Libero

trallatrilli

  • Donna
  • 41
  • Firenze - Chiusi
Scorpione

Mi trovi anche qui

ultimo accesso: 14 ore fa

Ultime visite

Visite al Profilo 2.293
Bacheca3 post

Mi descrivo

Niente di più di quella che sono

Su di me

Situazione sentimentale

convivenza

Lingue conosciute

Inglese

I miei pregi

Sincerità

I miei difetti

Sincerità

Amo & Odio

Tre cose che amo

  1. Stare a casa mentre piove
  2. I rimborsi IRPEF
  3. Pedalare sui lungarni

Tre cose che odio

  1. Qualsiasi politico
  2. Gli scorpioni (non in senso zodiacale)
  3. La guerra

I miei interessi

Vacanze Ok!

  • In bici
  • Crociera
  • Spiagge incontaminate

Vacanze Ko!

  • Campeggio
  • Spirituale
  • Enogastronomia
  • Passioni

    • Ballo
    • Cinema
    • Fiori e piante
    • Musica
    • Viaggi

    Musica

    • Disco
    • Pop
    • Rock

    Cucina

    • A tutto pesce e frutti di mare
    • Grigliatona tra amici
    • Pizza

    Libri

    • Gialli
    • Romanzi rosa
    • Biografie

    Sport

    • Tennis
    • Bike
    • Nuoto

    Film

    • Romantico
    • Fantascienza
    • Horror

    Libro preferito

    Quanti miracoli

    Meta dei sogni

    Figi

    Film preferito

    Le parole che non ti ho detto

    Poter tornare a 23 anni...

    Ho superato i secondi vent'anni e sinceramente mi apprezzo e mi stimo più adesso di allora.

     

    Però... se potessi tornare indietro, vorrei ritornare a quando mi trasferii a Siviglia.

    Sono sempre stata un tipo libertino e non ho mai accettato compromessi che limitassero la mia libertà.

    Nel 2007 avevo 23 anni, avevo il diploma da ragioniera e lavoravo in una società di trasporti con uno stipendio modello fame... dicono che siano pulsioni giovanili e magari sarà anche vero, resta il fatto che volevo dimostrare di staccarmi dall'ala protettiva della mia famiglia e vedere se ero in grado di camminare da sola.

     

    Una mia carissima amica fiorentina, che si era trasferita l'anno prima a Siviglia, parlandomi al telefono disse che la sua vita era migliorata in tutto, non solo come posizione lavorativa ma anche come amicizie e come stile di vita.

    Rimasi affascinata da quello che mi raccontò e fu come se mi si fosse aperta una porta: tra le altre cose, mi ero mollata da poco con il mio ex dopo 6 anni: dovevo e volevo cambiare aria.

    E poi, spagnoli e italiani sono quasi simili, come lingua e carattere...

     

    Quando però arrivai a Siviglia, mi scontrai con una realtà con cui mi fu difficile abituarsi, almeno all'inizio: a parte la mia amica Francesca, non conoscevo nessuno.

    E poi arrivai in pieno giugno, a Siviglia c'erano già 35-37 gradi di pomeriggio e si moriva d'afa, quanto e più che a Firenze.

    Un suggerimento che mi diede Francesca, fu quello di noleggiare una bici. Mai un consiglio mi si rivelò prezioso come quello: Siviglia ha 200 chilometri di piste ciclabili che ti portano dappertutto, in centro, nei quartieri periferici, al fiume Guadalquivir e nella bellissima campagna sevillana.

     

    Tempo due settimane e trovai lavoro poco lontano, a San Jeronimo, in una industria che stampava CD e supporti magnetici per dati.

    Uscivo da casa in bicicletta e in venti minuti arrivavo al lavoro: l'ambiente era giovane, dinamico, soprattutto vivace, tutto il contrario del lavoro che svolgevo a Firenze.

    Lo stipendio? Quasi 1600 euro, quattrocento in più di quello che prendevo in Italia.

     

    Per farla corta, restai a Siviglia 18 mesi, poi improvvisamente dovetti tornare in Italia e restarci definitivamente per gravi motivi di salute di mio padre (fortunatamente risolti, anche se non del tutto).

    Negli anni, sono tornata varie volte per qualche giorno a Siviglia, trovando molte similitudini con la mia Firenze.

    Crescita personale, superamento shock culturale, nuove prospettive, spagnolo parlato ormai come il fiorentino...

    Ho mille difetti, ma se un pregio ce l'ho è la perseveranza nel raggiungere un obiettivo.

    Il complimento più bello me lo fece mia mamma abbracciandomi, quando tornai definitivamente: “Sei forte e indipendente, cosa posso volere di più da una figlia...”

     

     

    La mia Firenze che non esiste più... ma che amo ancora di più

    Mi ricordo a metà degli anni '90 che ancora resistevano le botteghe degli artigiani... il calzolaio, il sarto, la bottega del pasticciere, all'angolo con via Masaccio c'era ancora la latteria con il Gianni che ti dava il solito consiglio "Sposa, lo faccia bollire prima di berlo perché non si sa mai!", e noi che ci si metteva dentro badilate di Nesquik, col permesso di mamma perché si sa che il latte fa bene ai bambini.

    Adesso è tutta una pletora di serrande chiuse che non riapriranno più.

     

    I pomeriggi seduti sul muretto, sempre in via Masaccio, tutti rigorosamente senza cellulare perché ai tempi costavano ancora un rene, se dovevamo telefonare a casa c'erano le cabine (e poi proprio lì c'era la sede della Telecom). 

    Si parlava del calendario di Raul Bova che ci mandava di fuori con il popò di fisico che si ritrovava, mentre i maschietti sfogliavano quello della Marcuzzi.

     

    E poi le biciclettate fino a piazzale Michelangelo, con i bus che ci clacsonavano fino allo slargo di via Giramontino, dove ci mettevamo da parte con l'autista che ci rimbrottava, e dopo averci superato noi lo si "salutava" con corna, gesti dell'ombrello e altre carinerie montessoriane.

    Arrivati al piazzale, tutti a sedere sui muretti di cinta, chi con le prime sigarette che gli spuntavano in bocca, chi con la cocacola, poi c'era sempre quello che diceva "andiamo a San Miniato!" e finiva perculato da tutti.

     

    Quando tornavamo da scuola c'era l'immancabile sosta all'antico vinaio, dopo la solita fila di mezz'ora per aspettare di masticare la nostra schiacciata con mortadella e crema di funghi che sbordava dai lati della schiacciata, macchiandoci maglie e jeans.

    Tornata a casa, mi aspettava mia nonna buonanima che mi chiedeva "Cosa vuoi mangiare?", e io che rispondevo "Niente nonna, ho già mangiato", lei che tutte le volte rispondeva "Non ti piace il mangiare della nonna?", e io che sempre dovevo rassicurarla che il giorno dopo avrei mangiato da lei.

     

    Poi un bel giorno segui l'uomo che ami fino a Chiusi dove è stato trasferito per lavoro, a un'ora e mezza da Firenze, e ripensando a quei meravigliosi anni passati, ti viene il magone, salvo poi al sabato tornare a Firenze per il weekend e rivitalizzarti come se mi avessero fatto una flebo di caffeina.

     

    "Culla immortal di Dante, che l'universo onori, t'amo come un amante"... chissà se De Amicis quando scrisse questa poesia, era stato anche lui trasferito a Chiusi...

     

     

     

     

     

     

    , , , , , , , , , , , , ,