Libero

donmichelangelotondo

  • Uomo
  • 50
  • Andria
Leone

Mi trovi anche qui

ultimo accesso: 09 giugno

Profilo BACHECA 2429

donmichelangelotondo più di un mese fa

Cosa è assurdo a teatro e fuori

 
Federica Fracassi e Michele Di Mauro in scena con "Le sedie" di Ionesco

Federica Fracassi e Michele Di Mauro in scena con "Le sedie" di Ionesco

Sarà che tutto ci parla di noi. Che ogni cosa cambia senso mano a mano che cambia il senso di quel che ci riguarda. O sarà che siamo qui, mentre i bambini sfollano sotto le bombe, a chiederci se la famosa soprano o il celebre tenore debbano fare abiura anziché limitarsi a cantare. Perché come potevamo noi cantare con il piede straniero sopra il cuore, ci domandiamo e chiediamo loro: come potete. Ma poi. Possiamo noi giudicare l’arte a partire dalla condotta di vita di chi la esprime, siamo certi che una vita retta – giusta? Da che prospettiva? – sia la condizione che rende l’arte luminosa e degna? Non lo siamo, direi.

Abbattere le statue di Dostoevksij, cancellare e poi precipitosamente ripristinare lezioni su “L’idiota” qualifica chi lo propone, che non deve aver letto “L’idiota”, e non sposta Putin dalla sua rotta, certamente. Ho visto ieri in teatro “Le sedie” di Ionesco, il gran rumeno, genio a lungo oscurato per delitto di scorrettezza politica, in vita e dopo. Il teatro era pieno di ragazzi, come sempre capita al Vascello, Roma. Il vecchio e la vecchia, i due protagonisti, siedono a mezza costa di un declivio di macerie.

Ci deve essere stata un’apocalisse, forse il fuori non esiste più, alla festa non arrivano che fantasmi, di una città il cui nome iniziava per P, detta ville lumiere, c’è scarso barlume di memoria. Una farsa tragica scritta settant’anni fa. Settanta. Federica Fracassi, regina della scena, impeccabile e struggente in vestaglia stracciata, un grande Michele Di Mauro, regia di Valerio Binasco, scene e luci di Nicolas Bovey, premiato per questo con l’Ubu. Si ride tanto e si piange un poco, ci si commuove sempre e si sta meglio, dopo. Si vede più nitido il mondo lì fuori.

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo) Matteo Lc 9,22-25

 

In quel tempo Gesù disse: «Il Figlio dell'uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

La via di Gesù che lo condurrà al Calvario è irta, piena di lacci e insidie, è fatta di rifiuti di riconoscersi creature in comunione con altre creature e come tali degne di rispetto, sempre e comunque: al di là di ogni provenienza, appartenenza religiosa, politica, sociale. La salita di Gesù al patibolo continua ieri come oggi a essere memoriale delle tante vite squarciate dalla violenza, è una via ai cui lati giacciono i cadaveri dei morti sepolti dalle macerie dell’oppressione dei poteri politici ed economici violenti e guerrafondai.

 

(Prego)

Sapremo nel deserto
resistere al maligno
nell’ora della lotta
il Nome tuo invocare?

 

(Agisco)

Non è rubando o tenendo strette nelle proprie mani la vita che ci si arricchisce, ma donando.

Ti piace?
donmichelangelotondo più di un mese fa

NON POSSO NON TACERE

 

https://www.andriaviva.it/notizie/cultura-della-legalita-e-politiche-di-sicurezza-ad-andria-il-cittadino-sia-parte-attiva-del-cambiamento/

 

Ieri, nel nostro quartiere abbiamo vissuto questa bella serata. Certamente non son stati risolti tutti i problemi legati alla criminalità o alla sicurezza. Però è servito per raccontarci e riflettere.
La frase evangelica ascoltata domenica scorsa "prima di vedere la pagliuzza altrui guarda la trave che hai" Luca 6,39-45) sia stata da sempre fortemente fraintesa. Gesù con questa esortazione non vuole dirci che non dobbiamo correggere per paura di non essere accettati, perché noi incoerenti o per paura di subire poi un contraddittorio, in quanto ognuno di noi può commettere degli errori! Ma occorre poter dire o denunciare, perché  «se io dico al  malvagio: "malvagio tu morirai", e tu non parli perché il  malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, Ma tu ti sarai salvato» (Ezechiele 33,9). Ecco...penso che la relazione Nitti (16 aprile 2021) almeno in diocesi (fu riportata anche nel giornale diocesano "Insieme") fece molto scalpore da un lato e dall'altro suscitò il desiderio di rivalsa, perché dava conferma, certezza e comunque evidenza di come questa maledetta "mafia predatoria" è reale e vera. Però poi certe cose vanno dette e divulgate!  Inoltre, se fosse mai possibile, comprendere il motivo che spinge a delinquere! Forse anche solo per un guadagno facile? Troppo poco... può essere il senso di dignità? Una parola che Mattarella ha ripetuto ben 18 volte nel discorso del suo insediamento come presidente. Sentirsi importanti,valorizzati (essere cercati per recuperare le cose rubate dietro compenso😡 o per altro...)? Come educare alla ricerca della dignità personale senza calpestare quella altrui? Ecco,nessuna pozione magica ma solo buon cammino a noi (famiglie,scuola,parrocchia, istituzioni) nell'inseguire la buona e bella dignità! Grazie ancora...

