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ultimo accesso: 09 giugno

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AL BANCHETTO DELL'AUTENTICITÀ

Lc 14,1.7-11
«Amico, vieni più avanti!».

Si prende l’ultimo posto non per il gusto di sminuirsi – sarebbe solo falsa umiltà, ovvero un’altra forma di orgogliosa presunzione –, ma perché si riconosce di essere raggiunti così come siamo e lì dove siamo da un dono: non dobbiamo fare altro che accoglierlo. Alla festa delle nozze dell’Agnello non si entra per merito, ma per l’amore misericordioso di Dio; non si entra perché giusti, ma perché peccatori perdonati. Senza dimenticare che proprio Gesù ha preso l’ultimo posto, quello di colui che serve nella libertà e per amore.

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CUSTODI E CREATORI

Luca 14,1-6
«Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato...».

Gesù dinanzi al malato,accetta che gli cambi qualcosa nella sua vita, lo faccia diventare responsabile, custode di lui, lo faccia intervenire a partire dal suo stesso esserci. Quindi essere custode non è solo proteggere e mantenere ciò che era,ma anche cambiarsi e cambiare.

 

 

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CUSTODI E CREATORI

Luca 14,1-6
«Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato...».

Gesù dinanzi al malato,accetta che gli cambi qualcosa nella sua vita, lo faccia diventare responsabile, custode di lui, lo faccia intervenire a partire dal suo stesso esserci. Quindi essere custode non è solo proteggere e mantenere ciò che era,ma anche cambiarsi e cambiare.

 

 

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Lc 13,31-35
«...è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino».

La sua missione esprime libertà e fedeltà. Libertà dalle reazioni spesso ostili della gente rispetto a quello che dice o che compie, libertà anche dal successo che incontra dopo aver compiuto qualche segno che può destare stupore o una fugace attrazione verso quest’uomo capace di compiere gesti mai visti. Questa libertà è profondamente legata ad una fedeltà al Padre e al progetto di salvezza che il Padre lo ha mandato a compiere

 

 

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Lc 6,12-19
«Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio».
Luca ci narra un momento decisivo della vita di Gesù: per lui, per dodici uomini affascinati da lui e per tutta la chiesa in duemila anni di storia. Così decisivo che ha richiesto a Gesù un tempo lungo di preghiera, una notte intera di colloquio con il Padre per discernere la sua volontà in quella precisa situazione, su quelle precise persone tra quanti lo seguivano. Al mattino, convocati i discepoli, Gesù ne scelse dodici da associare maggiormente a sé e ai quali diede il nome di apostoli, cioè “inviati”, sebbene al momento non li invii da nessuna parte, ma, anzi, li tenga presso di sé perché ascoltino il suo insegnamento. Per poter essere “inviati”, e quindi annunciatori di una Parola, occorre prima aver assimilato, fatto propria quella Parola.

 

 

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I pescatori sanno che il mare è pericoloso e le tempeste terribili, eppure non son mai stati ragion sufficiente per rimanere a riva (Van Gogh)

 

 

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I pescatori sanno che il mare è pericoloso e le tempeste terribili, eppure non son mai stati ragion sufficiente per rimanere a riva (Van Gogh)

 

 

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Lc 13,18-21
«A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».La dimensione invisibile, discreta, della presenza di Dio ci fa problemi. Quante volte dubitiamo, chiedendoci se Dio ci sia! Non crediamo che le promesse di Dio si realizzino, perché non siamo capaci di discernere i segni. Occorrono occhi per vedere nell’invisibile; occorrono orecchi per sentire nel silenzio; occorrono un cuore e una mente abitati dalla memoria di Dio e della sua Parola. Come il popolo dei piccoli attorno a Gesù “che esultava per tutte le meraviglie da lui compiute”.

 

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