


Sekhmet è la temibile divinità egizia con testa di leonessa e corpo di donna. Per volontà del faraone Amenhotep III fu raffigurata in centinaia di statue, strumenti di un rituale per allontanare la sua ira distruttrice e proteggere l’Egitto.

il Museo Egizio, a Torino, a ospitare una delle più grandi collezioni fuori dall’Egitto. Le statue sono ventuno: dieci sedute e undici in piedi. Fanno parte di un gigantesco gruppo statuario scolpito durante il regno del faraone Amenhotep III per uno dei templi più impressionanti mai costruiti.
La statua è la materializzazione terrestre della dea Sekhmet, temibile e contestualmente indispensabile all’ordine del mondo. In origine nel “Tempio dei Milioni di Anni” di Amenhotep III dovevano essere probabilmente presenti 365 statue dedicate alla dea e a questo straordinario insieme era rivolto un rituale che si sviluppava nel corso dell’intero anno: ogni giorno si indirizzava una preghiera a una effigie specifica del gruppo scultoreo.
Grazie allo studio della loro provenienza comprendiamo quanto le statue egizie – oggetti magici dotati di potere – viaggiassero: non è raro che la medesima statua fosse impiegata in templi diversi, lontani tra di loro, in epoche differenti. La statua conservava il suo potere e poteva così essere riutilizzata in contesti architettonici diversi da quello per cui era stata concepita.