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Buona domenica ❤️🧡

 

In cima ad ogni vetta si è sull'orlo di un abisso.

 

 

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Felice sabato❤️🧡

 

Il segreto della felicità non è di far sempre ciò che si vuole, ma di voler sempre ciò che si fa». Lev Nikolaevic Tolstoj

 

 

 

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Buongiorno❤️🧡

 

Il vero io è quello che tu sei, non quello che hanno detto di te». Paulo Coelho

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Madonna del latte.         Hotel Italia Foligno.      Autore scuola Mesastris. Affresco del XV secolo.

 

 

 

 

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Tra i busti dei patrioti sul Gianicolo, è presente anche quello di Luigi Mercantini.

Colomba Antonietti, l’unica donna a cui è stato dedicato un busto fra quelli dei patrioti posti sul Gianicolo a partire dal 1885.

 

 
Gerolamo IndunoMorte di Colomba Antonietti moglie del tenente Porzi. Porta San Pancrazio
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Inizialmente partecipò alla Battaglia di Velletri (18 - 19 maggio 1849) e di Palestrina, contro le truppe borboniche, dimostrando intelligenza, coraggio e valore, tanto da meritarsi l'elogio di Giuseppe Garibaldi.

Tornata a Roma, si impegnò nel soccorso dei feriti pur continuando a combattere; nell'assedio di Porta San Pancrazio morì sotto il fuoco dell'artiglieria francese, in difesa della Repubblica Romana. Colpita in pieno da una palla di cannone il 13 giugno, spirò pochi istanti dopo tra le braccia del marito; la tradizione vuole che morendo avesse mormorato: “Viva l'Italia”.[3]

Della sua tragica fine scrive Giuseppe Garibaldi nelle sue Memorie:

«La palla di cannone era andata a battere contro il muro e ricacciata indietro aveva spezzato le reni di un giovane soldato. Il giovane soldato posto nella barella aveva incrociato le mani, alzato gli occhi al cielo e reso l’ultimo respiro. Stavano per recarlo all’ambulanza quando un ufficiale si era gettato sul cadavere e l’aveva coperto di baci. Quell’ufficiale era Porzi. Il giovane soldato era Colomba Antonietti, sua moglie, che lo aveva seguito a Velletri e combattuto al suo fianco.»

La sera successiva Luciano Manara e lo svedese Hofstetter, giunti in città per la cena, si imbatterono nel convoglio funebre:

«La bara era coperta di corone di rose bianche e dalla sciarpa tricolore. La musica militare suonava l'inno funebre dei martiri d'Italia Chi per la patria muor vissuto è assai. [...] I due ufficiali salutarono commossi il feretro della loro eroica compagna d'armi, a cui tutta Roma rendeva il suo ammirato omaggio.»

Fu sepolta dapprima nella Chiesa di San Carlo ai Catinari, dove era cappellano don Ugo Bassi; nel 1941 le sue spoglie furono traslate presso il Mausoleo Ossario Garibaldino sul Gianicolo, che accoglie i caduti nelle battaglie per Roma Capitale e per l'Unità d'Italia (1849 – 1870). Della sua figura tracciarono ammirati ritratti molte personalità del Risorgimento, tra le quali Domenico GuerrazziFelice Orsini e Giuseppe Garibaldi che di lei scrisse: «mi fece ricordare la mia povera Anita, la quale essa pure era sì tranquilla in mezzo al fuoco».

Il marito fuggì in Sudamerica. Visse inizialmente in Brasile, poi in Uruguay e in Argentina, prima di fare ritorno nuovamente in Uruguay, dove morì, nel 1900, a Canas de Montevideo. Nel mezzo secolo trascorso lontano dall'Italia non si risposò.

Due mesi dopo la morte nei combattimenti romani, Luigi Mercantini dedicò a Colomba Antonietti un'ode.

 

 

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