alla sua? No: soltanto, egli si nutre della volontà di suo Padre. Non c’è niente di meglio per lui - e per noi. Fare la volontà di Dio non restringe la nostra libertà ma la alimenta.

(Prego)
O Padre misericordioso, che sazi col pane della vita eterna coloro che attrai per affidarli al Cristo; rendici degni di vedere il tuo Figlio perché, credendo in lui, abbiamo parte alla risurrezione finale.

(Agisco)
Il bisogno naturale del cibo, mi riporti al desiderio di nutrirmi continuamente di Gesù.

 

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David di Donatello, Mattarella: 'La cultura non si ferma neanche con la guerra'

'E' l'ora di sfide difficili anche per il cinema' ha detto il capo dello Stato. 'Complimenti meritatissimi a Giovanna Ralli e Sabrina Ferilli'

Si è svolta al Quirinale, alla presenza del capo dlelo Stato Sergio Mattarella, la presentazione dei candidati ai Premi "David di Donatello" per l'anno 2022. La cerimonia, condotta da Pilar Fogliati, è stata aperta dalla proiezione di un video a cura di Rai Cultura a cui sono seguiti gli interventi di Piera Detassis, Presidente e Direttore Artistico dell'Accademia del Cinema Italiano - Premi David di Donatello, e del Ministro della Cultura, Dario Franceschini.

 

 

"La consegna dei David di Donatello è un grande evento della cultura italiana.

 

La sua storia è così lunga e intensa, ed è così radicata - grazie all'intraprendenza e alla tenacia del fondatore Gian Luigi Rondi - da costituire quasi un'enciclopedia del nostro cinema. Ringrazio Pilar Fogliati e Rita Marcotulli e il suo quartetto. Ci hanno accompagnato in maniera magistrale in questa 67ma edizione. Complimenti, i più grandi, a Giovanna Ralli e a Sabrina Ferilli. Giovanna Ralli: particolarmente per la mia generazione è una leggenda, con la sua eleganza e la sua maestria. La ringrazio per le sue parole. Sabrina Ferilli: immagine simpatica, trascinante, irresistibile nella sua bravura. Due attrici romane, che ora sono ufficialmente nella storia del David. Due premi meritatissimi".

"Il cinema mantiene perennemente presente il ricordo. Il cinema non dimentica naturalmente di essere immerso nella società del suo tempo, nei drammi e negli affanni del suo tempo. La guerra scatenata nel cuore dell'Europa da un'aggressione inaccettabile scuote le nostre coscienze. Il cinema italiano oggi è protagonista nella solidarietà con artisti ucraini, da noi ospitati. La cultura non si ferma. Neppure di fronte alla guerra. La cultura unisce. Supera i confini - limiti che essa non contempla - ed è fondamentale per ricreare condizioni di pace" ha detto il presidente Sergio Mattarella in occasione dei David di Donatello.

"Ci sono momenti in cui si è chiamati ad affrontare sfide difficili. Questo è uno di quei momenti. Il cinema di oggi e di domani avrà caratteristiche diverse, che voi dovrete ideare, progettare, costruire. L'interrelazione crescente del cinema con la televisione e con le altre piattaforme apre straordinarie opportunità. Sono strade che già state percorrendo con successo e con grande apprezzamento del pubblico. La molteplicità dei mezzi di trasmissione dell'audiovisivo sta portando anche a un confronto, a uno scambio di linguaggi e di modalità espressive. Non si può più immaginare uno spazio del cinema separato da questo contesto così ricco e in movimento. Tuttavia il cinema deve saper conservare il suo tratto originale, la sua cultura del messaggio, la sua poesia, perché così il dialogo sarà più proficuo" ha ribadito Mattarella.  "Per il cinema è stato un colpo durissimo la chiusura, per lunghi periodi, delle sale e il prolungarsi delle misure di prevenzione. Ma credo che sia inesatto dire - riprendo le osservazioni del ministro Franceschini - che quello della pandemia sia stato per il cinema italiano un tempo di paralisi. La crisi è stata forte, ma l'ideazione, la produzione, la realizzazione di opere è proseguita. E non è azzardato dire che il cinema oggi sta vivendo una stagione di crescita.Non è la prima volta nella storia - in quella italiana particolarmente - che si può parlare di crescita attraverso una crisi" ha detto il capo dello Stato. 

La difesa della cultura e dell'audiovisivo e soprattutto della sala, in grave pericolo, sono al centro del messaggio di Dario Franceschini stamani al Quirinale dove sono stati presentati i candidati ai Premi David di Donatello 2022 alla presenza del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella. "L' Italia - ha detto il ministro- è il paese che investito in assoluto le cifre piu alte in percentuale su base europea: si parla di quasi 7 miliardi sulla cultura. È un pezzo importante di questa strategia di investimento è andato all'audiovisivo. Penso ai 300 milioni di investimento per Cinecittà e il Centro sperimentale di cinematografia, due realtà che sono a tutti gli effetti poli e punti di riferimento centrali in tutta Europa, ma - ha sottolineato Franceschini- non dobbiamo ignorare oggi le criticità e la crisi vera che riguarda le sale che noi dobbiamo sostenere, aiutare con misure adeguate anche perché sappiamo sono molto più di attività commerciali, ma luoghi di aggregazione e presidi culturali luoghi di socialità. Per questo stiamo lavorando, tra le varie cose, a un intervento normativo che stabilisca un sistema di 'finestre' che non valga soltanto per i film italiani in generale, ma per tutti i film. Il Parlamento lavorerà in questo senso anche con gli investimenti per la modernizzazione delle sale in una prospettiva polifunzionale in cui poter vivere davvero un'esperienza più larga della sola visione del film". 

 

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