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Rosa stabilizzata..
Il meccanismo di stabilizzazione inizia nel momento in cui la rosa raggiunge il giusto “stato di maturità”. In questa fase, il fiore viene sottoposto ad un processo tecnicamente avanzato, in cui si sostituiscono i liquidi naturali con una miscela di glicerina, acqua e coloranti. Il risultato è uno splendido prodotto che sembra una rosa appena colta, ma conservabile per più di 1 anno.
La storia del vino è la storia dell’umanità.

La bibbia nella genesi ci riferisce che Noè appena è sceso dall’arca ha piantato una vigna. Si sono trovate tracce di vite del 7/8000 anni a.c., perfino nel vecchio testamento si legge ” il vino bevuto in tempi e quantità giuste sono gaiezza del cuore e gioia dell’anima” …….e ancora “ che sarebbe la vita senza vino?”

Gli egizi furono ottimi viticoltori e se ne hanno testimonianze in geroglifici. Tutti sappiamo che Omero diede grande importanza al vino nelle sue opere, otri pieni di vino, Polifemo che è tradito dal vino di Ulisse .
Gli etruschi furono grandi coltivatori della vite, che secondo alcuni la importarono dall’Oriente. Gli aristocratici usavano il vino anche in pratiche religiose in onore di Fufluns (Dio Bacco), Dio del vino.

I greci introdussero la cultura della vite in Italia e da qui in Francia Spagna e nel resto d’Europa.
I veri artefici della diffusione della vite furono però i Romani che ne svilupparono anche una tecnologia. Furono i primi a usare i barili di legno e le bottiglie di vetro per conservare il vino (i greci usavano vasi di terracotta)

I Romani ovunque s’insediavano piantavano viti e furono anche i primi a parlare di annate particolari per il vino. Furono sempre i Romani a capire che in Borgogna, nella Loira e nella Champagne si ottenevano ottimi vini.
Con la crisi dell’Impero romano entra in crisi anche la viticoltura e comincia anche per il vino il periodo buio del medioevo.
I Barbari distrussero anche i vigneti.

Nel medioevo la chiesa divenne il principale produttore di vini tanto che vari ordini di monaci facevano a gara per chi producesse il miglior vino.
I benedettini, diffusi in tutta Europa, erano i più famosi produttori e consumatori. L’ex benedettino Bernardo fondò l’ordine dei cistercensi che si specializzarono nella produzione di vino di alta qualità, soprattutto in Borgogna.

Nei secoli a venire si era ripresa la produzione di vino raggiungendo una buona produzione e si cominciava anche a esportazione verso l’Inghilterra, quando nel settimo secolo a seguito dell’introduzione del the dalla Cina, del caffè dall’Arabia e del cioccolato, il vino conosce un’altra grande crisi. La crisi sollecitò i produttori a ricercare una migliore qualità. Vari studiosi vi si dedicarono, come il benedettino Dom Perignon, che nella Champagne cercava di ottenere un vino stabile.

Osservava che il vino una volta messo in bottiglia fermentava e diventava spumante, all’epoca poco apprezzato, (sono i primi passi dello champagne). Nel Bordeaux aumentavano sempre di più i vini prodotti nei Chateaux la cui resa aumentava e migliorava anche la qualità da esportare verso l’Inghilterra. Tra la fine del secolo XVIII e l’inizio del secolo XIX il vino ebbe un gran successo e sembrava che tutto andasse per il meglio quando si abbatteva sulla viticoltura europea “ il flagello della fillossera” una malattia della vite che distrusse la quasi totalità dei vigneti.

Si dovette ripartire da zero con gli impianti innestando la vite europea sulla radice della vite americana (si era scoperto che la parte aerea della vite europea era resistente alla fillossera mentre era attaccata l’apparato radicale, e viceversa si verificava per la vite americana). L’innesto risolse per sempre il problema. La tecnologia di produzione era rimasta arcaica fino alla rivoluzione industriale, quando anche nel settore enologico cominciarono ad arrivare delle innovazioni.

