Libero

donmichelangelotondo

  • Uomo
  • 50
  • Andria
Leone

Mi trovi anche qui

ultimo accesso: 09 giugno

Profilo BACHECA 2429

Guerra “lampo”, senza “tempo”

 
 
 

(Un filo di saggezza)

Alla prodromica sensazione che s’avvertiva, pel disperato clima di soffiata belligeranza, con attesi, lievi approdi, marginali all’uso della ragione: ora è mera certezza di guerra. Mi riporta indietro nel tempo, quando fanciullo si giocava a chi ce l’aveva più “grosso” e più micidiale. “Bada che io ho il coltello”, si diceva e l’altro: – Ed io ho la spada e l’altro ancora “Io la pistola… e via dicendo.

Aveva vinto chi la sparava più sproporzionata: era lui che si atteggiava a bulletto della piccola comitiva. Ma era pur un gioco infantile che, messo a confronto per ciò che accade ai nostri giorni e a livello di Continenti, sembra che la cosa sia diventata la macabra realizzazione della fantasia. Fantasia attinta dai nostri giochi innocenti e divenuti realtà? Sembra quasi possibile. Per chi scrive, ancorato così sentimentalmente a come si era, oggi, coi tanti anni sul groppone, trovarsi a fare i conti con una spregevole guerra tra bulli, non è cosa comprensibile.

Gli scienziati, con la quantistica, tentano di dimostrare che il tempo non esiste. Ma intanto, le migliaia di morti contati in questa aggressione non dànno supporto logico se non definiamo il tempo in cui sono stati uccisi. Se ciò venisse assodato, sull’assenza del tempo, rimarremmo tutti fregati per i tempi di attesa vissuti, che viviamo e se Dio ce ne vorrà concedere ancora, da vivere. Le ore consumate, ora per questo impegno, altre volte per quel problema: al sole, sotto la pioggia, al vento, in stazione, dal medico…senza mettere in conto le tante volte che è andata buca con la ragazza, dopo averla aspettata inutilmente ai diversi appuntamenti…

Sarebbe da fargli un doveroso, rispettabile funerale, al tempo, se domani ci alzassimo e ci dicessero che non esiste più: sarà stato abolito con uno dei tanti, inani D. Lgs o perché sarà la scienza a confermarcelo? Boh! Stranezze a non finire…

Oggi, per quel che sta accadendo con la velocità, coi Mach1, Mach2, Mach3… sembra che la nostra fantasia, la realtà e il tempo stesso, vengano superati e rigettati all’indietro, alle nostre spalle, “bruciandoli”.

Senza tempo…?  Si fa fatica al solo pensarci. Se non ci fosse il tempo, pure gli svizzeri dovrebbero fare più affidamento alle loro banche offshore e al cioccolato, senza più la produzione di orologi di precisione, per mantener salda la valuta in Borsa. E poi, come si farebbe a stare dietro alle sparate promesse dai più, con la barriera che si lascerebbero alle spalle, della parola data, senza averla prima ponderata? A queste velocità e senza tempo… rimarrebbero certamente promesse mancate.

E non siamo ancora del tutto a confrontarci nello spazio siderale, dove in assenza di gravità (quella quantistica è in fase di studio) … Senza tempo e con le velocità sopra accennate, le promesse date si potrebbero accettare senza impegni: non avremmo nulla per correrle dietro, se non il pensiero…

Ma già si nota adesso che il tempo cadenza, modula i nostri giorni brutali, togliendo ogni patina di valori etici, posati sulle superficie degli animi docili con l’intento di accomunarli in un fagotto contraddittorio ad ogni rito di buona creanza. Basta una capoccia delirante, fuori di sé, per contagiare e poi deviare, dov’egli crede, miliardi di persone? Se questa è l’evidenza, la “regola imposta”, uno si può lecitamente porre la domanda: -Ma Dio dov’è?

Dio è nella preghiera e non in quella mancante. Dacché l’unica officiata è rimasta quella pel dominio e il denaro, Dio ha lasciato all’uomo “Il fai da te”, come per dire: – Sono cavoli tuoi! Mi ricordo che si ringraziava il Signore per il raccolto, Lo si ringraziava per aver fatto smettere di grandinare, per averci dato di vivere un nuovo giorno: si pregava sempre, per ogni momento della nostra vita.

Ora, “senza tempo”, anche l’incedere è divenuto infruttuoso tanto, a queste velocità, l’uomo impreparato alla guida, potrebbe facilmente “scontrarsi” … magari col proprio fratello: i presupposti ci sono già.

Ecco perché quando uno ti chiede di fare un qualcosa, a volte gli si risponde: -Non ho tempo.

