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  • Bambino che strozza l'oca, marmo lunense, età adrianea, h. 85 cm, Museo nazionale romano di palazzo AltempsRoma

    La scultura riproduce un bambino che stringe a se il collo dell’oca in un affettuoso abbraccio. Copia romana del II sec. d.C. di un originale in bronzo creato dello scultore greco Boethos di Calcedonia. L'originale, andato perduto, è a noi noto grazie ad un passo di Plinio. Di restauro sono la testa del bambino e il collo dell'oca. Le statue di Afrodite al bagno e del bambino con oca erano state unificate nella collezione Ludovisi, per supplire alla mancanza del gruppo di Leda e il cigno.

 

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Buon pomeriggio♥️🎄

 

Noi siamo quello che facciamo ripetutamente. Perciò, l'eccellenza non è un atto, ma un'abitudine” - Aristotele

 

 

 

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L'opera fu commissionata dal duca di Modena Francesco I d'Este per adornare il proprio palazzo di Sassuolo intorno al 1632-1633, quando il Guercino si trovava in città per realizzare i ritratti di famiglia.Entrato in collezione d'Este il quadro è registrato nel palazzo ducale di Sassuolo, entro la camera dei Sogni, tra il 1692 e il 1694.Francesco III d'Este lo portò poi a Modena dopo la vendita di un intero blocco della collezione che questi attuò tra il 1745 e il 1746 in favore dell'imperatore Augusto III di Sassonia, al quale furono cedute un centinaio di opere oggi esposte alla Gemäldegalerie di Dresda.

Il dipinto fu successivamente trafugato dai francesi tra il 1796 e il 1815; ritornato poi in Italia, confluì assieme a ciò che restava della collezione estense nella Galleria omonima di Modena dov'è tuttora. Venere poggia una mano sulla faretra, dov'è impressa un'aquila, simbolo del casato d'Este.

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Il Trionfo d’Ovidio è stato dipinto dopo il 1625, anno della morte del Cavalier Marino. Amico e protettore di Poussin, lo aveva presentato al più prestigioso mecenate dell’epoca, il cardinal Francesco Barberini e al di lui segretario, quel Cassiano del Pozzo che resterà il miglior committente romano di Poussin.  Marino é rappresentato come Ovidio, autore dei libri dedicati all’amore sui quali poggia il braccio sinistro.  Poeta laureato e mirtizzato, poiché la testa è cinta da tre corone, una d’alloro e due di mirto, la pianta sacra a Venere.

 

 

 

 

 

 

pittore francese Nicolas Poussin divise la propria vita tra Roma e la corte di Luigi XIV, ma è forse l’ambiente culturale italiano quello che meglio si adattò ai suoi spiccati interessi intellettuali.
Questo trionfo di Ovidio, memore di esempi tizianeschi, riflette bene la complessità della sua ispirazione: in un’ambientazione idilliaca, infatti, mentre Venere dorme, un gruppo di amorini gioca vivacemente, sotto gli occhi del grande poeta latino. Questo sembra riflettere l’idea ovidiana dell’amore come di una forza selvaggia, irrefrenabile, che sfugge al controllo. Amore non accetta regole e regna trionfante su tutto, tema perfettamente incarnato dalla coppia di amorini in primo piano che gioca a palla con la sfera terrestre: il mondo degli uomini è in balia della tirannia dei sentimenti.
Le preoccupazioni morali non mancano: nascosto nell’ombra a destra, un fauno sogghigna alludendo ai pericoli dello sfrenato abbandono.
In Ovidio alcuni studiosi hanno voluto riconoscere Giovan Battista Marino, grande letterato barocco, amico intimo di Poussin e interprete moderno della poetica ovidiana.

 

 

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