La leggenda narra che in un piccolo villaggio una bambina vegliava in lacrime sulla mamma moribonda, ma uno spirito impietosito, vedendo la bambina tanto disperata, le comparve vicino e le porse una margherita, dicendole di darla alla morte perché gli spiriti avevano concesso e lei e sua madre di continuare a restare insieme per tanti giorni quanti erano i petali del fiore. Quando lo spirito scomparve, la bambina con molta cura e delicatezza, iniziò a ridurre i petali in striscioline sottilissime senza farli staccare e quando giunse la morte, che già era stata avvertita dallo spirito della concessione fatta alla bambina, vide il fiore dall’infinito un numero di petali. Decise di non portar via la donna e disse alla bambina che anche lei, la morte, le avrebbe fatto un dono: concedere a lei e alla sua mamma di passare insieme tanti anni quanti erano i petali del fiore, e detto ciò se ne andò...

Nel linguaggio dei fiori e delle piante il crisantemo ha molti significati ma prevalentemente simboleggia la gioia e la vitalità. In Italia è il fiore dei morti, semplicemente per il fatto che, il crisantemo fiorisce in prossimità della celebrazione dei defunti, anche se in origine quando fu importato rappresentava e simboleggiava anche sul nostro territorio la gioia e la vitalità. Nei paesi anglosassoni, il crisantemo è ancora oggi il simbolo di gioia e vitalità, ed in Inghilterra è il fiore ideale da regalare per celebrare le nascite. Negli Stati Uniti, invece, simboleggia le feste e le riunioni famigliari. In tutti i paesi orientali è simbolo di vita e felicità, in particolare in Cina e in Corea è considerato il fiore delle spose. In Giappone, dove ogni anno in occasione della fioritura dei crisantemi si celebra una festa e vengono aperti al pubblico i giardini della Reggia Imperiale, è il simbolo della pace.
Tra le sue qualità, inoltre, il crisantemo dai petali bianchi è simbolo di verità e il crisantemo dai petali rossi rappresenta l’amore...


Il crisantemo ovvero la “margherita dai 16 petali” è uno dei fiori più apprezzati e diffusi in Giappone, in quanto è considerato il fiore simbolo dell’Impero del Sol Levante (Giappone) infatti, proprio il disegno di un crisantemo stilizzato è lo stemma della famiglia imperiale. L’uso del crisantemo nella famiglia imperiale risale all’epoca dell’Imperatore Gotoba-tennò, il quale regnò in Giappone dal 1183 al 1198. Fu proprio lui che amando molto il crisantemo lo adottò come emblema, facendolo disegnare sui suoi abiti e su tutti i suoi beni e rendendolo un simbolo di nobiltà e di pace. Nel corso dei secoli continuò ad essere uno dei fiori più utilizzati per le decorazioni ed essendo molto in voga divenne persino un nome femminile: Kiku.
Nonostante il crisantemo sia il fiore più apprezzato e coltivato del Giappone non è di origine giapponese ma, come detto nell’introduzione, è di origine cinese, si presume quindi che venne introdotto in Giappone, per importazione, attraverso la penisola coreana. In Cina, infatti, lo si coltiva da molto più tempo e fu il fiore simbolo della dinastia Sung (1127 – 1279).
Nel ’800 (periodo Heian) la famiglia imperiale diffuse l’uso di una bevanda: il sakè, preparata con i petali di crisantemo, e introdusse una particolare festa celebrativa per la fioritura dei crisantemi, che si svolgeva il nono giorno del nono mese del calendario lunare.
Al giorno d’oggi il crisantemo è coltivato da tutta la popolazione giapponese, in precedenza essendo un fiore imperiale era privilegio esclusivo dell’Imperatore possederne intere coltivazioni, tale diffusione ha reso possibile la creazione di numerose specie ibride che sono esportate anche nei vari continenti. L’espressione del crisantemo come simbolo di pace è rappresentata e ribadita, in Giappone, anche dalla scelta del disegno del crisantemo per il francobollo da 2 Yen, emesso in ricordo della firma del trattato di pace che mise fine alla guerra del Pacifico.

Discorso totalmente diverso vale per l’Europa dove i primi esemplari di crisantemo arrivano in Olanda nella metà del ‘600, importati dal Giappone. Giunti in Olanda i fiori non ebbero alcun successo e la loro coltivazione si interruppe immediatamente. Passo più di un secolo prima che, verso la fine del ‘700, giunsero in Francia, dalla Cina, alcune specie che da quel momento furono coltivate e si diffusero su tutto il territorio Europeo. In Italia le prime coltivazioni di crisantemi si svilupparono nei pressi Pavia e dopo qualche decennio sul resto del territorio.
