Forse già s’avverte il momento di non possederne più? Sì, ma non si pensa alla morte: è solo ignavia, che tale rimane, indolente ignavia.

Gli scienziati hanno scoperto altri pianeti abitabili e non ancora seminati…? Andiamoci…!

Ma se dovessimo trovarci a digiuno, sulle nuove pietraie, sarà sensato non sollevare alcun sasso a mani nude: sarebbe spiacevole fare “brutti”…incontri, poiché non ci sarà più tempo, anche a velocità sostenuta, per ritornare indietro.

Ti piace?

Il sito del Comune di Roma, che per risponderti impiega 48 ore

L'annuncio della nascita di Rhome, ormai oltre un anno fa
L'annuncio della nascita di Rhome, ormai oltre un anno fa 
1 minuti di lettura
 
 

Qualche giorno fa, il ministro Colao ha annunciato trionfalmente che il cambio di residenza si può fare online in tutta Italia, compreso il più piccolo dei 7904 Comuni italiani. Era soddisfatto, il ministro, e ne ha tutti i motivi.

 
PUBBLICITÀ

La trasformazione digitale dell’Italia procede spedita e stiamo rimontando il grande ritardo accumulato rispetto agli altri Paesi europei grazie alla realizzazione del piano impostato e avviato dai precedenti governi. Però, dietro gli annunci ci sono i servizi digitali davvero offerti: mi riferisco ai siti, alla facilità di usarli anche per i cittadini con minori competenze, e a volte ad alcune rigidità che nel mondo digitale non hanno alcun senso. Abbiamo già scritto di quei siti di uffici pubblici che chiudono la sera, come se dall’altra parte non ci fosse un computer ma una persona, o come se anche il computer avesse un diritto alla disconnessione. Per esempio, non ho mai capito perché un F24, lo strumento per pagare le tasse, non possa essere fatto online nei giorni festivi.

Ma quello che ho visto sul sito del Comune di Roma supera tutto: il portale dei servizi online è stato uno degli ultimi successi della precedente amministrazione, si chiama Rhome, con l’acca in mezzo, e dovrebbe consentire di fare tutto da casa o con la smartphone. Ma definirlo poco navigabile è un eufemismo. Nella sezione dove rintracciare ed eventualmente pagare le multe stradali, l’utente viene accolto da un messaggio che dice che la situazione mostrata potrebbe non essere aggiornata e che per visualizzare le proprie posizioni occorrono 24 ore dall’identificazione e un giorno in più per le immagini. Quarantotto ore.

Ti piace?

I mostri e il libero mercato

 
L'algoritmo è un insieme di istruzioni da eseguire per ottenere un risultato il nome viene dal matematico arabo  Mohammed ibn-Musa al-Khwarizmi vissuto 1400 anni fa

L'algoritmo è un insieme di istruzioni  da seguire, la parola viene dal matematico arabo Mohammed ibn-Musa al-Khwarizmi vissuto 1200 anni fa

Il meccanismo della domanda e dell’offerta genera mostri. Nel cosiddetto libero mercato, in televisione, del mondo della cultura e dell’impresa, persino della vita privata. Adeguarsi a quello che “la gente” vuole – o a quello che pensiamo che voglia da noi – peggiora la qualità di entrambi i fattori: diventano sempre più scadenti sia il desiderio che il prodotto, una gara al ribasso. Fin dalle medie mandiamo a memoria “la legge della domanda e dell’offerta” che genera naturalmente, dice il libro, l’“equilibrio di mercato”: quantità domandata e fornita vanno in pari.

Non dice però, il sussidiario, a che livello di qualità si colloca il pareggio. Lo vediamo: si colloca agli strepiti, ai ciarlatani, agli stracci. Parliamo di stracci. C’è questo colosso cinese di ultra fast-fashion: un tipo esperto di big data studia un algoritmo per vedere cosa “funziona”. Processa miliardi di foto, didascalie, chat sui social per misurare i desideri ogni mezz’ora. Di seguito fa produrre a prezzi bassissimi (immaginiamo dunque chi taglia e cuce, in quali condizioni) capi letteralmente copiati ai grandi marchi, ma con materiali miseri. Ne immette sul mercato fino a settemila di nuovi al giorno.

Se decollano continua, se no cambia. Miliardi di persone comprano a due soldi: niente negozi, è tutto on line, la sua app è più scaricata di Amazon. Gli acquirenti ne vogliono sempre di più, cambiano sempre più spesso. La vita media di un prodotto è di tre ore. Se il prodotto è un para-pensatore vale tre mesi, poi avanti un altro. La possibilità di generare domanda, di offrire qualcosa che ancora non c’è e che dunque “la gente” non sa di volere, è scomparsa. Si può solo replicare, nel libero mercato. Copiare, rifare.

