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Secondo molti critici, ed in particolare Panofsky e Saxl, Melencolia I è anche un “autoritratto spirituale” dell’artista malinconico pervaso già da una tensione che si direbbe quasi romantica e che era tratto distintivo del carattere di Luigi Magnani.
Melencolia I o Melancholia I è un'incisione a bulino (23,9x18,9 cm) di Albrecht Dürer, siglata e datata al 1514 e conservata, tra i migliori esemplari esistenti. L'opera, densa di riferimenti esoterici, tra cui il quadrato magico, è una delle incisioni più famose del norimberghese.Esiste un raro primo stato della stampa in cui la cifra "9" del quadrato magico risulta disegnata a rovescio
Gli elementi e la composizione della Melencolia incuriosiscono da secoli i critici d’arte e gli studiosi di iconografia, smarriti di fronte all’enigma di una delle immagini più ricche di dettagli di tutta la storia dell’arte: una donna alata, un putto, un cane, una clessidra, una bilancia, una sfera, un compasso, una cometa, un quadrato magico. I numeri di ognuna delle righe del quadrato e di ogni colonna, se sommati, danno 34, inoltre nei due riquadri in basso compare 1514 che è la data di esecuzione dell’opera, ma anche l’anno della morte della madre dell’artista.
Tra le tante interpretazioni proposte dai vari iconologi, Calvesi dà una lettura “alchemica” con un particolare riferimento alla nigredo, prima fase del procedimento alchemico, governato dal pianeta Saturno, il pianeta della “pesantezza”.
L’incisione di Dürer non ha smesso di affascinare gli artisti nel corso della storia e altrettante personalità in età contemporanea; basti pensare allo scrittore Dan Brown, il quale decise di citare il quadrato magico con i numeri all’interno del suo ultimo romanzo “Il simbolo perduto”.
La Melencolia di Dürer La Melencolia di Dürer è una delle opere più misteriose di Albrecht Dürer, nonché una delle opere più affascinanti della Collezione permanente della Fondazione Magnani-Rocca. Si tratta di una piccola incisione a bulino (239x168mm), realizzata nel 1514. Un disegno fitto di simboli indecifrabili, messaggi esoterici, alchemici, e persino un quadrato magico, Melencolia I stuzzica da secoli l’immaginazione di artisti, critici, scrittori, persino registi.
Aguzzando la vista, sul gradino in basso a destra sono state incise data e firma dell’artista. Dürer, quando non firmava le sue opere con il nome completo, si firmava con un monogramma: una grande “A” maiuscola, comprendente al di sotto una “D”. Si tratta di una delle firme più famose, riconoscibili e curiose di tutta la storia dell’arte.Aguzzando la vista, sul gradino in basso a destra sono state incise data e firma dell’artista. Dürer, quando non firmava le sue opere con il nome completo, si firmava con un monogramma: una grande “A” maiuscola, comprendente al di sotto una “D”. Si tratta di una delle firme più famose, riconoscibili e curiose di tutta la storia dell’arte.
Ghirlandaio, san pietro martire
San Pietro Martire, che ebbe la sua originaria collocazione nel polittico della Cappella Tornabuoni, nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze. L'opera venne commissionata da Giovanni Tornabuoni. L'altare fu smembrato nel 1804. Dipinto, pittura a tempera su tavola. Rappresenta il santo domenicano, a figura intera in piedi, in una nicchia coronata da una conchiglia.
Giacomo Manzù, San Giorgio, scultura in bronzo, h. 120 cm
Manzù rappresenta San Giorgio – il santo-guerriero che, nell’iconografia tradizionale, annienta il drago, ancestrale simbolo di paure – nell’atto di deporre le armi al cospetto dell’Avversario finale, contro il quale non è dato riportare vittorie; trapela una sensazione di disfatta, a suggerire che in tutti i combattimenti, in tutte le sue ricerche l’uomo è in ogni caso destinato a perdersi in una dimensione di annichilimento.



















