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La fama di Bobbio raggiunse persino l'Irlanda, dove la memoria di Colombano era ancora venerata. Il successore di Bobuleno fu Cumiano, che aveva lasciato la sua sede in Irlanda per diventare monaco a Bobbio.
L'abate Gundebaldo lasciò all'abbazia la sua preziosa biblioteca consistente in circa 70 volumi, tra i quali il famoso Antifonario di Bangor. Un catalogo del X secolo, pubblicato da Ludovico Antonio Muratori dimostrava che in quel periodo ogni ramo del sapere era rappresentato in questa biblioteca; molti dei libri ivi descritti sono andati perduti, il resto è disperso.

Nel 1606 il cardinale Federico Borromeo recuperò, per la Biblioteca Ambrosiana di Milano, 86 volumi, tra cui il Messale di Bobbio, ritrovato da Jean Mabillon, l'Antifonario di Bangor del VI-VII secolo, il Chronicon di Orosio del VII secolo, e una parte della versione della Bibbia di Ulfila in lingua gotica.

Nel 1618 26 volumi furono donati a papa Paolo V per la Biblioteca apostolica vaticana, molti altri furono inviati a Torino dove, oltre a quelli conservati nei reali archivi, 71 si trovavano presso la Biblioteca Universitaria, fino al disastroso incendio del 26 gennaio 1904.
Come gli studiosi di età più tarda dovettero molto ai manoscritti di Bobbio, così fu per quelli del X secolo. Gerberto di Aurillac, per esempio, in seguito papa Silvestro II, divenne abate di Bobbio nel 982 e qui, con l'aiuto dei numerosi antichi trattati che vi erano conservati, compose il suo celebrato lavoro sulla geometria.

 

Immagine di San Colombano della vetrata della cripta dell'Abbazia di Bobbio

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Ciò che resta dell'abbazia è ora utilizzato come sede dei musei e scuola media statale, mentre la chiesa dove riposano le reliquie dei santi Colombano, Attala, Bertulfo, Cumiano ed altri è diventata una chiesa parrocchiale, servita dal clero secolare. Attualmente la basilica è una parrocchia del vicariato di Bobbio, Alta Val Trebbia, Aveto e Oltre Penice della diocesi di Piacenza-Bobbio.[7] Sorge al centro della cittadina che si formò nel corso del tempo attorno alla vasta area occupata dal monastero. Vi si tengono le funzioni religiose solo nei giorni festivi. 

 

 

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Nel 1153Federico Barbarossa con due diversi documenti confermò vari diritti e beni all'abbazia. Così accadde che agli abati, per secoli, furono riconosciuti grandi poteri temporali.    Nel 1803 i soldati francesi tolsero ai monaci l'abbazia e la chiesa di San Colombano.

 

La Contea di Bobbio con varie vicissitudini durerà fino al 1743 con il passaggio al Regno di Sardegna e la creazione della Provincia di Bobbio.

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La fama di Bobbio raggiunse persino l'Irlanda, dove la memoria di Colombano era ancora venerata. Il successore di Bobuleno fu Cumiano, che aveva lasciato la sua sede in Irlanda per diventare monaco a Bobbio.
L'abate Gundebaldo lasciò all'abbazia la sua preziosa biblioteca consistente in circa 70 volumi, tra i quali il famoso Antifonario di Bangor. Un catalogo del X secolo, pubblicato da Ludovico Antonio Muratori dimostrava che in quel periodo ogni ramo del sapere era rappresentato in questa biblioteca; molti dei libri ivi descritti sono andati perduti, il resto è disperso.

Nel 1606 il cardinale Federico Borromeo recuperò, per la Biblioteca Ambrosiana di Milano, 86 volumi, tra cui il Messale di Bobbio, ritrovato da Jean Mabillon, l'Antifonario di Bangor del VI-VII secolo, il Chronicon di Orosio del VII secolo, e una parte della versione della Bibbia di Ulfila in lingua gotica.

Nel 1618 26 volumi furono donati a papa Paolo V per la Biblioteca apostolica vaticana, molti altri furono inviati a Torino dove, oltre a quelli conservati nei reali archivi, 71 si trovavano presso la Biblioteca Universitaria, fino al disastroso incendio del 26 gennaio 1904.
Come gli studiosi di età più tarda dovettero molto ai manoscritti di Bobbio, così fu per quelli del X secolo. Gerberto di Aurillac, per esempio, in seguito papa Silvestro II, divenne abate di Bobbio nel 982 e qui, con l'aiuto dei numerosi antichi trattati che vi erano conservati, compose il suo celebrato lavoro sulla geometria.

 

 

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L'abbazia di San Colombano fu uno dei più importanti centri monastici d'Europa, l'ultimo fondato in Italia da san Colombano nel 614 a Bobbio, in provincia di Piacenza. Divenne abbazia benedettina verso il IX secolo. Fu fra il VII ed il XII secolo una Montecassino dell'Italia settentrionale, resa famosa dallo Scriptorium il cui catalogo, nel 982, comprendeva oltre 700 codici e anche dopo la dispersione in altre biblioteche conservò 25 dei 150 manoscritti più antichi della letteratura latina esistenti al mondo.

 

chiostro con i portici davanti all'antico refettorio

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Porticato dell'Abbazia con il museo

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14 febbraio 1014 ebbe il titolo di Città, divenendo Diocesi,   Contea vescovileComune e cingendosi di mura; prima indipendente come Feudo imperiale, una breve parentesi come Signoria dei Malaspina, poi sotto il Ducato di Milano come Contea imperiale autonoma dei Dal Verme, e infine nel Regno di Sardegna sotto i SavoiaLibero comune dall'inizio del XII secolo, combatté con la Lega Lombarda contro il Barbarossa a LegnanoProvincia sotto il Dipartimento di Genova fino all'unità d'Italia, fino al 1923 fu parte della provincia di Pavia, poi passò alla provincia di Piacenza. Fu sede vescovile residente fino al 1986, tuttora è sede vescovile, in accorpamento con la Diocesi di Piacenza forma la Diocesi di Piacenza-Bobbio.

 

 

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Bobbio  Bòbi in   dialetto bobbiese e piacentinoBêubbi in ligure) è un comune italiano di 3 431 abitanti della provincia di Piacenza, in val Trebbia, in Emilia-Romagna. Il territorio, abitato fin dal neolitico con insediamenti celto-liguri, divenne romano nel 14 a.C. e nel IV secolo si formò il borgo fortificato di Castrum Bobium, ma la sua storia si identifica con quella dell'Abbazia di San Colombano fondata nel 614.

 

Bobbio fa parte dei Borghi più belli d'Italia,

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