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Nel corteo cavalleresco, tra i seguaci dei Magi, sono stati infatti ritratti numerosi personaggi della famiglia Medici, individuabili sulla parete a destra dell’altare, a cavallo: Cosimo il Vecchio, committente dell’opera, ma anche il figlio Piero Il Gottoso e i nipoti Giuliano e Lorenzo. Proprio nel giovane a cavallo che guida il corteo si vuole riconoscere Lorenzo che diverrà poi noto come “il Magnifico”.
Ma sono rappresentati anche collaboratori ed alleati (banchieri e sostenitori politici) secondo l’usanza del tempo, come Sigismondo Malatesta, signore di Rimini e Galeazzo Sforza, signore di Milano.
Tra i tanti volti, anche lo stesso Benezzo Gozzoli, con lo sguardo rivolto verso l’osservatore.
Benozzo Gozzoli, Viaggio dei Magi, ritratto di Galeazzo Maria Sforza, 1459. Firenze, cappella di Palazzo Medici Riccardi
Benozzo Gozzoli, Viaggio dei Magi, ritratto idealizzato di Lorenzo de’ Medici, 1459. Firenze, cappella di Palazzo Medici Riccardi
Benozzo Gozoli, Autoritratto (Opus Benotii) nella Cappella dei Magi
Al primo piano di Palazzo Medici Riccardi troviamo il vero gioiello dell’edificio: la Cappella dei Magi affrescata da Benozzo Gozzoli nel Quattrocento. Era la piccola cappella privata della famiglia Medici, ma, come già detto aveva anche una valenza pubblica, e qui Benozzo Gozzoli, allievo del più famoso Beato Angelico, realizzò uno splendido ciclo di affreschi raffigurante la Cavalcata dei Magi.
Gli affreschi di Gozzoli richiamano nell’atmosfera e nei colori le pitture e gli arazzi fiamminghi e sono indubbiamente l’opera più riuscita e famosa dell’artista.
Il primo palazzo dei Medici, dove vissero Cosimo il Vecchio e Lorenzo il Magnifico e lavorarono artisti come Donatello, Michelangelo, Paolo Uccello, Benozzo Gozzoli e Botticelli. La casa del Rinascimento. Dove tutto ebbe inizio.

Il Crocifisso di Santa Maria Novella è una delle croci sagomate (tempera e oro su tavola, 578x406 cm) di Giotto, databile al 1290-1295 circa e conservato nella navata centrale della basilica di Santa Maria Novella a Firenze. Si tratta di una delle prime opere note nel catalogo dell'artista, allora circa ventenne.
Contrariamente alla realtà della crocifissione i chiodi sono infissi nel palmo della mano e non nel polso. Questa convenzione fa parte della tradizione iconografica precedente. Però il Cristo di Giotto non è un “Christus triumphans“, come nella tradizione Bizantina e romanica, ma una persona in carne ed ossa sofferente sulla croce, definito “Christus patiens“. Il Cristo sofferente sostituisce quindi il Cristo trionfante sulla morte.