Ti piace?
2
donmichelangelotondo più di un mese fa

Non sprechiamo anche questa crisi

(agf)
1 minuti di lettura
 

Tra gli effetti collaterali dell'invasione russa in Ucraina c’è il fatto che tutti gli altri problemi passano in secondo piano. Non spariscono, anzi, se possibile si complicano, ma non riusciamo ad occuparcene. Prendiamo il riscaldamento globale: ieri è uscito un report delle Nazioni Unite che in altri tempi avrebbe aperto i telegiornali per l'importanza degli scenari raccontati e invece è finito nelle ultime pagine. Era già accaduto con l’emergenza Covid. Allora si disse che non avremmo sprecato quella crisi e che anzi l’avremmo dovuta usare per cambiare in meglio le cose. Non sembra che sia accaduto.

 

Ricordate la mobilità dolce di cui si parlava durante il primo lockdown? L’impegno di ripensare il traffico in città dando spazio a bici e trasporto pubblico per ridurre le emissioni inquinanti? E’ uscito un report europeo e le quattro città italiane analizzate sono in fondo alla classifica. Non è cambiato quasi niente. Faremo lo stesso con la guerra in corso? Passeremo dal gas russo a quello algerino, come forse sarà inevitabile nell’immediato? O ne approfitteremo per diventare finalmente un paese indipendente dal punto di vista energetico puntando dritto e forte sulle rinnovabili? La scelta non va fatta tra un anno, va fatta adesso.

Ci sono decine di progetti fermi al palo per le opposizioni di comitati locali: non si tratta di ignorare le obiezioni nel nome dell’emergenza, si tratta di analizzarle in fretta ma a fondo - accogliendo quelle fondate - e poi decidere. Andare avanti. Se saremo capaci di farlo saremo un paese migliore. Non sprechiamo anche questa crisi.

Ti piace?
3
donmichelangelotondo più di un mese fa

L'eredità messa in pericolo

 
Raffaella si sta per laureare, la specializzazione scelta è Contabilità dello Stato

Raffaella si sta per laureare, la specializzazione scelta è Contabilità dello Stato

Raffaella Granata, 23 anni, Napoli, laureanda in Diritto amministrativo

Non è facile avere vent’anni nel 2022 e non lasciarsi trascinare dallo sconforto. In queste ore che mi costringono in casa, a causa del Covid che sembra non volermi abbandonare, sono costretta a guardare il mondo dallo schermo del computer, e vorrei tanto che quelle immagini, quelle parole, così nitide per le mie sinapsi, si tramutino in segni incomprensibili, come se l’oscurità del linguaggio binario possa trasformare tutto in un gioco. Cerco di distrarmi come posso, ma tutto è spento, incolore, al punto che inizio a pensare che la vera paura che accompagna questo virus non sia il terrore di perdere l’integrità fisica, bensì quella mentale.

Eppure niente mi sembra più reale di quei volti che scorrono imperterriti tra le parole dei giornalisti che si riparano dietro i giubbotti antiproiettili. La mia generazione non conosce la guerra, perché ha avuto la fortuna di sperimentarla solo tra le pagine dei libri, chi più chi meno; è stato semplice piangere per i fotogrammi di Sarajevo che spuntavano dal romanzo di Margaret Mazzantini, per la dedizione degli alleati sulle spiagge di Dunkerque, per le spose bambine di Hosseini, vendute per un sacco di grano, e per i resoconti di Oriana Fallaci dalla sua tenda nella lontana Saigon. Ed è altrettanto semplice rammaricarsi per tutto quello che accade, nel silenzio dei più, ai bambini, alle donne e agli uomini palestinesi, o nelle regioni più recondite dell’Africa nera, in Corea, in Venezuela. Questa guerra invece non ha lacrime, è tutto asciutto, fermo, inossidabile: l’ostinazione con cui cerchiamo di convincerci che non possa essere vero ha lo straordinario potere di proteggerci dal dolore finché riusciamo. È troppo vicina per essere riconosciuta con leggerezza, per essere affrontata con fredda razionalità.

