
Il Trionfo d’Ovidio è stato dipinto dopo il 1625, anno della morte del Cavalier Marino. Amico e protettore di Poussin, lo aveva presentato al più prestigioso mecenate dell’epoca, il cardinal Francesco Barberini e al di lui segretario, quel Cassiano del Pozzo che resterà il miglior committente romano di Poussin. Marino é rappresentato come Ovidio, autore dei libri dedicati all’amore sui quali poggia il braccio sinistro. Poeta laureato e mirtizzato, poiché la testa è cinta da tre corone, una d’alloro e due di mirto, la pianta sacra a Venere.



pittore francese Nicolas Poussin divise la propria vita tra Roma e la corte di Luigi XIV, ma è forse l’ambiente culturale italiano quello che meglio si adattò ai suoi spiccati interessi intellettuali.
Questo trionfo di Ovidio, memore di esempi tizianeschi, riflette bene la complessità della sua ispirazione: in un’ambientazione idilliaca, infatti, mentre Venere dorme, un gruppo di amorini gioca vivacemente, sotto gli occhi del grande poeta latino. Questo sembra riflettere l’idea ovidiana dell’amore come di una forza selvaggia, irrefrenabile, che sfugge al controllo. Amore non accetta regole e regna trionfante su tutto, tema perfettamente incarnato dalla coppia di amorini in primo piano che gioca a palla con la sfera terrestre: il mondo degli uomini è in balia della tirannia dei sentimenti.
Le preoccupazioni morali non mancano: nascosto nell’ombra a destra, un fauno sogghigna alludendo ai pericoli dello sfrenato abbandono.
In Ovidio alcuni studiosi hanno voluto riconoscere Giovan Battista Marino, grande letterato barocco, amico intimo di Poussin e interprete moderno della poetica ovidiana.