
L'esecuzione di Beatrice, Lucrezia e Giacomo avvenne la mattina dell'11 settembre 1599 nella piazza di Castel Sant'Angelo, gremita di folla per l’occasione.
Tra i presenti, appunto, anche Caravaggio insieme con il pittore Orazio Gentileschi e la figlioletta, anch'essa futura pittrice, Artemisia.
La stessa che avrebbe riproposto il tema iconografico della Giuditta ed Oloferne toccato vent’anni prima dal pittore; conferendo all’eroina, l’identiche fisicità, dignità, fierezza e senso di sacrificio del dipinto di Caravaggio.
Probabilmente, come sostengono diversi critici tra cui Roberto Longhi, una Giuditta così sadica sarebbe la trasposizione dell’odio della Gentileschi verso Agostino Tassi, che l’aveva stuprata. O probabilmente, come avrei ragione di credere io, tale crudità era semplicemente lo strascico di un ricordo infantile legato all’esecuzione di quella fanciulla, morta ingiustamente per essersi tutelata dalle angherie di suo padre, vista con gli stessi occhi che erano stati di quel Caravaggio, che le sostava accanto.