Ci sono altre domande, così incalzanti da terrorizzarmi, cui è necessario trovare una risposta prima di potermi concentrare sulle immagini che arrivano da Est: quando guarirò dal Covid? Cosa farò dopo la laurea? L’Italia riuscirà a superare la crisi post-epidemica? Ma tutto precipita in un turbine impetuoso se penso che questa, per me e per i miei coetanei, potrebbe essere l’ennesima tappa di un viaggio distopico idoneo a far implodere le certezze su cui si sono rette le nostre vite fino a questo momento.

L’Occidente è la tesi, il primo singulto di vita che impariamo a conoscere, lo portiamo sulle spalle con i suoi meriti e le sue contraddizioni, inconsapevolmente. È madre e custode di valori e privilegi, che quotidianamente sperimentiamo senza prestarvi alcuna attenzione: siamo liberi di essere chi siamo a Roma, a Parigi, a Londra, a Budapest, a Kiev. Città lontane eppure così vicine, dove è facile ritrovare un vecchio compagno delle elementari che ha scelto di passare l’Erasmus in una di quelle capitali, dove possiamo scegliere di trascorrere il nostro fine settimana per visitare i loro musei.
È questa possibilità di scelta che non vedo più, dallo schermo del mio computer e dalla finestra della mia stanza. La libertà di un ragazzo di 20 anni, nel Vecchio Continente, di scegliere di non stare da nessuna parte, di vivere come essere umano e non come cittadino di un determinato Paese. La conquista più importante del nostro secolo, del resto, non avrebbe dovuto essere, forse, questa? Abbattere i muri, quelli fisici e quelli invisibili, e dar vita ad una rete di collegamenti così fitta e così potente da superare distanze siderali e generazionali, regalando a tutti la possibilità di far sentire la propria voce senza timore di vederla soffocare. Sono state rese pubbliche tante immagini in questi giorni, dalle più drammatiche alle più poetiche, e non riesco ad allontanare dalla testa quei volti, coperti per metà dalle mascherine chirurgiche, di ragazzi e ragazze come me costretti a salutarsi fino a data da destinarsi. In quel saluto non c’è solo la guerra, che divide i corpi ma unisce le storie, ma c’è il sogno della libertà, l’innocenza dell’indecisione, il regalo più bello della giovinezza, ormai sepolta sotto le macerie della storia, sotto le macerie dell’Ucraina.

Ti piace?
2
donmichelangelotondo più di un mese fa

Toglietegli il fiasco

aggiornato alle 00:01 1 minuti di lettura
 
 

La prima cosa bella di mercoledì 2 marzo 2022 sono le cantine Cricova in Moldavia e la sanzione da applicare, o la scena da film che si potrebbe girare, utilizzando i vini rari del lotto n.275. Queste cantine si trovano a una ventina di chilometri dalla capitale Chisinau. Sono la cosa più curiosa della Moldavia, una città invisibile. Novanta metri sotto terra, oltre cento chilometri di gallerie tappezzate da vini. Migliaia di botti. E depositi di bottiglie pregiate. Qui conservano i loro tesori alcuni degli uomini (e una donna, Angela Merkel) più importanti della terra. Al posto n.275 c’è la collezione personale di Vladimir Putin.

Esistono anche tre sale bunker. Nella più prestigiosa, con una specie di trono a capotavola, Putin ha festeggiato il suo compleanno con un gruppo scelto di amici e molte guardie all’ingresso e nei corridoi. Tra le sanzioni che più lo colpirebbero: toglietegli il fiasco. Niente come vedersi portare via una collezione ferisce chi la possiede. Me l’ha scritto la persona con cui andai là sotto. Al tempo notai che poteva essere un set straordinario per 007 o un film di quel genere. Ambientarci un inseguimento sotto terra, per quei cunicoli infiniti. Lui, mai capito che lavoro facesse, mi guardò annuendo, poi aggiunse che (sempre nel film, sia chiaro) si poteva anche aspettare che tutti fossero nel bunker, occuparsi degli uomini all’esterno, far arrivare un convoglio di cisterne e allagare tutto  (o forse parlò di immettere altre sostanze), lasciandole poi parcheggiate a coprire gli ingressi per un mese. E auguri, disse.

Ti piace?
1
donmichelangelotondo più di un mese fa

I bambini sono già qui

 
Un gruppo di bambini ucraini dopo l'arrivo in Puglia

Un gruppo di bambini ucraini dopo l'arrivo in Puglia

Intanto si è messa in moto la rete del passaparola, tra gli ucraini che vivono in Italia. Nadiya Yamnych, una giovane donna che abita in Puglia, sposata con un italiano, Walter Trento, tramite le sue conoscenze ha chiesto se ci fossero famiglie – a Leopoli, la sua città - che volessero affidarle i bambini per questo periodo. Nel giro di quarantotto ore ha avuto la delega da dodici famiglie, disposte a mandare subito i propri figli in Italia.

