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La tela, eseguita prima del 1634, anno della partenza di Giovanni Lanfranco per Napoli, venne realizzata per il celebre musicista Marco Marazzuoli, detto Marco dell’Arpa per via del suo proverbiale virtuosismo nell'uso di questo strumento. La figura femminile in atto di suonare l'arpa va probabilmente identificata con una giovane Venere, come suggerisce la presenza di due putti alati sullo sfondo. Il prezioso strumento musicale qui raffigurato apparteneva alla famiglia Barberini, come dimostra la presenza delle api nel suo fine intaglio ligneo. L'arpa è attualmente uno dei capolavori conservati a Roma presso il Museo degli Strumenti Musicali.
Alla sua morte, Marco Marazzuoli, familiare nell’entourage barberiniano, lasciò in eredità la tela al cardinale Antonio Barberini, che aveva sempre mostrato una particolare propensione per gli interessi musicali.
Questa Venere, dal nudo armoniosamente contrapposto alle vesti azzurre e al rigonfio drappo rosso, il piede calzato da una civettuola scarpina del genere “calcagnino”, richiama la nostra attenzione sullo splendido oggetto suonandolo con la diteggiatura all’italiana, vale a dire usando tutte le dita anziché le due della diteggiatura corrente, o “alla spagnola”; mentre gli amorini, leggendo gli spartiti, invitano al tempo raccolto dell’ascolto consapevole.
Buon inizio settimana❤️❤️🩹
Amo i colori, tempi di un anelito inquieto, irrisolvibile, vitale, spiegazione umilissima e sovrana dei cosmici “perché” del mio respiro.
(Alda Merini)
Carlo Saraceni, Santa Cecilia e l'angelo, 1610 ca. Galleria Nazionale d'Arte Antica in Palazzo Barberini, Roma.
- Il dipinto faceva parte di una collezione che confluì nel Monte di Pietà di Roma e poi nella Galleria Nazionale d'Arte Antica.
- Il dipinto celebra la figura di Santa Cecilia come patrona della musica, rappresentandola in un momento di creazione musicale in compagnia di un angelo.
Benvenuto Tisi da Garofolo, L’Ascensione di Cristo, 1510-1520, olio su tela, 314x204,5 cm,
Galleria Nazionale d'Arte Antica, Roma
292-Giovanni Francesco Barbieri, il Guercino-San Girolamo sigilla una lettera-Palazzo Barberini, Gallerie Nazionali Barberini Corsini, Roma
Giovanni Francesco Barbieri, il Guercino-Matteo e l'angelo - Palazzo Barberini (Roma)
Angelo custode
Autore: Pietro da Cortona
1656
Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica
Immagine
Pietro Berrettini da Cortona è noto soprattutto per le sue grandi imprese ad affresco che abbelliscono chiese e palazzi di Roma e che inaugurarono il cosiddetto "cortonismo", un linguaggio barocco particolarmente potente, solenne, grandioso e spettacolare. Ma Pietro da Cortona realizzò anche molti dipinti mobili di altissimo livello come questo "Angelo custode" conservato alla Galleria Nazionale d'Arte Antica presso Palazzo Barberini a Roma.
Il dipinto risale al 1656, anno in cui fu realizzato per l'allora papa Alessandro VII (al secolo Fabio Chigi), che lo richiese assieme a un pendant con l'arcangelo Michele. L'angelo tiene per mano il bambino che custodisce e gli mostra il cielo, fatto di nuvole cariche, di intensi bagliori, di giochi di luce, in pieno stile barocco: a questo cielo quasi inquietante fanno da contraltare la bellezza composta e classica dell'angelo, che è comunque contraddistinto da un vivo dinamismo che conferisce ancora più movimento al dipinto, in accordo con lo stile di Pietro da Cortona, e la tenerezza del bambino che lo guarda con grande stupore. L'opera ebbe al tempo una notevole fortuna.