Ti piace?

Il dissidente

Il dissidente
1 minuti di lettura
 
 

La prima cosa bella di martedì 3 maggio 2022 è il dissidente, una figura retorica che interrompe il discorso del potere, lo manda a capo rischiando l'intervento del tasto "cancella".

Il dissidente è stato un mito della nostra gioventù. Era sovietico, scriveva romanzi, languiva in Siberia. Molti hanno pensato (o si sono illusi) che fosse un'esclusiva di quelle latitudini. Invece è universale. Ci sono dissidenti ovunque ci sia una linea. La spezzano. Se non hanno ragione, hanno comunque ragione di esistere. Un ambiente che non li tolleri non è che non sia democratico, è semplicemente invivibile.

Il dissidente è una garanzia per tutti, per chi è d'accordo oggi ma potrebbe non esserlo domani; per chi lo è su questo, ma si vuole riservare di esserlo su quello. Non è dissidente chi trae vantaggio dall'esibizione del proprio pensiero: il dissidente non ricava, paga. Ha una purezza ideale, anche quando le sue idee non sono pure.

 

Una società o una qualunque organizzazione che non consente la dissidenza non promuove una visione del mondo, ma il proprio sguardo e basta. Oggi limita l'opposizione, domani la elimina e poi quel che succede lo sapete già. 

Ti piace?

(Leggo)

Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre» Gv 14,6-14.

 

Il mistero d’amore che abita in Cristo Gesù si svela a noi passo dopo passo, lungo il sentiero di tutta la vita, ecco perché occorre essere perseveranti nell’attingere dalla Scritture questa conoscenza, pazienti nell’attendere la luce dello Spirito che apra le nostre menti al loro senso profondo, e umili per non presumere di conoscere già, e una volta per tutte, il Signore.

 

(Prego)

O Dio Padre, che in Gesù Cristo hai rivelato il tuo volto umano, trasformaci ad immagine del Figlio tuo, perchè possiamo renderti sempre buona testimonianza fra gli uomini.

 

(Agisco)

Informarmi se posso aiutare in parrocchia?

Ti piace?

Il peso delle parole per “Le teste di Ozzak”

 
 
 

Leonardo Addati, Fabio Mastropietro, Riccardo Fortunato e Giovanni Addati. Sono “Le teste di Ozzak”, la band andriese che, dopo aver sfondato in Romania, si apprestano a partecipare all’edizione italiana di X Factor. Il loro nuovo singolo “Bla Bla Bla” denuncia, in maniera divertente, l’abuso di parole nell’epoca social. Ozzak, un palindromo a metà che è tutto un programma:

Ben ritrovati, ragazzi. Cosa c’è di autobiografico nel vostro ultimo singolo “Bla Bla Bla”?

L: Di autobiografico c’è ben poco, per esempio la voglia di toccare con mano più fatti. Per parlare di questo tema (della superficialità con cui spesso si usano le parole) abbiamo pensato di raccontare un flirt avvenuto durante un immaginario viaggio americano, vissuto come le star di Hollywood.

Da Pulp Fiction a Marilyn. Secondo voi, i giovani si stanno allontanando da quegli elementi della cultura popolare presenti nel videoclip?

F: Non avevamo dubbi che tu avresti colto questi riferimenti cinematografici, ma mettiamo in stand-by questa domanda per futuri esperimenti social.

Che ruolo assumono, allora, le parole nell’epoca social?

R: Sono gratis e quindi spesso e volentieri si sprecano senza pensarci. Bla bla bla.

Dopo la partecipazione ad X Factor Romania, avete puntato qualche talent show italiano?

G: Dopo la fantastica esperienza a Bucarest, stiamo lavorando per il nostro nuovo disco.
Presenteremo uno dei singoli a X-Factor Italia.

Ti piace?

Il Castello di Fratta, e le esigue primavere di Ippolito Nievo

 
 
 

La vita è sempre breve, per chi la ama.

Quante volte ognuno di noi vorrebbe ritornare bambino per vivere di piccole cose: di favole, di fantasie, di fate e di “castelli”, quante volte? A me succede spesso nella primavera, quando non occorre metterci troppa fantasia per farlo, essendo aiutato dalla stagione e dalle esplosioni cromatiche della natura a darmi un tocco di meraviglia: innocuo, mansueto, innocente, spensierato.

In questa stagione, il brio che ne scaturisce t’inebria i sensi. Ti fa decollare in una dimensione nella quale ti è poi difficile “ordinare” la tua scansia dove porre i sentimenti, anch’essi presi da euforia e ottimismo.

