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Ogni girata è composta da 12 colonne doriche binate, il cui capitello è decorato con piccole api (simbolo araldico della famiglia). L’asse maggiore misura 9,40 m, l’asse minore 7,85 m. La luce entra dall’oculo in cima e dalle finestre della facciata. Nel progetto iniziale la scala terminava con una rampa libera, poi viene in seguito sopraelevata rispetto all’ultimo piano del palazzo per ospitare la ricca biblioteca del cardinale Francesco, oggi trasferita in Vaticano.
La scala è un capolavoro del barocco romano, caratterizzata da una pianta ovale e una forma elicoidale che la rende unica. La sua progettazione, infatti, permette una salita più agevole rispetto alle scale a pianta circolare, grazie anche all'asse maggiore e minore della sua forma.
Visitare Palazzo Barberini significa vivere questa sfida artistica e camminare attraverso la storia.
La realizzazione, iniziata sotto la direzione di Bernini nell’aprile del 1633, perfezionò il modello cinquecentesco della scala a spirale, con una influenza di lunga durata sulla cultura architettonica, diventando uno dei temi di studio più ricorrenti sul quale si esercitarono gli allievi dell’Accademia di San Luca e gli architetti stranieri in viaggio di studio a Roma
La scala, progettata da Francesco Borromini, serve l’ala sud del palazzo, ed è complementare a quella del Bernini, secondo un principio non solo estetico, ma anche distributivo e funzionale. Accessibile dal porticato esterno, conduceva agli ambienti del cardinale Francesco Barberini ed era destinata a una circolazione più privata.
È elicoidale, quindi segue il principio dell’avvitamento attorno a un’asse di rotazione, ed è a pianta ovale, ovvero presenta uno schiacciamento in senso longitudinale, consentendo una salita più agevole rispetto alle scale a pianta circolare. Tale modello è codificato nella trattatistica cinquecentesca dal Vignola, da Sebastiano Serlio e Andrea Palladio.
Le scale di Palazzo Barberini non sono semplici elementi architettonici: sono racconti di pietra, opere che parlano di due geni dell’architettura barocca e della loro visione opposta ma complementare. Bernini e Borromini, con il loro talento e la loro rivalità, hanno dato vita a due capolavori che ancora oggi stupiscono chi le percorre.
La scala elicoidale di Borromini è intima, leggera, sperimentale. Non si impone, ma affascina con la sua eleganza e il suo movimento fluido. Il suo designo ovale, la luce che filtra dall’alto e la disposizione delle colonne creano un effetto quasi onirico, completamente diverso dall’approccio monumentale di Bernini.
Felice domenica❤️🧡
Ogni giornata è una piccola vita, ogni risveglio una piccola nascita, ogni nuova mattina è una piccola giovinezza” – Arthur Schopenhauer
Mathias Stomer, o Stom o Stomma (Amersfoort, 1600 circa – Sicilia, dopo il 1650), è stato un pittore olandese o fiammingo. Fu influenzato dall'opera dei seguaci non italiani di Caravaggio in Italia, in particolare dai suoi seguaci olandesi spesso indicati come Caravaggisti di Utrecht, nonché da Jusepe de Ribera e Peter Paul Rubens. Non condivideva la preferenza degli altri caravaggisti del Nord per le scene di genere umoristiche e talvolta scabrose e per le elaborate allegorie decorative, prediligeva invece le storie della Bibbia. Lavorò in varie località italiane, dove godette del patrocinio di istituzioni religiose e di importanti membri della nobiltà.
Insieme a Anton Van Dyck, Matthias Stomer è uno dei più importanti pittori dell'area dei Paesi Bassi che visitarono la Sicilia nel Seicento stabilendovisi per un lasso di tempo e lasciandovi opere significative che influiscono non poco sull'arte locale.
































