Buona giornata❤️💜
Io sono soltanto uno. Non posso fare tutto, ma questo non mi fermerà dal fare quel poco che posso». Edward Everett
Buona giornata❤️💜
Io sono soltanto uno. Non posso fare tutto, ma questo non mi fermerà dal fare quel poco che posso». Edward Everett
Anche se le residenze di Venaria e di Moncalieri (quest'ultima soprattutto dal 1773, con l'ascesa al trono di Vittorio Amedeo III e Maria Antonia Ferdinanda) restavano le principali sedi delle feste di corte, dagli anni Sessanta del XVIII secolo anche Stupinigi fu usata, pur se occasionalmente, per importanti ricevimenti, in particolar modo in occasioni di visite di ospiti importanti. Di grande importanza fu poi la festa del 1773 per il matrimonio tra Maria Teresa di Savoia e il conte d'Artois (il futuro re di Francia Carlo X). Fra gli ospiti vanno ricordati almeno l'imperatore Giuseppe II, nel 1769, lo zarevic Paolo Romanov (futuro zar Paolo I) e sua moglie nel 1782 e il re di Napoli Ferdinando I di Borbone, con la moglie Carolina nel 1785.
La costruzione fu ampliata durante i regni di Carlo Emanuele III e Vittorio Amedeo III con il contributo di altri architetti, tra i quali Giovanni Tommaso Prunotto, Lodovico Bò e Benedetto Alfieri. Nel 1740 furono aggiunte altre due ali, ospitanti le scuderie e le rimesse agricole che fiancheggiano il lungo viale alberato d'ingresso alla tenuta.
Nel Settecento, Stupinigi non era una vera e propria residenza, nel senso di luogo in cui sovrani e corte si trasferivano per soggiorni più o meno lunghi. Come mostrano studi recenti, i sovrani sabaudi risiedevano a Torino solo per alcuni mesi, normalmente da Natale a Pasqua: dopo di che essi iniziavano a trasferirsi nel circuito delle residenze che circondava la capitale, alternando tali soggiorni a viaggi fuori dal Piemonte (soprattutto in Savoia e, più raramente, nel Nizzardo). Le loro residenze principali restarono sino a fine Settecento la Venaria e Moncalieri. Stupinigi era usata, normalmente, come palazzina di caccia, ed era luogo di brevi soggiorni, normalmente una o due notti al massimo. Ciò spiega perché sino alla Restaurazione, Stupinigi non avesse un proprio governatore (come avevano, invece, Venaria e Moncalieri).
Fu Vittorio Amedeo II di Savoia a decidere la trasformazione del complesso in forme degne del titolo reale cui era ascesa Casa Savoia. Nell'aprile 1729, quando già aveva deciso di abdicare, egli affidò il progetto a Filippo Juvarra. Una sorta di lascito per il suo primo architetto civile e per il figlio Carlo Emanuele III. Formalmente la palazzina di caccia fu inaugurata alla festa di sant'Uberto del 1731 e da allora vi si tennero numerose battute di caccia. Tuttavia, la fabbrica fu terminata (nella sua fase juvarriana) solo con i lavori del triennio 1735-37, quando, fra l'altro, si concluse la decorazione degli appartamenti del re e della regina. A causa della guerra di successione polacca la vera inaugurazione del complesso alla vita di corte avvenne, però, nel maggio 1739, in occasione della visita a Torino del granduca di Toscana Francesco II, futuro imperatore del Sacro Romano Impero e fratello della regina di Sardegna Elisabetta Teresa.
Il territorio definito in età medioevale Suppunicum, presentava già un piccolo castello, tuttora visibile a levante della palazzina (via Vinovo di Nichelino), che anticamente era stato realizzato con l'intento di difendere il paese di Moncalieri: esso era possedimento dei Savoia-Acaia, un ramo cadetto della dinastia regnante del Piemonte, e passò sotto la proprietà del duca Amedeo VIII di Savoia solo quando l'ultimo degli Acaia morì, nel 1418. Amedeo VIII decise quindi di lasciare il castello in proprietà nel 1439 ad un membro della famiglia con cui era imparentato, il marchese Pallavicino di Zibello.
I Savoia, ad ogni modo, riuscirono a rientrarne in possesso quando Emanuele Filiberto ne reclamò la proprietà nel 1564 espropriandolo ai Pallavicino. Per volontà del duca, il castello e le terre adiacenti vennero quindi lasciate all'Ordine Mauriziano. Dal momento che il gran maestro dell'Ordine era contestualmente anche il capo di Casa Savoia, il fortilizio di Stupinigi si trovò ad essere gestito direttamente dai vari sovrani sabaudi. Fu proprio durante il periodo di Emanuele Filiberto che le ricche terre adiacenti al castello divennero uno dei luoghi prediletti dal sovrano e dalla sua corte per le battute di caccia, insieme ai boschi di Altessano (dove a metà Seicento venne costruita la reggia di Venaria Reale).
La costruzione fu ampliata durante i regni di Carlo Emanuele III e Vittorio Amedeo III con il contributo di altri architetti, tra i quali Giovanni Tommaso Prunotto, Lodovico Bò e Benedetto Alfieri. Nel 1740 furono aggiunte altre due ali, ospitanti le scuderie e le rimesse agricole che fiancheggiano il lungo viale alberato d'ingresso alla tenuta.
Solitamente, Stupinigi era usata come Palazzina di caccia, luogo di brevi soggiorni. Tuttavia, la sua storia vide matrimoni, ricevimenti e feste importanti di sovrani. Nelle sue stanze dormirono Napoleone, Paolina e la regina d’Italia Margherita di Savoia.
Buon inizio settimana❤️🤍
I fanciulli trovano tutto nel nulla, gli uomini trovano il nulla nel tutto». Giacomo Leopardi
Intorno a Torino, tra Cinque e Settecento, sorsero una serie di dimore ducali suburbane, fastose ville di campagna che andarono a creare la “Corona di delizie” (Mirafiori, Regio Parco, Valentino, Villa della Regina, Venaria, Stupinigi), così detta dallo stesso architetto che vi prese parte attiva, Amedeo Castellamonte (Juvarra, "Villa della Regina" e la cineseria).
La “Corona” cingeva tutti i lati della capitale di Torino, con le proprie bellezze e piacevolezze rimarcando il ruolo di centralità e importanza dei Duchi e dei Re che la plasmarono grazie a grandi architetti dell’epoca.
La Palazzina di Caccia Stupinigi è una delle “delizie” sabaude più prestigiose del Piemonte, un immenso complesso circondato da ettari di verde, situato a dieci chilometri da Torino (Stupinigi, frazione di Nichelino) e pensato per gli ozi della nobiltà, le battute di caccia e le feste di casa Savoia.
La costruzione fu avviata nel 1729 su progetto di Filippo Juvarra (1678–1736), primo architetto di corte che, impegnato in più cantieri, la non la vide mai ultimata.
Per tutto il Settecento, dopo la morte di Juvarra a Madrid, la Palazzina vide ampliamenti importanti sotto la guida di Benedetto Alfieri (1699–1767), interventi che non tradirono lo spirito innovativo dell’architetto messinese. Juvarra, infatti, aveva lasciato copiosi progetti nel cantiere.