La Sposa del Crepuscolo
Non è seta il suo velo, ma trama di eclissi, un respiro di luna su un corpo di buio, ha polvere d’astri negli occhi fissi e un cuore che batte tra il lampo e l’astio.
Danza nel marmo della reggia dorata, una macchia di ombra che il lume rifrange, è l’alba che abbraccia la notte stellata, è un brivido dolce che il tempo non tange.
Poi l’ora fatale percuote il metallo, dodici rintocchi di ferro e di gelo, ma lei non interrompe il suo magico ballo, non cade il velluto, non svanisce il velo.
La scarpetta è un prisma di luce rappresa, salda al suo piede di tenebra e vento; non c'è fuga scomposta, non c'è la resa, mentre il rintocco si spegne nel lento.
Rientra nel buio da cui è germogliata, portando con sé ogni scaglia d’incanto, la zucca rimane carrozza fatata, il cencio non torna, non c’è più il pianto.
Siede alla cenere, ma è cenere d’oro, regina del vuoto e di ogni bagliore, custode intatta di un unico tesoro: la magia che non muore al sorgere del sole.
