Ho superato i secondi vent'anni e sinceramente mi apprezzo e
mi stimo più adesso di allora.
Però... se potessi tornare indietro, vorrei ritornare a
quando mi trasferii a Siviglia.
Sono sempre stata un tipo libertino e non ho mai accettato
compromessi che limitassero la mia libertà.
Nel 2007 avevo 23 anni, avevo il diploma da ragioniera e
lavoravo in una società di trasporti con uno stipendio modello
fame... dicono che siano pulsioni giovanili e magari sarà anche
vero, resta il fatto che volevo dimostrare di staccarmi dall'ala
protettiva della mia famiglia e vedere se ero in grado di
camminare da sola.
Una mia carissima amica fiorentina, che si era trasferita
l'anno prima a Siviglia, parlandomi al telefono disse che la sua
vita era migliorata in tutto, non solo come posizione lavorativa
ma anche come amicizie e come stile di vita.
Rimasi affascinata da quello che mi raccontò e fu come se mi
si fosse aperta una porta: tra le altre cose, mi ero mollata da
poco con il mio ex dopo 6 anni: dovevo e volevo cambiare
aria.
E poi, spagnoli e italiani sono quasi simili, come lingua e
carattere...
Quando però arrivai a Siviglia, mi scontrai con una realtà
con cui mi fu difficile abituarsi, almeno all'inizio: a parte la
mia amica Francesca, non conoscevo nessuno.
E poi arrivai in pieno giugno, a Siviglia c'erano già 35-37
gradi di pomeriggio e si moriva d'afa, quanto e più che a
Firenze.
Un suggerimento che mi diede Francesca, fu quello di
noleggiare una bici. Mai un consiglio mi si rivelò prezioso come
quello: Siviglia ha 200 chilometri di piste ciclabili che ti
portano dappertutto, in centro, nei quartieri periferici, al
fiume Guadalquivir e nella bellissima campagna
sevillana.
Tempo due settimane e trovai lavoro poco lontano, a San
Jeronimo, in una industria che stampava CD e supporti magnetici
per dati.
Uscivo da casa in bicicletta e in venti minuti arrivavo al
lavoro: l'ambiente era giovane, dinamico, soprattutto vivace,
tutto il contrario del lavoro che svolgevo a
Firenze.
Lo stipendio? Quasi 1600 euro, quattrocento in più di quello
che prendevo in Italia.
Per farla corta, restai a Siviglia 18 mesi, poi
improvvisamente dovetti tornare in Italia e restarci
definitivamente per gravi motivi di salute di mio padre
(fortunatamente risolti, anche se non del tutto).
Negli anni, sono tornata varie volte per qualche giorno a
Siviglia, trovando molte similitudini con la mia
Firenze.
Crescita personale, superamento shock culturale, nuove
prospettive, spagnolo parlato ormai come il
fiorentino...
Ho mille difetti, ma se un pregio ce l'ho è la perseveranza
nel raggiungere un obiettivo.
Il complimento più bello me lo fece mia mamma abbracciandomi,
quando tornai definitivamente: “Sei forte e indipendente, cosa
posso volere di più da una figlia...”