Nadiya e Walter sono partiti per andare a prenderli, dopo un viaggio di ritorno faticoso e un poco travagliato i bambini sono arrivati a Cisternino lunedì sera. Nelle foto sono già seduti alle tavole apparecchiate, le mozzarelle nei piatti. Saranno ospitati a gruppi per non separarli. La voce è corsa, nella Valle, e le offerte di ospitalità si sono moltiplicate. Nelle prossime ore potranno partire altri pulmini a prendere altri bimbi. Fabio Macaluso, avvocato, vicino di casa di Nadiya a Cisternino, ha messo un post su Facebook, in italiano e in inglese, che dice così. “Stiamo cercando volontari che si rechino al confine polacco/ucraino con propri mezzi di trasporto (van e pulmini preferiti) per sfollare bambini dal teatro di guerra”.

Ha ricevuto decine di offerte da ogni parte d’Italia. E’ un’iniziativa spontanea come ce ne sono molte, in corso. Si tratta ora di metterle in rete, non disperdere le energie che si manifestano. La riunificazione delle famiglie di persone ucraine che vivono in Italia, l’allarme di chi ha parenti nei paesi confinanti: l’accoglienza sarà il tema delle prossime settimane. Bene il passaparola, meglio un’azione politica coordinata capace di evitare le burocrazie e fare tesoro della disponibilità di chi apre casa.

Ti piace?
2
donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)

Mt 6,1-6.16-18

<<State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro... ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà>>.

La chiesa ci fa entrare oggi, mercoledì delle ceneri, nei quaranta giorni della Quaresima. Nella nostra fragile umanità noi sperimentiamo che abbiamo bisogno di tempi specifici in cui esercitarci con più intensità, cioè dei tempi in cui ricominciare, reiniziare il cammino verso il Signore, riorientare i nostri desideri e, dunque, ritornare a Cristo.

(Prego)

Quaresima è tempo di prova,
cammino nell’arida terra,
ritorno al Dio vivente,
domanda del giorno pasquale.

(Agisco)

Compiere un atto di carità o scelgo le indicazioni proposte dalla Caritas diocesana.

 

BUON QUARESIMA

Ti piace?
1
donmichelangelotondo più di un mese fa

Una per Tutti e Tutti per Una

Di

 Miky Di Corato

 -

La nuova commedia in vernacolo della Compagnia Hurricane

Ma perché intitolarlo “I tre moschettieri” se i protagonisti sono quattro? Probabilmente perchè ad Alexandre Dumas, D’Artagnan stava un po’ sulle scatole. Eppure proprio intorno al più giovane spadaccino del regno ruoteranno gli intrighi avventurosi della nuova commedia in vernacolo della Compagnia Hurricane. Uno spadaccino sui generis, di origini pugliesi, in cerca di avventure piccanti, un coraggioso garzone che arriva a Parigi in un clima infuocato, lo charme transalpino che profuma di ammutinamento e alto tradimento.

Athos, Porthos e Aramis daranno vita a duelli rusticani per accaparrarsi le attenzioni di Milady, al grido di Una per tutti e tutti per una. Subdole macchinazioni altereranno i già labili equilibri di una Francia allo sbando, machiavellici complotti faranno da sfondo a certami cavallereschi in nome di ideali quali liberté, égalité, fraternité …i cio ma fè?

L’ambigua figura del Cardinale Richelieu, poi, farà divertire il pubblico in sala con gag e battute irriverenti da far perdere la testa a tutti, non solo alla povera Maria Antonietta.

Vincenzo Tondolo e Benedetta Tursi, grazie ad un team che fa del dilettantismo la sua professione, portano in scena l’ironia, la comicità e la spensieratezza dimenticate durante la pandemia, lo fanno con l’arguta semplicità che li contraddistingue, mescolando speranza e ottimismo, il cocktail perfetto per un teatro nel teatro, la trasposizione temporale di un classico letterario ubicato nella nostra terra, l’apolide cultura che si incastra, perfettamente, nelle espressioni dialettali , nelle dinamiche familiari e nelle tradizioni socio-culinarie delle nostre case.

E ai medici che consigliavano, con il bonus psicologo, di prendere una pastiglia, rispondono ricordando loro la presa della…Bastiglia!

La Compagnia Hurricane vi aspetta sabato 5,  domenica 6 e 27 marzo, presso l’Auditorium Mons. Di Donna (parrocchia SS. Sacramento)

Ti piace?
, , , , , , , , , , , , ,