Quest'opera, assieme alla scomparsa Crocifissione di san Pietro, fu commissionata nel settembre 1600 da Monsignore Tiberio Cerasi (Tesoriere Generale della Camera Apostolica sotto il papato di Clemente VIII), per essere poi posizionate nella cappella che il prelato aveva acquistato nella chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma. Lo stesso Cerasi incaricò Carlo Maderno di ristrutturare la cappella e commissionò ad Annibale Carracci la pala d'altare raffigurante l'Assunzione della Vergine Maria.
Ma il 4 maggio 1601 il Cerasi morì, quando i lavori di restauro della cappella non erano ancora iniziati. Lo stesso Caravaggio non poté pertanto consegnare le sue due opere (che tuttavia gli vennero pagate, il 10 novembre 1601, dall'Ospedale della Consolazione, beneficiario dell'eredità del Cerasi, seppur a un prezzo inferiore rispetto a quello pattuito); decise pertanto di conservarle entrambe presso il suo studio in attesa del compimento dei lavori di restauro della cappella.
Successivamente, in virtù di un nuovo accordo con gli eredi del Cerasi, Caravaggio realizzò una seconda versione su tela di entrambi i dipinti, i quali nel maggio 1605 vennero collocati nella cappella ristrutturata. Si tratta pertanto di due dipinti su tela (non su tavola di cipresso come pattuito col Cerasi nel 1600) differenti da quelli conservati nel proprio studio e realizzati cinque anni prima.
Le spiegazioni degli storici dell'arte sulla realizzazione di due opere differenti sono due. La prima si basa su quanto affermò il pittore e biografo Giovanni Baglione, acerrimo rivale del Caravaggio, secondo cui i primi dipinti realizzati «non piacquero al padrone» e «se li prese il cardinal Sannesio». D'altro canto, la mancanza di fonti conosciute in merito a un possibile rifiuto teologico o stilistico delle opere, e il fatto che il Cerasi, morto nel 1601, potrebbe non aver mai visto le opere completate, fanno pensare gli storici anche a un'altra ipotesi. Quella cioè che i due dipinti non siano stati più ritenuti idonei dallo stesso Caravaggio in seguito al completamento dei lavori di restauro della cappella, dai quali derivò una nuova e più ridotta spazialità architettonica.


