Con l’arrivo delle rondini pure la fantasia prende il volo e si mette a “garrire”, come una vela nell’oceano del cielo, insieme ad esse. È in questi frangenti che ti sembra essere in un “Castello” in cima a una vetta su di un cavallo, solennemente bardato e tu in costume regale. Sei lì pronto per la cavalcata, in compagnia di Pan: sarà lui a guidarti tra boschi di faggi, laceri, pioppi, betulle e in uno stratificato tessuto di colori ed effluvi balsamici, per vagheggiare con spirito innocente, al par di un fanciullo paladino appunto.

La cornice di costoni di malve fiorite, tarassachi, camomilla e la folta, conseguente, antologica, sbocciata di colori, con il suo manto verde intenso, concorrono a sommergere ogni vergognosa bruttura lasciata dalla mano dell’uomo, innalzando l’asticella di gioia per portarla ai massimi valori euforici.

Sembra che la Natura assuma il suo pudore e copra le sue parti prevaricate dalla scandalosa, selvaggia violenza umana. La plastica e quant’altro di obbrobrioso e di indistruttibile che viene incautamente affidato a un tempo indefinito alla Natura, affinché lo sani. È un compenso all’illecita sgrammatura di manipolazioni dell’uomo, ciò che ogni anno ci porta la primavera, nel pacco regalo per la nostra rinascita.

Il castello dei sogni. Quello con il Re buono, le damigelle in corsetto e la leggiadria dei suoi parchi e giardini ben curati.

Il castello dei timori.  Qual ordine di soggezione innesca per la sua possanza misteriosa, con la sua burbanzosa autorità. Posizionato quasi sempre sulle alture, sembra esso arroghi a sé la supremazia su ciò che spazia e che rimane ai suoi “piedi”.

Il castello di Fratta. Ippolito Nievo nel suo romanzo “Le confessioni di un italiano”. ne fa un luogo a dir poco paradossale: allucinante e, allo stesso tempo gradevole.

La descrizione che lui ne fa è così minuziosa, accattivante, diligente che quasi sembra ti prenda per mano e ti presenti a Carlino Altoviti e alla Pisana, per farti “giocare” insieme. Anche tu, leggendo il romanzo, ne ricaverai quelle paradossali sensazioni da riportarti a quand’eri fanciullo. Il Nievo scrivendo, ti “fotografa” ogni singola parte del castello con la descrizione delle cucine talmente particolareggiate da far sentire il lettore trovarsi in essa. Tra l’ordine scomposto degli attrezzi, gli odori e il via vai dei personaggi che si muovono ora con attenzione, altre volte con leggerezza, inciampando in qualcosa fuori posto oppure in un gatto svogliato; con i fulmini e le saette dei temporali che vanno a scaricarsi sul dispositivo di sicurezza sul tetto e le relative paure: è veramente una piacevole, elettrizzante lettura da non perdere. “Voglio scrivere, scrivere, scrivere finché ci sarà qualcuno che vorrà leggere”, scriveva il Nievo.

Con un sentimento forte nel fare, nell’agire e il non essere di peso ma d’ausilio ad una società bisognosa di altruistici rilievi di valori e di moralità. La sua “testardaggine”, determinazione, aveva messo in trepidante ansia sua madre, la quale aveva notato bene le esuberanze di suo figlio. Questo era avvenuto prima ancora che egli, ancora giovine, prospettasse lei di volersi avventurare in un progetto altruistico-patriottico: non certamente alieno, da pericoli.

La sua verve letteraria aveva messo da parte fronzoli e orpelli per fare una ricerca approfondita sul modo di scrivere del tempo, dove il Foscolo, il Manzoni e il Rousseau aprivano spiragli illuminanti tra i letterati di casa e d’oltralpe. Egli ne fu artefice coscienzioso, ricercatore appassionato e fine nell’affinare i suoi testi per una lettura piacevole, comprensiva e storica. Il passo, poi, citato nel “Novelliere campagnolo”, dove il Nievo, scrivendo dei contadini, si apre ad un tema a lui tanto caro, i contadini e la Natura. “Il frutto che giunge a maturazione; il sole che ogni giorno risorge…” Queste immagini evocano un altro grande amore di Ippolito Nievo, indissolubile da quello per la patria e alimento di quello per la vita: il mondo contadino.

“Prima di tutto, scrive, “bisogna dare equità di diritti all’uomo, prima ancora di far di lui del saccente e fratello con le chiacchiere.

La vita è sempre breve, per chi la ama.

Ippolito Nievo moriva che aveva poco più di 29 anni (ecco i timori della madre…) sul piroscafo Ercole che si inabissò, tra Palermo e Napoli mentre ritornava dalla spedizione dei Mille: morì col grado di colonnello e da grande letterato.

Ti piace?
, , , , , , , , , , , , ,