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Il dipinto, conservato nella Galleria nazionale d'arte antica di Roma, fu commissionato dal banchiere Ottavio Costa, che lo raccomandò caldamente ai suoi eredi nel suo testamento. In questo quadro Caravaggio rappresenta l'episodio biblico della decapitazione del condottiero babilonese Oloferne da parte della vedova ebrea Giuditta, che voleva salvare il proprio popolo dalla dominazione straniera. Giuditta è raffigurata intenta a decapitare Oloferne con una scimitarra, mentre alla scena assiste la vecchia serva, Abra, che sorregge con le mani il drappo contenente il cesto nel quale va conservata la testa.

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Felice giornata❤️🤍

 

Se ci prendiamo cura dei momenti, gli anni si prenderanno cura di loro stessi.

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Ritratto di Maffeo Barberini è un dipinto a olio su tela raffigurante il futuro papa Urbano VIII eseguito sul finire del XVI secolo.

 

L'opera mostra un giovane Maffeo Barberini (futuro cardinale e poi papa col nome di Urbano VIII), membro di un'illustre famiglia fiorentina.

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Ritratto di Maffeo Barberini (Corsini)

 

 

 

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Il dipinto faceva parte della raccolta del cardinale Francesco Maria Del Monte, dove è ricordato nel 1627. La santa, insieme a santa Maria Maddalena era fra le preferite del cardinale che la ricordò nel suo testamento e, secondo Alessandro Zuccari, venne dipinta su suggerimenti del prelato (quando Caravaggio soggiornava presso di lui a Palazzo Madama) che aveva ripreso le istanze della revisione iconografica controriformistica, portata a vedere nelle sante della leggenda delle persone storiche.

Nelle sembianze della santa, Caravaggio ha ritratto Fillide Melandroni, nota prostituta romana di cui s'invaghì, e che gli sarà causa di molti mali. Fillide tornerà ritratta da lui nella Conversione della Maddalena, in Giuditta e Oloferne e nel ritratto singolo bruciato a Berlino durante l'ultima guerra. Recentissimi studi riconoscono invece per modella del quadro della Santa Caterina, così come della Conversione e della Giuditta, la cortigiana romana Maddalena Antognetti.

La santa è ritratta come una donna moderna, nobile, vestita con abiti lussuosi, poggiata su di un cuscino damascato, con appena un sottile cerchietto ad indicare la santità (piuttosto raro se non unico nella iconografia del pittore), ma senza raggi di luce divina.

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La rosa tra le macerie,  ha messo le sue radici.                Crescerà forte e             robusta.

 

 

 

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La seconda versione della Conversione di Paolo

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I due dipinti originali (sia la Conversione di san Paolo che la Crocifissione di Pietro) passarono di mano diverse volte: furono dapprima acquistate dal cardinale Giacomo Sannesio, che le vendette poi allo spagnolo Giovanni Alfonso Enriquez de Cabrera, nono Almirante di Castiglia e viceré di Sicilia e di Napoli fino al 1646, che le portò con sé a Madrid nel 1647. La Conversione di san Paolo fu in seguito venduta separatamente al nobile genovese Agostino Ayrolo e poi al cognato Francesco Maria Balbi. Successivamente per via ereditaria finì nella raccolta della principessa Vittoria Odescalchi-Balbi di Piovera, ed ancora per discendenza alla famiglia Odescalchi di Roma, che oggi la possiede. Non si conosce la sorte della Crocifissione di san Pietro, attestata ancora nel 1691 nella collezione di Madrid. Una copia del soggetto fu eseguita da Lionello Spada ed è conservata al Museo dell'Ermitage a San Pietroburgo

 

 

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